Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Il presunto boss Rosmini si paragona al monarca generoso: “Al popolo dategli pane così vi vuole bene”: eccola la filosofia della ‘ndrangheta

E’ di due settimane fa l’operazione Cartaruga della Dda, coordinata dal pm Stefano Musolino. Il nome dell’operazione prende spunto dalla società Cartaruga srl la cui titolarità di fatto e la cui gestione, scrive il pm, è di Francesco Rosmini (arrestato).

A costui è ascrivibile, secondo la Procura di Reggio, un’altra titolarità e un’altra gestione: quella dell’omonima cosca Rosmini, che domina a Reggio Calabria nei quartieri Modena, Ciccarello e S.Giorgio extra di Reggio Calabria, previa spartizione con le altre cosche (Borghetto–Caridi–Zindato e Serraino).

Dodici gi arrestati tra le cosche Caridi e Rosmini, diversi i sequestri, compresa la società in questione che forniva – in contrasto con gli interessi analoghi di altre cosche come Lo Giudice e Labate – le buste ai grandi centri commerciali della città. «Per un periodo nei supermercati sono mancate le buste di plastica: i Rosmini avevano bloccato le forniture perché vantavano dei crediti», ha detto il questore di Reggio, Guido Longo.

Fin qui – potremmo dire, ringraziando inquirenti e investigatori per l’ottimo lavoro svolto – nulla di anormale: in una città economicamente schiacciata dalle cosche (ricordiamo che la Commissione d’indagine prefettizia ha ricordato che il territorio comunale è suddivisa tra 24 rigide zone d’influenza) è ovvio che anche questo servizio fosse sottoposto agli appetiti delle cosche. Positivo dunque il fatto che sia stato inferto un duro colpo alle attività della cosca Rosmini che, ancora una volta, alterava il libero mercato e la concorrenza a danno della collettività.

Quello che è di straordinario interesse è una telefonata intercettata il 17 maggio 2011 alle 14.48 a bordo della Nissan Micra di Francesco Rosmini, che parla con un soggetto non identificato.

Nel corso della telefonata i due discutevano di un confronto particolarmente animato avuto da Francesco Rosmini con una terza persona, anche questa appartenente agli ambienti criminali, che a suo modo di vedere godeva del rispetto degli altri solamente in ragione del fatto che era vicino a soggetti di maggiore caratura criminale («…poi nella vita ci sono persone che valgono oggi e valgono sempre, ci sono persone che valgono oggi e domani cadono di moda, c’è gente per dire che i soldi gli menano in testa, guarda, ne ho conosciuti di tutte le maniere, gente che i soldi Allora intanto…intanto uno nella vita deve pensare che deve avere una dignità propria, i rispetti devono essere perché te li fanno a te, non perché sei amico mio, capito?… Cioè, come ne vedo tanti di quelli là no, vedi quello che…che si fa ora tutto il…quello lo rispettano perché…ma da solo non sanno nemmeno come cazzo va di cognome, hai capito, io ne ho visti, perciò nella vita è così, poi uno le amicizie non se ne deve fare, però trova a qualcuno che faccia L’ha spuntata due volte, mi ha combinato un’altra cosa, altro che quello gli ho detto»).

PANEM ET CIRCENSES

Poi il “filosofo” Rosmini si lancia: «…di avere…dico no a lui, dico in generale l’essere umano…a tutti gli esseri umani del mondo uno gli augura sempre bene, però io ti auguro bene, però non…non fate tragedie, non fate sempre le stesse meschinità, ma poi dico, per che cosa, ma che cazzo vi manca, che vi manca! Ma dategli il pane al popolo così vi vuole bene, sai quei film quando c’è il re, con il coso…che ti possono dire, il patriota cose…tutti quei film che mi vedo io, e vedevo il re e quello là, il soldato, il bordello, il popolo…allora il popolo che grida che ha fame…allora tu dagli il pane e vedi come li tieni buoni! Ma se voi siete una massa di ingordi e ubbiti, ma come vi possono parlare bene le persone…se io faccio lo stesso che parlano male, mi segui? Perciò non è buono…».

Il “filosofo” fa capire che il contrasto che aveva portato a quello sfogo era avvenuto con un altro appartenente alla ‘ndrangheta, che si era dimostrato particolarmente avido nelle richieste estorsive avanzate nei confronti di un operatore commerciale attivo all’interno del territorio di influenza.

Nel corso del suo sfogo Francesco Rosmini si paragona ad un monarca generoso con i sudditi, che esercita il potere senza tuttavia affamare il popolo. Vale la pena di rileggerla quella frase: «Ma dategli il pane al popolo così vi vuole bene, sai quei film quando c’è il re…allora il popolo che grida che ha fame…allora tu dagli il pane e vedi come li tieni buoni! »

Credo che – se avessero avuto ancora tempo di discutere all’interno di quella automobile – Rosmini avrebbe così continuato: «Se non hanno pane, che mangino brioche!» (S'ils n'ont plus de pain, qu'ils mangent de la brioche) che viene erroneamente attribuita alla principessa Maria Antonietta d’Austria in riferimento al popolo francese affamato durante le rivolte del popolo dovute alla mancanza di pane.

L’ANALISI DELLA PROCURA

Insomma, per Rosmini è opportuno avanzare richieste estorsive “ragionevoli”, in modo da non esasperare gli imprenditori destinatari delle loro illecite pretese. In questo modo, secondo questa filosofia, si ottengono almeno due benefici: 1) quello palesemente dichiarato da Rosmini che consiste nel guadagnare una sorta di benevolenza da parte delle vittime delle richieste estorsive, dal quale ne derivava un secondo, sottinteso, ma di maggiore importanza per ogni appartenente alle organizzazioni mafiose, ovvero 2) evitare di esasperare con le proprie richieste estorsive le vittime, fino al punto da portarle a sporgere denuncia.

Rileggiamo la frase: «Ma se voi siete una massa di ingordi e ubbiti, ma come vi possono parlare bene le persone…se io faccio lo stesso che parlano male, mi segui? Perciò non è buono…».

Credo che da aggiungere non ci sia molto se non la considerazione che questa “filosofia” prospera perché accanto allo Stato (che spesso in Calabria non c’è o ha parti deviate) al Sud corre uno Stato parallelo (la mafia) che offre quei servizi (sicurezza, ordine e disciplina, ovviamente a  modo proprio) che lo Stato non è in grado (o non vuole) garantire. Insomma: lo Stato non c’è ma c’è lo Stato parallelo. Bello eh?

A breve vedremo un altro aspetto molto interessante che fa parte della stessa, identica filosofia.

1 – to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com

  • bartolo |

    caro galullo,
    la sconfitta per lo stato (di diritto) sono le centinaia, o forse migliaia, di cittadini innocenti massacrati da un’antimafia di “professionisti” (sciascia) impazziti. per quanto riguarda il coraggio, non ne ho. e di questo, non mi vergogno.
    poi, il fatto che lei fosse amico di angiolo pellegrino, l’ho letto su questo blog. se non lo è più chiedo scusa. per alberto cisterna, invece, forse ho azzardato. in effetti, lei non ha mai scritto di esserne amico. comunque, sul fatto degli amici concordo con lei. e aggiungo: a volte, si rivelano proprio, peggiori dei peggiori nemici.

  • galullo |

    Iamonte, Gattuso,
    rispondervi è un piacere. Partiamo da Gattuso. La sua mail (al netto del fato che ciascuno può scrivere da mail inventate o di amici, conoscenti, parenti e amanti) la vedo solo ed esclusivamente io. Ergo: il suo anonimato è totale per il mondo intero. Le è chiaro? Ora si firma. Passi in avanti concreti, non c’è che dire. Quanto alla sua depressione se la tenga stretta. Ma non per quel che io scrivo ma per la coscienza civile in Calabria che è – ripeto – “quasi” inesistente. E sono stato generoso.
    Iamonte, caro vecchio Iamonte. La sua storia all’infinito non c’entra un cavolo con quanto io scrivo ma se lei è convinto del contrario sono contento per lei. Però, da adesso in avanti, ogni qualvolta la riproporrà, la taglierò perché basta, basta, basta! Ma non intimidisca, la prego, sul coraggio di pubblicarle un commento. Non perché mi mette paura (ci riuscirebbe solo Nostro Signore) ma perché non ha neppure il coraggio di scrivere che il Generale si chiana Angiolo Pellegrino e il giudice di Tivoli si chiama Alberto Cisterna. Ebbene sappia che non sono miei amici (ma lei lo sa e prova, scaltro come una faina e furbo come una volpe a inzigare ma con me casca male). Ma non perché io debba rinnegare amicizie o conoscenze ma per il semplice fatto che io non ho amici. Ma proprio non ne ho. Me ne fotto di tutto e di tutti. Sono un cinico bastardo e allora! Altro conto è il fatto che io abbia scritto decine di articoli a difesa dell’ignobile accusa di corruzione in atti giudiziari che ha coinvolto il bravo (e ripeto: bravissimo) pm Alberto Cisterna che ora una regia di menti raffinatissime è riuscito a isolare a Tivoli. Una sconfitta per lo Stato, che le piaccia o no Iamonte.

  • Antonino Gattuso |

    A parte l’evidente forzatura dell’accusa di anonimato in presenza di “Antonino” seguito da “agattuso” quale indirizzo di posta elettronica, dovrei forse convenire con la sua rettifica che la coscienza civile in Calabria è “quasi” inesistente ?
    Trovo deprimente che si possa avere un tal giudizio di un popolo.
    Saluti.

  • bartolo |

    caro galullo,
    la mia storia, con quello che scrive lei sulla calabria, e la sua tragedia, non solo c’entra, ma, ne è a fondamento.
    ho già scritto e riscrivo (anche se forse non pubblica questo commento, considerata la sua amicizia con il generale pellegrino e il giudice di tivoli) che dal carcere di palmi nel lontano 1993 scrivevo inascoltato al mio carceriere la deriva odierna. ne ero certo in quanto mi ritrovavo in regime carcerario di segregazione in virtù di un riconoscimento fotografico da parte di un pentito, barreca, che non avevo mai conosciuto (e che tra l’altro mi indicava quale altra persona). perchè quel colonnello mi aveva fatto accusare e quel gip arrestare (non parlo del pm, in quanto soggetto incapace di intendere e volere) lo ho chiaro in mente. e credo lo abbia anche lei. meglio non smuovere le acque? potrebbe andare bene anche a me. qualora, però, la ndrangheta fosse stata archiviata quale fenomeno decrittato in ogni sua minuscola particella (in questo caso sarei un uomo felice nonostante 20 anni di persecuzioni giudiziarie). così non è, galullo, e lei, con i suoi continui servizi giornalistici, ne è valido testimone. non è la calabria ad essere strana, galullo, è l’italia ad esserlo. qualcuno prima o poi dovrà spiegare al mondo perché mai mentre da una parte lo stato trattava con la mafia, dall’altra migliaia di cittadini inermi e indifesi venivano massacrati da leggi d’emergenza ai limiti di una società democratica civile.

  • galullo |

    Egregio Antonino, emulando “Quelo” del mitico Corrado Guzzanti, le dico: la prima che ha detto. Vale a dire: si sbaglia. Io non faccio mai finta di non capire: un giornalista non può permetterselo. Dunque la storia personale di Bartolo Iamonte nulla ci azzecca con quanto ho scritto perchè non ho alcun elemento per valutarla. Nè io nè lei (a meno che non sia in grado di dimostrare il contrario, anche perchè ha avuto, come quasi tutti coloro che scrivono, a testimonianza di quanto sia libera la libertà di pensiero in Calabria, il malvezzo dell’anonimato).
    Quanto al resto ha ragione: la coscienza civile in Calabria non è inesistente. E’ “quasi” inesistente.
    saluti

  Post Precedente
Post Successivo