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Gli 007 scoprono la potenza della ‘ndrangheta di Crotone. La Dna lo ha già scoperto. E la politica? Già lo sa: é dentro fino al collo

Nella realazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2012 trasmessa al Parlamento dal Governo e predisposta dai servizi di sicurezza (si veda il testo della relazione nell’home page del sito online del Sole-24 Ore), c’è un aspetto che vale la pena di sottolineare: l’attivismo crimino-economico della ‘ndrangheta crotonese. La provincia di Crotone, scrivono gli 007, “è assurta a vero e proprio laboratorio di strategie coese tra cosche, volte a favorire la gestione degli interessi più remunerativi e lo sviluppo di solide reti collusive, anche nelle aree di proiezione”.

Della potenza della ‘ndrangheta crotonese, oltre che la Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, si è perfettamente resa conto anche la Direzione nazionale antimafia che, nella parte del Rapporto 2012 vergata dal sostituto procuratore Roberto Pennisi sulle ecomafie, scrive testualmente che “il livello criminale così raggiunto dalla ‘ndrangheta crotonese in tale ambito risulta addirittura siperiore a quello della ‘ndrangheta del reggino”.

Parole inequivocabili che per Pennisi – in cima a questo specifico settore – hanno una famiglia: Vrenna. Ma le “buone” compagnie non mancano: Arena, Nicoscia, Faroa-Marincola, Tornicchio-Giglio, Megna-Russelli, Comberiati-Garofalo-Ferrazzo, Ciampà e Bonaventura.

Sulla ‘ndrangheta crotonese, oltretutto, ci sono altri due aspetti importantissimi: il primo è la proiezione ultraregionale. Regioni come l’Emilia-Romagna sono da decenni infestate – tanto per dire un cognome – dalla cosca Grande Aracri.

Il secondo aspetto è ancor più vitale: le infilitrazioni nelle amministrazioni locali che viene sottolineato, in generale, anche nella relazione degli 007 sul tema. Il punto è che nella provincia di Crotone l’influenza è tale da influenzare e controllare anche le consultazioni elettorali. Una cosa che la Dna sottolinea anche se, altrettanto onestamente, riferisce che il decreto ministeriale del 30 aprile 2012 ha fissato l’insussistenza del condizionamento mafioso nella Provincia, che mesi prima aveva ricevuto gli accessi agli atti.

Ora che anche l’intelligence ha aperto gli occhi su Crotone, sarebbe il caso che la politica – anche nazionale – li tenesse ben accesi.

r.galullo@ilsole24ore.com