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La Commissione antimafia chiude i lavori ma prima l’on. Mario Tassone torna a criticare l’Anas e spiazza la magistratura calabrese

Se non ci fossero, i politici calabresi bisognerebbe inventarli.

Quel che spesso non hanno il coraggio di dire in pubblico lo dicono in privato. O, comunque, in stanze sì pubbliche ma ammantate da quell’aurea di discrezionalità che si suppone possa foderare di silenzio ogni parola spesa.

Prendiamo ad esempio l’immarcescibile onorevole Mario Tassone. E’ (è stato) in Parlamento da una vita (VII legislatura, ora stiamo per votare per la XVI).

I maligni insinuano che non sia nato a Castrovillari (Cosenza) l’8 agosto 1943 ma in Transatlantico nello stesso anno. Deve esserci un fondo di verità in questa leggenda metropolitana perché dopo essere stato escluso dalle liste dell’Udc in vista della nuova battaglia politica ha fatto il diavolo a quattro. Avrà i suoi sacrosanti motivi che non mi permetto di giudicare.

Personalmente mi mancherà anche se mi consolo apprendendo che ieri a Lamezia Terme ha raccolto amici e conoscenti promettendo a tutti di rilanciare l’anima dell’Udc. Ne sentivamo – tutti – la mancanza e sapere che questo vuoto sarà colmato è consolatorio e consolante.

Ebbene l’(ex) onorevole Tassone, il 22 gennaio 2013, nell’ultima seduta della Commissione parlamentare antimafia in vista dell’approvazione della relazione finale, è andato a ruota libera. E di questo personalmente lo ringrazio perché – tra i suoi colleghi, molti dei quali si sono gasati al grido di “abbiamo fatto un lavoro straordinario in Commissione antimafia” – ha avuto il coraggio di riportare tutti con i piedi per terra, alzando la mano e dicendo, sostanzialmente, che, beh, l’autocelebrazione era eccessiva. Insomma: qualcosina, di questa autocelebrata Commissione antimafia, non è andata per il verso giusto.

DNA E DIA

Stentoreo, Tassone si rivolge al presidente, Beppe Pisanu, affermando che le relazioni finali devono trasmettere dei messaggi ed è per questo che riassume le posizioni da assunte all'interno della Commissione. Tirando qualche bordata, anche se la partenza è soft.

Dalla lettura delle relazioni – dichiara infatti Tassoneemerge, per quanto riguarda il problema della Dna, che complessivamente esistono delle insufficienze, determinate anche da normative non esaustive. Per quanto concerne la Dia, che doveva essere una struttura interforze con una precisa titolarità e un ruolo ben definito, essa viene a trovarsi in una posizione marginale rispetto alle previsioni del legislatore”.

Premesse a parte, la valutazione finale di Tassone su Dna e Dia è che “al di là della necessaria presenza di un Procuratore nazionale antimafia e al riguardo può anche essere opportuno rivedere la normativa mi chiedo se non sia possibile prevedere la presenza di un responsabile dell'antimafia capace di garantire un raccordo, una funzione di coordinamento di tutte le forze e una semplificazione di tutte le strutture utilizzate nel contrasto alla criminalità organizzata. Per quanto riguarda le stragi o la trattativa, infatti, nella nostra analisi abbiamo visto che vi era qualche disfunzione nell'attività, sia delle Forze dell'ordine sia dei magistrati. Ritengo che questo aspetto debba essere riportato e sottolineato”.

ANAS

Dopo aver esaurito il tema della Dna della Dia, Tassone ha evidenziato il problema delle inchieste della Commissione parlamentare antimafia sulla pubblica amministrazione. “Ne ricordo una per tutte – esordisce Tassonequella che ha riguardato l’Anas, che rimarrà emblematica per le posizioni assunte dell'amministratore delegato, non certamente rispettose nei confronti della Commissione. Sono stati taciuti elementi importanti e fondamentali e non siamo potuti andare avanti. Poi c'è stato il cambio al Ministero. Ritengo comunque che quel Governo non abbia dimostrato una grande sensibilità: tutti sono al loro posto, al di là delle nostre inchieste e delle nostre attività”.  Per la cronaca “quel Governo” era presieduto da Silvio Berlusconi.

In vero non c’è traccia alcuna di un’audizione dell’ad dell’Anas. Viceversa c’è l’audizione tenuta il 29 settembre 2009 dal presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, accompagnato da Giuseppe Scanni, direttore centrale delle relazioni esterne e dei rapporti istituzionali, da Giancarlo Perrotta, responsabile centrale dell’unita`legalità e trasparenza, e da Gavino Coratza, direttore centrale delle nuove costruzioni.

In quell’occasione – di fronte a un Ciucci che illustrava difficoltà nei cantieri imputabili alle mafie e rimedi e percorsi di legalità intrapresi – Tassone usò il bastone. “Lei ci ha illustrato questa sera  - disse senza pensarci due volte – una situazione che credo sia meritevole di una maggiore attenzione anche da parte sua e di un maggiore approfondimento, perché si rischia di incamminarsi verso una superficialità che credo non interessi a questa Commissione…Quando parlavo di superficialità` della sua relazione e` perché questa Commissione deve aiutare e capire di più`. Siamo di fronte ad un’assenza di controlli e i controlli sono tutti cartacei.. .C’e` una carenza di normativa che impedisce di fare dei controlli, di rendere agibile e quindi autorevole l’Anas, e non solo. Visto e considerato che ci sono concessioni e soprattutto appalti, non basta semplicemente la legalità`. Abbiamo sottoscritto tante volte i protocolli di legalità sul piano formale. Quante volte si fanno appalti che sono anche giusti? Bisogna però vedere l’esecuzione e, anche quando c’e` lo sportello unico appaltante, non si può soltanto pensare che e` un fatto legale e che tutto e` andato bene: bisogna vedere poi l’esecuzione. E` quella la fase nella quale forse manca un anello sul piano dei controlli e, soprattutto, delle attenzioni che dovrebbero essere molto piu` stringenti e, in particolare, molto più operative”.

LA REPLICA

La replica di Ciucci fu molto garbata ma – riletta a distanza di quasi quattro anni – non solo non fu gradita all’epoca da Tassone (che non ebbe modo di replicare vista forse l’ora tarda di quella audizione, indetta alle 21.15) ma deve essere rimasta “sul gozzo” all’ex onorevole che, non a caso, la richiama come “irrispettosa”. Ecco, comunque, cosa rispose Ciucci all’epoca a Tassone: “Mi dispiace che l’onorevole Tassone ritenga che la mia relazione sia superficiale; personalmente ritengo di avere messo nella relazione, e nell’attività quotidiana mia e dell’Anas, molta determinazione. Lo dimostrano le battaglie quotidiane e anche – mi permetto di dire – i risultati che l’Anas ha registrato in questi ultimi anni anche in termini di avanzamento della Salerno-Reggio Calabria. Ricordavo poc’anzi come i 200 chilometri che sono stati aperti al traffico sono la nuova autostrada e vi sono molti cantieri che stanno procedendo con regolarità. Quello di realizzare l’opera entro il
2012 o il 2013 e`, a mio avviso, un obiettivo del tutto apprezzabile e confrontabile nei tempi con le migliori performance a livello europeo…L’Anas non si limita a controlli cartacei; effettua anche controlli di tipo cartaceo sui requisiti di ammissibilità alle gare, procedure che sono anche lavori a tavolino ma, come ricordavo, si e` dotata di  strumenti operativi come l’unità legalità e trasparenza, i cui addetti stanno ben poco seduti al tavolo, come il colonnello Perrotta che e` qui presente, è stato consulente della Commissione antimafia nella precedente legislatura, ha collaborato con la Commissione di alta sorveglianza sulle grandi opere ed e` responsabile del monitoraggio degli appalti pubblici, quindi e` persona esperta.

L’Anas ha attivato il sistema di controlli dei calcestruzzi e dei materiali sul territorio, ha effettuato decine e decine di controlli e non ricordo, onorevole Tassone, nessuna condanna relativa ad alcun cantiere Anas per calcestruzzi depotenziati…

Ma Tassone ne ha per tutto e per tutti. Vediamo i suoi strali nell’ordine.

NAVI DEI VELENI

Vengo alla questione delle imbarcazioni inabissate, della quale si è interessato il Comitato coordinato dal senatore Caruso, così come tutti noi. La procura della Repubblica di Reggio Calabria torna indietro nel tempo e rivede alcune situazioni, compresa quella della morte dell'ufficiale di marina, De Grazia, allora valutata come naturale. Oggi credo ci siano nuovi elementi per delineare un quadro diverso rispetto a quello del passato: quella morte non fu naturale. Ma anche sulla vicenda delle navi inabissate in quella parte di mare davanti alle coste calabresi tirreniche c'è stata molta nebbia e sono stati distesi molti veli. È un fatto grave e questa Commissione, che ha lavorato sul punto, deve certamente avere qualche elemento di doglianza e trasmettere anche qualche valutazione a coloro che verranno dopo di noi”.

AGENZIA BENI CONFISCATI

Per quanto riguarda l'Agenzia nazionale dei beni confiscati alle mafie, al di là dell'ottimismo della senatrice Della Monica, ritengo che l'attività dell'Agenzia si stia svolgendo in termini minimali rispetto ai compiti che essa ha. Lo voglio sottolineare, perché questa rischia di essere una battaglia perduta. È diventato un fatto burocratico, senza grandi finanziamenti, senza progetti, senza piani e quant'altro”.

PENTITI

Vengo alla gestione dei pentiti, sulla quale abbiamo ascoltato il sottosegretario di Stato per l'interno. La commissione centrale che gestisce i programmi di protezione, fatta in quella maniera, non va bene. Abbiamo vissuto la vicenda di Lea Garofalo, di gente che si è suicidata, di gente senza scorta o protezione e quant'altro. Sono problemi che rimangono sul tappeto”.

CONCLUSIONI

Logiche le conseguenze tratte da Tassone che ha una stoccata finale per la magistratura calabrese. Forse sarebbe stato il caso che Tassone avesse tirato fuori prima le critiche e, soprattutto, con qualche particolare in più. I dettagli, si sa, fanno la differenza.“ Ho voluto fare queste valutazioni e richiamare alcuni aspetti in termini molto fugaci e molto rapidi – ha detto Tassone – per dire che la Relazione è la fotografia dell'attività, ma dà anche indicazioni forti. C'è da rivedere qualcosa in materia di magistratura (ho parlato della Dna) e di coordinamento delle forze di polizia e da valutare l'insofferenza dei centri di potere delle amministrazioni pubbliche rispetto ad ogni tipo di controllo e ad ogni forma di responsabilità. Se questi sono i dati, ritengo debbano essere rafforzate le strutture per il contrasto alla criminalità organizzata.

Penso che questa sia la sintesi, al di là delle cose che abbiamo fatto nel Nord Italia, nel Centro Italia, fuori dall'Italia e del monitoraggio verso la Calabria. Abbiamo potuto fare dei monitoraggi, ma non ho visto grandi slanci, soprattutto nella mia Regione, da parte della magistratura e di chi è preposto al contrasto alla criminalità organizzata, forse li ho intravisti. Inoltre, malgrado l'impegno della Commissione antimafia c'è stata una qualche difesa ad oltranza dell'ordine costituito. Questo certamente è molto grave, perché rischia di essere negativo per la nostra attività e stride grandemente con la volontà e l'impegno che abbiamo posto in essere per dare senso e significato a questo nostro lavoro”.

Aspettiamo e vediamo cosa ci sarà scritto nella relazione finale (sembra che sia di…19 pagine) per vedere come e quante di queste critiche saranno state fatte proprie dagli ex colleghi di Tassone.

r.galullo@ilsole24ore.com