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Giorgio Squinzi: “Legalità e antimafia sono temi nazionali ed europei. Negarlo vuol dire aiutare le mafie a penetrare nell’economia”

Pagina 23 dell’odierno discorso di investitura. Giorgio Squinzi, neo eletto presidente di Confindustria, si ferma per far capire che l'azione propulsiva di Confindustria Sicilia, della Confindustria di tutto il Mezzogiorno che è entrata con forza sui temi della legalità e dell'antimafia, continuerà anche con il suo mandato. Come prima. Se possibile, più di prima.

E dice una cosa basilare e una che dovrebbe essere scontata (che non vuol dire banale. Semmai il suo contrario).

Quella basilare è che “sarebbe sbagliato e dannoso – ha affermato Squinzicontinuare a pensare che legalità e antimafia siano temi solo del Mezzogiorno. Ormai, purtroppo, hanno portata nazionale ed europea. Negare questo dato di fatto, o sottovalutarlo, significa aiutare la criminalità a penetrare meglio nel tessuto economico e industriale”.

Queste sono le parole che un industriale del nord, a capo della comunità nazionale di imprenditori, deve pronunciare forti e chiare per avvisare i naviganti: le mafie sono un problema (un dramma) dell’Italia: da Bolzano a Pantelleria. E le ha pronunciate. “Legalità e imprenditoria – ha continuato – sono un binomio inscindibile. Questo dovrebbero saperlo tutti gli imprenditori. E lo sapevano gli imprenditori che in alcune zone del Paese hanno pagato con la vita la determinazione a continuare il loro lavoro. A questi uomini coraggiosi va tutta la nostra riconoscenza. E soprattutto il nostro impegno a evitare che, nel futuro, siano necessari sacrifici così grandi”.

Lo sapeva benissimo, a esempio, Libero Grassi, palermitano, che quando oltre 20 anni fa denunciò la mafia venne messo ai margini da Confindustria. Oggi ne guida invece – sui temi della legalità – idealmente la rotta. “Nel Mezzogiorno, Confindustria ha iniziato a espellere iscritti collusi e, soprattutto – ha affermato Squinzia stare concretamente a fianco delle vittime. Sono state fatte importanti proposte sul rating di legalità per le imprese e sul riutilizzo dei beni sequestrati ai mafiosi. Con nostra grande soddisfazione, la prima proposta è diventata legge dello Stato”.

La cosa scontata – non banale se non per chi, ahimè, si riempie solo la bocca di legalità ma alle parole non fa seguire atti – è quel che ha detto poi Squinzi: “ Il rispetto della legalità è essenziale per la convivenza civile. Ma è anche condizione indispensabile per gli investimenti delle imprese e per il buon funzionamento del mercato”.

Bene confermarlo e bene dirlo come ha fatto Squinzi: senza legalità le imprese non investono. E’ una conditio sine qua non. Punto. Inutile girarci intorno. Come è giusto andare alle parole conclusive del neo eletto presidente: “É, inoltre, preferibile un portafoglio chiaro di agevolazioni e crediti specifici che premino chi fa ricerca ed esporta, il lavoro regolare, le imprese che non si piegano a racket e mafie”.

r.galullo@ilsole24ore.com

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