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La centrale a carbone di Saline Joniche e le regole della ‘ndrangheta: la legge della cosca Iamonte sull’affare da 1 miliardo

Ancora non c’è ma la ‘ndrangheta ci ha già messo sopra gli occhi.

Parliamo della centrale a carbone di Saline Joniche per la quale, secondo l’indagine “Ada” coordinata   ieri dalla Dda di Reggio Calabria sotto la guida del procuratore aggiunto Nicola Gratteri e del pm Antonio De Bernardo, la cosca Iamonte aveva già fatto i passi necessari per entrare in un business stimato in un miliardo.

La maxioperazione ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 65 presunti affiliati al clan. Tra gli arrestati, anche il sindaco di Melito, Gesualdo Costantino del Pd e il capo dell'ufficio tecnico, Franco Maisano. È stato invece iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa l’ex sindaco del Comune jonico, Giuseppe Iaria.

La cosca Iamonte di Melito Porto Salvo già da tempo, secondo quanto è stato confermato in conferenza stampa dai pm, ha puntato uno dei più grossi investimenti economici che interessano la zona del basso ionio reggino e nella fattispecie la frazione Saline Joniche del comune di Montebello Jonico (Reggio Calabria), dove il Governo, visto il parere favorevole espresso il 21 ottobre 2010 dalla Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale del ministero dell’Ambiente, a giugno 2012 ha dato la sua autorizzazione alla costruzione della centrale a carbone che dovrebbe nascere nell’area in atto occupata dallo stabilimento dell’ex Liquichimica. Attualmente è in corso l’iter autorizzativo del progetto.

Il carbone giungerebbe alla centrale direttamente via mare. L'impianto è stato concepito in modo tale da poter sfruttare anche le biomasse provenienti dal territorio.

L’insieme delle ricadute economiche legate direttamente alla centrale su un arco temporale di 20 anni ammonta complessivamente a circa 1,2 miliardi.

Secondo quanto intercettato dalla sala ascolto della Procura di Reggio Calabria, la criminalità organizzata locale «è inevitabilmente coinvolta nel più massiccio investimento economico che ha interessato negli ultimi anni la zona del basso ionio reggino». Alle 14.02 del 29 luglio 2008, ad esempio, si legge nell’ordinanza firmata dal Gip Cinzia Barillà, una persona ritenuta organica alla cosca Iamonte viene intercettata e dal tenore del dialogo si evince, scrive il giudice reggino, che ci sarebbero stati accordi preventivi con la criminalità organizzata locale.

«La realtà in cui gli operatori del settore economico ed i liberi professionisti agiscono – scrive il gip condividendo le richieste dei pm Gratteri e De Bernardoè indiscutibilmente vincolata alle leggi imposte dalle cosche territorialmente competenti: tale asserzione intesa come punto di partenza costituisce la chiave di lettura della frase: “…dice che si è accordato con tutti… questo signore qua si è accordato con tutti…” ». L’accordo a cui fa riferimento, si legge nelle carte, è verosimilmente l’autorizzazione della centrale, preventivamente concessa dalle cosche territorialmente competenti.

Viva l’Italia. Viva la Calabria. Viva l’impresa.

 

  • giuseppe bottazzi |

    Quanto è emerso in questa inchiesta è la (ri)conferma che in Calabria ogni lavoro pubblico e certamente moltissimi dei privati si fanno solo a condizioni di essersi “messi a posto” . Il “mettersi a posto” significa preventivamente concordare con le autorità competenti sul territorio (colori i quali hanno il controllo del territorio) le “imposte , le tasse e gli oneri diretti ed indiretti” (il pizzo le collusioni con le imprese etc) . Questa non è ironia ma una tragica e drammatica realtà che ha caratterizzato i decenni passati e sta caratterizzando il presente. I fatti sono chiari , in molti fanno finta di non capire, ma qui siamo in presenza, accertata e confermata da fatti giudiziariamente provati, di accordi preventivi di multinazionali e medie imprese del nord che vengono in Calabria , vanno a trovare le autorità competenti (i mafiosi) e concordano costi tempi modi e dettagli. ( ciò non è estorsione ma certamente molto altro di più drammatico)
    Questi sono fatti , e sembra che tutti i lavori siano figli di questo sistema e se come è stato accertato per i lavori della autostrada il prezzo era del 3% significa che borse piene di milioni di euro siano andati alle famiglie criminali. Un lavoro di 1 miliardo di € corrisponde per il solo 3% a 30 milioni , oltre poi i profitti annessi e connessi alle aziende imposte.
    Questa è la realtà di cui tanti fanno finta di non vedere e non sentire. A ciò si aggiunga che questi criminali controllano il territorio non solo imponendo il pizzo ma imponendo le aziende che lavorano e quindi anche chi non lavora e il gioco è fatto. Se poi in questo mix di situazioni vi sono pezzi dello stato che giocano con le carte truccate a vantaggio dei criminali, cosa altro si può dire? Per non parlare poi come è emerso dalle inchieste giudiziarie del sistema finanziario in mano alle cosche (le banche). forse è meglio che i giornalisti parlino di altro e che ognuno di noi si giri dall’altra parte per non vedere , perché questa è la normalità che forse ad alcuni(pochi) non piace ma è la drammatica realtà

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