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I comunisti non mangiano più bambini ma a Polistena (Rc) la cupola mafiosa mangia (e vuole uccidere) i comunisti!

Il mondo non è più quello di una volta! Vi ricordate quando il detto popolare intimava che i comunisti mangiano i bambini? Beh devono essere satolli ormai 'sti comunisti, perchè in giro non ce ne sono più o quasi e quando compaiono sparigliano – è proprio il caso di dirlo – la tavola!

Prendete Polistena, comune di 11.541 abitanti in provincia di Reggio Calabria. I comuni confinanti sono Cittanova, Cinquefrondi, Melicucco, San Giorgio Morgeto. A quattro passi Rosarno, Mammola, Gioiosa, Limbadi. Come dire: un territorio attraversato dalla quintessenza della 'ndrangheta che piega ai propri voleri la gente. Anche quella per bene – la maggioranza – che è costretta a subire.

Visto che il territorio è spartito come una torta nuziale – vale a dire a fette – Polistema cade nel controllo assoluto della cosca Longo. Gli esegeti dicono: "cosca Longo-Versace".

Bene. Come ho documentato con i miei articoli del 29, 30 agosto e 1° settembre 2011 (si veda archivio) in questo umile e umido blog, sulla base di alcune testimonianze raccolte dagli inquirenti che andranno provate processualmente, la cosca Longo imporrebbe sul territorio l'Invam, vale a dire l'Imposta sul valore aggiunto mafioso. C'è una tassa solo per entrare in paese, dicono e raccontano gli imprenditori tagliati fuori dal "sistema".

In fin dei conti la 'ndrangheta questo è: ignoranza, scienza e controllo del territorio. L'ignoranza (leggerete presto sul Sole-24 Ore un mio reportage su San Luca) serve per rimpolpare gli eserciti dei disperati. La scienza serve per coltivare in laboratorio "politicomassonicodeviato" i  futuri governanti e, infine, il controllo del territorio è il collante per lo scambio clientelare: tu mi voti e fai ciò che vuoi!

Ora quando c'è qualcuno che a destra (mai), centro (mai) o sinistra (mai) tenta di tagliare il cordone ombelicale o di lastricare il patto scellerato di "buona politica" le cosche e la cupola vanno in tilt.

Così a Polistena c'è voluta la "vecchia sinistra" – vale a dire i Comunisti, che evidentemente hanno in Calabria una riserva di affamati mangiabambini alla quale attingere – per rompere quel patto.

Un giovane vecchio – Michele Tripodi, 34 anni ma in politica ancor prima che nascesse – nel 2010 ha vinto le elezioni con una lista civica comunista nell'anima. "Rilanciamo Polistena", con 3.384 voti pari al 48,97% dei suffragi. Altri sette consiglieri sono distriubuiti tra "Polistena nel cuore" (5) e "Polistena della libertà" (2).

In consiglio si è così trascinato (oltre a lui) 13 consiglieri con il pugno chiuso. La giunta, ca va sans dire, è (caso unico in Italia) monocolore rosso come il sangue agli occhi della cosca Longo e dei panciuti e paffuti rappresentanti della cupola mafiosa che evidentemente era abituata al meglio (per loro e al peggio per la collettività amministrata).

Michele Tripodi con chi scrive è stato chiaro, dopo l'ennesima intimidazione, una bomba inesplosa fattagli trovare sotto casa. "Noi facciamo il nostro dovere e non vogliamo scendere a compromessi con nessuno – dice al telefono rivelando particolari inediti – e la strategia che minaccia anche i mei familiari non parte da oggi. Prima delle elezioni comunali un pacco con cartucce inesplose è stato indirizzato a me, mio zio e mio cugino ma lo abbiamo saputo tre mesi dopo, quando le elezioni erano finite".

Per la cronaca i familiari comunisti che in passato hanno mangiato bambini sono: lo zio Mommo, senatore per 5 legislature e sindaco per 32 anni e i di lui figli Michelangelo (che fantasia nei nomi 'sti comunisti, ma forse sarà per confondere gli autori dei luculliani pasti a base di tenere ossa di bambino!), segretario regionale del Pdci ed ex consigliere regionale e Ivan, segretario del Pdci di Reggio Calabria.

Ed ancora più chiaro il sindaco è stato quando – ricordando i bei tempi in cui, nel passato consiglio comunale era rimasto solo all'opposizione vedendo sfilare nelle file della maggioranza comunque di sinistra, uno dopo l'altro, tutti i consiglieri – ha fatto riferimento al "patto scellerato". "La nostra vittoria – mi ha detto – ha rinnovato completamente la classe dirigente e una vecchia classe politica racchiusa nel compromesso è stata spazzata via. Alla fine della scorsa legislatura eravamo 20 contro 1 e c'è stato un trasformismo per interessi. Le persone rimaste direttamente o indirettamente fuori dal consiglio comunale hanno altre aspettative".

Ora non c'è bisogno di essere scienziati del crimine – in Italia e in Calabria ce ne sono molti, basta pagarli e sputano sentenze a comando – per capire che all'origine del succedersi degli avvertimenti mafiosi al sindaco, ai familiari, all'assessore ai Lavori pubblici Domenico Muià e quello alle Attività produttive Giuseppe Arevole, c'è la rottura di quel patto. In Calabria non si deve. In Calabria non si può. La cupola mafiosa – di cui la cosca Longo in questo caso è un tassello "locale" – non può permettere che passi il messaggio che qualcosa in questa terra può cambiare.

Per questo Polistena oggi non deve essere considerato dalla stampa, dalla politica e dalla società civile "un" caso ma "il" caso calabrese da portare alla ribalta nazionale per le sue esplosive conseguenze e badate bene – come sapete del resto – che me ne frego che al potere ci siani i nipotini di Lenin o Stalin. Potevano esserci anche i pronipoti di Hitler che il discorso sarebbe stato uguale.

C'è un'avvertenza però della quale tenere sempre conto in Calabria: quando si prende un voto su due (il 50% degli aventi diritto) vuol dire che quel "sistema" (o una parte più impunita) ha votato anche per quelli che oggi sono al potere. La 'ndrangheta fiuta l'aria ancor prima che il vento si alzi e anticipa le mosse. Ergo – questo è il legiuttimo dubbio – nella massa di voti "comunisti" e di opinione, si è infiltrata una quota parte di voti indirizzati. Consapevolmente o solo nella speranza, da parte della cupola, che potessero contribuire alla vittoria in cambio di qualcosa. Questo è bene che il sindaco lo capisca perchè la mia sensazione – ma posso sbagliarmi – è che ritenga che nell'urna siano cadute solo schede a prova di verginità mafiosa. Questa ipotesi scolastica viene respinta però con sdegno dal sindaco la cui campagna elettorale, va sempre ricordato, è stata all'insegna di una coraggiosa caccia del voto pulito, evitando case e quartieri che da altri vengono (e sono stati) allegramenti battuti nel passato. "Sono stato quello – ricorda Michele Tripodia gridare dai palchi che i voti della mafia non li volevo, nessun contatto neppure accidentale". Indiscutibile e infatti ora gliela fanno pagare.

Quel patto rotto dal sindaco Tripodi è fatto di piccoli ma straordinari passi che lui stesso ricorda:"Siamo un'amministrazione impegnata sul fronte antimafia: ci siamo costituti parte civile in un processo di mafia contro la cosca Longo, a gennaio, poi c'è stata da parte nostra la massima vigilanza su tutti i processi che riguardano l'urbanistica. Abbiamo ripristinato la commissione edilizia per dare maggiore attenzione sui procedimenti edilizi. Era stata cancellata dalla precedente amministrazione. Stiamo andando verso una pianificazione struttural
e del territorio e c'è un piano regolatore che facciamo rispettare
".

In realtà c'è qualcosa di ancora più forte che riguarda i lavori pubblici: la rescissione dei contratti pubblici di appalto se ci sono misure interdittive o altre informazioni che identificano l'impresa come mafiosa. Qualcosa che va oltre il semplice certificato antimafia, che oggi è uno strumento antimafia forte quanto può esserlo una pistola ad acqua rivolta verso chi ti punta contro una calibro 38. "Rescindiamo i contratti, questa è la verità", dice il sindaco. "Ne abbiamo già rescissi tre in due anni – continua Tripodi e un altro è in corso di rescissione. Queste clausole di rescissione le mettiamo belle chiare nel bando di gara. Questa amministrazione ha messo la lotta alla mafia come primo punto del programma: in ogni cosa vigiliamo perchè la mafia non entri e stiamo lavorando molto sulle persone e sulle coscienze".

Certo una riflessione sorge spontanea. Se dopo 40 anni e un sindaco antimafia – lo zio Mommo – che per primo ha rotto il muro di omertà testimoniando contro l'onnipotente cosca De Stefano (ma va! Sempre lei!) e che ha salvato la pelle solo perchè letteralmente strappato alla morte dai Carabinieri – vuol dire che: 1) le coscienze hanno dormito sonni lunghissimi fottendosene del coraggio degli amministratori; 2) la cultura mafiosa sta ingaggiando proprio per questo un braccio di ferro per dimostrare che è lei la più forte. La cupola non si tocca: se si tocca qui, nella Piana di Gioia Tauro, regno dei peggiori traffici tra Stato e antiStato, che figura farebbero gli uomini di 'ndrangheta? Suvvia non si fa così!

Due riflessioni amare e pericolosissime perchè mai come ora il sindaco si trova esposto a quegli appetiti della cupola "mafiosopoliticomassonicondranghetista" che vuole riappropiarsi di Polistena non solo o tanto per intercettare anche l'ultimo dei lavori pubblici ma per gridare a tutti che l'unico seme che regna nel mazzo calabrese è quello mafioso.

Per questo voglio vedere – nell'assenza di una rappresentanza parlamentare e persino in consiglio regionale dei Comunisti – che fine faranno le svenevoli solidarietà che sono giunte al sindaco in questi giorni da peones e politicanti.

Voglio proprio vedere se questa enclave comunista – brutta, sporca e cattiva – troverà orecchie pronte a raccoglierne il messaggio: guardate che qui a Polistena non c'è da santificare le ideologie ma si tratta di difendere il confine netto tra Stato e antiStato, ben sapendo che nell'antiStato ci sono pezzi deviati dello stesso Stato.

Per il momento – messaggi strappacore di solidarietà a parte – Tripodi ha parlato con il prefetto di Reggio Calabria, Vittorio Piscitelli, che gli ha comunicato che a breve saranno assunte misure a tutela e protezione. "Sono sereno, sembra ci sia collaborazione", conclude al telefono Michele Tripodi.

Sarà ma fossi in lui comincerei a guardarmi intorno e contare gli amici. Almeno saprei da chi guardarmi le spalle.

Buona vita.

  • Francesca FURCIVIA |

    Se penso che nella mia terra la Calabria, i “mangia bambini” non hanno mai governato… E adesso dopo essere stati, durante il regno delle due Sicilia, tra le aree piu ricche, siamo diventati dopo 50 anni, una terra distrutta e depredata dalla vecchia DC e la Dx , mi chiedo ma i miei corregionali quando aprono gli occhi… La speranza e l’ultima a morire…. Speriamo che prima muoiono i masso-ndraghetisti…

  • galullo |

    Caro Emilio Ierace (questa almeno è la mail che solo io posso vedere)
    probabilmente la confusione è nel suo cervello. Inutile spiegarle che dopo 2 nanosecondi ho corretto Mimmo con Mommo e Michelangelo con Michele (la fretta di metterlo in rete e il ritorno da una visita al cimitero. Non che debba giustificarmi con una persona come lei che non conosco e non voglio conoscere, ma è solo la cronologia, così, per per farle capire).
    Tralascio – ripagandola facilmente e con massimo godimento con la sua stessa moneta – l’uso improprio della lingua italiana (consensiente? E che vor dì? E, di grazia, “mamma confusione” chi è, una sua parente) per spostarmi su quello che scrive. Ecco: non ci ho capito un acca e sfido chiunque a capire. Ma cosa voleva dire? Ma di quale equazione sta parlando? Ma cosa ha letto? Bah! Grazie per l’informazione sui lauti guadagni della famiglia Versace alla quale – mi auguro – risponda qualcuno.
    Io rispondo del fatto che a differenza sua ci metto nome e cognome e che sotto commissione non scrivo neppure la lista della spesa. Sa com è, sono abituato a fare di testa mia fottendomene del mondo. Lei a chi risponde?
    saluti

  • scillacariddi |

    Ecco il Galullo che apprezzo e ammiro.
    E grazie anche al sindaco Tripodi per il suo coraggio e grazie,soprattutto,alla gente che ,votando Tripodi, fa capire all’ndrangheta e ,soprattutto,allo stato deviato e massonico che in Calabria non tutti sono comprabili e omertosi e sia chiaro,i calabresi onesti sono la grandissima maggioranza.
    Anche a Catanzaro ,come a Polistena, ci sono stati segnali incoraggianti grazie a Salvatore Scalzo.Quindi forza.
    Questi sono segnali che il risveglio,seppur lieve, c’è e questo fa paura,eccome.
    Piano,piano,ne sono convinta, e su ciò sono più ottimista di lei Galullo, la goccia d’acqua scaverà la roccia e gli ndranghetisti spariranno per sempre.
    Paola

  • bartolo |

    caro galullo, non ci rimane che interpretare il suo post come la fine dei comunisti. loro, infatti, paradossalmente, erano forti solo durante l’epoca in cui mangiavano i bambini. poi, man mano, sono stati divorati dalla cupola massonica-mafiosa-politica.
    ad un’analisi perfetta, come quella sulla composizione della ndrangheta costituita da ignoranza, scienza e controllo del territorio, ha fatto seguire una serie di congetture che hanno una forte presa giornalistica, ma, ahimè, non offrono alcun contributo per la neutralizzazione ed il superamento dell’indegna miscela (esplosiva?). vede galullo, quando i comunisti mangiavano i bambini, nel medesimo tempo si preoccupavano anche di assistere quei poveri padri rimasti orfani e inconsolabili. si preoccupavano davvero, i comunisti, di difendere i lavoratori e tutte le fasce deboli di una società, quella meridionale degli anni pre-novanta, ai margini della fame più nera e della conseguente legalità. e a nessun comunista veniva in mente, all’epoca, (sono dovuti arrivare gli oscuri superatori del vecchio pc) d’invocare leggi speciali contro i lavoratori più umili. che, non di rado, venivano accostati alla ndrangheta vecchia maniera, quella arcaica, basata sull’onore e il rispetto, anzi, da questi, i comunisti, hanno attinto per crescere. la campagna che mangiavano i bambini era orchestrata ad arte dai vecchi latifondisti e dai loro fattori, questi, per intero, legati ai democratici, tanto buoni, quanto legati al dettame evangelico del porgi l’altra guancia. e più guance porgevano, più calci nel culo menavano.
    caro galullo, per credere, bisogna toccare. ed io ho toccato. peregrinando per tre anni all’interno del circuito di alta sicurezza, quello in cui vengono reclusi i pericolosi criminali della ndrangheta, ho toccato con mano che almeno il 95% dei medesimi ignora cosa sia la ndrangheta e persino la miscela infame che la compone. veramente peccato, non esistano più i mangiatori di bambini, solo loro avrebbero avuto la forza, la dignità e la morale di combattere gli evangelizzatori del porgi l’altra guancia. oggi, li potremo chiamare evangelizzatori dell’antimafia.

  • emilio |

    Mamma confusione in questo articolo. Si capisce che si tratta di un dettato su commissione, tanto che confonde Michelangelo figlio di Mommo con Michele nipote di Mommo.. Evidentemente sfugge al giornalista che la lista dei Tripodi dediti alla sola politica è molto più lunga di quanto s’ immagini. Ma ciò che fa più riflettere è l’equazione _ politica=massoneria:tripodi=Y … Ebbene quell’Y in equazione é presto risolta. Se è vero che a Polistena le attività mafiose sono da ricondursi alla famiglia Longo/Versace, sarà altrettanto vero che l’allora sindaco Mommo Tripodi (molto consensiente) stipulava per circa un ventennio, un contratto di locazione con la famiglia Versace, procurando loro immani guadagni, e lo stesso stabile oggi è stato confiscato dallo stato perchè ritenuto un bene dei mafiosi. Dunque quella incognita Y sta per mafia?

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