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Mafia in Lombardia/2 Il Parlamento descrive il capitale sociale della ‘ndrangheta: relazioni politiche, professionali, economiche e amministrative

La Commissione d’inchiesta parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, ha presentato a Milano la relazione conclusiva sulla Lombardia (datata 12 dicembre 2012) alla presenza, tra gli altri, del sindaco di Milano Giuliano Pisapia e del capo della Procura Edmondo Bruti Liberati.

Sulla relazione ho scritto sul Sole-24 Ore online (rimando dunque al pezzo sul sito attraverso la ricerca nel suo archivio). Su questo umile e umido blog proporrò degli approfondimenti su alcuni aspetti particolari (si vedano i post del 17, 21 e 22 gennaio). Oggi scrivo del “cuore” delle mafie (qualunque sia il territorio di provenienza), vale a dire del “tessuto connettivo” che va ben oltre chi guida un’Apecar per distribuire “santini” in Aspromonte e frutta e verdura nella Piana di Gioia Tauro (cosa che purtroppo non entra nella testa di una parte della magistratura anche se l’altra parte, quella informata sul campo da decenni di esperienza e che ride amaramente della prima, prova a spiegarglielo in ogni modo).

Il passaggio della ’ndrangheta dal settore economico a quello amministrativo e politico diventa molto breve e del tutto automatico, anche in virtù dei consensi elettorali che la ’ndrangheta è in grado di procacciare e il riferimento all’enorme massa di manovra costituita dai “padroncini calabresi” (si veda il post di ieri e il pezzo sul Sole-24 Ore online) non è casuale.

Si spiegano così i rapporti tra i mafiosi e amministratori pubblici, nonché quelli con alcuni referenti politici a livello regionale, emersi in numerose inchieste giudiziarie.

Sul punto Paolo Storari, sostituto procuratore Dda di Milano, nel corso dell’audizione del 17 aprile 2012, ha riportato un quadro allarmante delle infiltrazioni mafiose nel territorio metropolitano di Milano e nei comuni limitrofi, emerso dalle numerose inchieste promosse dalla Dda di Milano, variamente denominate (Cerberus, Parco Sud, Caposaldo, Tenacia, Isola), che hanno avuto e stanno avendo un preciso riscontro nelle decisioni di merito finora emesse, con la condanna dei principali imputati.

In particolare, le indagini svolte hanno consentito di acclarare il livello – «impressionante e profondo» si legge nella relazione – di penetrazione della criminalità organizzata calabrese anche nell’amministrazione della res publica. I calabresi possono fare affidamento su una rete di rapporti vasta, risalente e in grado di assicurare ogni tipo di favori: dagli appalti, alla pubblica sicurezza, alla politica in senso stretto. «In sostanza – si legge nelle 340 pagine della relazione – la complessa e fittissima rete di relazione politiche, professionali, economiche, amministrative e di pubbliche relazioni consente a vari gruppi criminali facenti capo alla ’ndrangheta una formidabile capacità di penetrazione nei gangli della società civile e ne costituisce il capitale sociale  dell’organizzazione criminosa».

Nonostante la pessima fama che accompagna gli uomini della ’ndrangheta, accade che con piena consapevolezza non solo imprenditori ma anche uomini delle istituzioni e uomini politici, consiglieri provinciali e regionali, si rapportino a personaggi del livello mafioso, come Salvatore Strangio, «rivolgendo loro richieste di intervento e di favori vari – si legge ancora nella relazione – anche di carattere politico-elettorali. In tal modo, con simili comportamenti, vengono conferiti a personaggi di tal fatta la piena legittimazione a essere presenti e ad operare nella società civile».

E così si trovano – in questa lista di personaggi che tradiscono Stato, professioni e Istituzioni – direttori sanitari, Carabinieri, assessori, consulenti amministrativi, imprenditori, comandanti della polizia municipale, consiglieri comunali, medici,  commercialisti con incarichi in enti pubblici, funzionari dell’Agenzia delle dogane, funzionari, ispettori della Polizia e via di questo passo.

Nella sostanza, questi rapporti costituiscono per l’organizzazione mafiosa il biglietto da visita per il loro inserimento nella società civile e, dunque, il loro “capitale sociale”, secondo l’espressione usata dal Gip Giuseppe Gennari, nei suoi provvedimenti.

Forte di tale capitale e senza mai abbandonare l’attività illecita nei particolari settori del traffico degli stupefacenti e delle armi, come confermato dai numerosi sequestri effettuati anche nel corso di queste indagini, la ’ndrangheta, ha ottenuto in Lombardia:

a) il controllo pressoché totale del settore del movimento terra, ambito elettivo di intervento della ’ndrangheta;

b) il controllo dei servizi gestiti da aziende di rilievo nazionale;

c) il controllo totale dei servizi connessi alle attività di intrattenimento serali nel territorio milanese (servizi di sicurezza, vendita di prodotto alimentari su auto negozi, parcheggi);

d) il controllo di settori di impresa accessori quali collocazione di videopoker e macchine da gioco all’interno di locali pubblici e bar;

e) l’attività di recupero crediti mediante modalità estorsive e attività di finanziamento verosimilmente usurario;

f) controllo (almeno tentato, per quanto fino ad ora verificato) degli esercizi commerciali da collocare presso stazioni Atm;

g) il controllo capillare del territorio e delle strutture pubbliche o ad uso di servizi pubblici ivi esistenti, le quali vengono strumentalizzate alle necessità e al vantaggio dell’associazione mafiosa.

«Tutto ciò si inserisce in un contesto, quello milanese e lombardo – concludono i commissari parlamentari – costellato di episodi di violenza e minaccia mafiosa, in ogni settore della vita economica, come più volte posto in evidenza nella relazione».

2 – the end (si vedano anche le precedenti puntate pubblicate su questo blog il 17, 21 e 22 gennaio)

r.galullo@ilsole24ore.com