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Fare gli amministratori al Sud: una minaccia mafiosa ogni 36 ore – La Calabria al top

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Un’intimidazione o una minaccia mafiosa ogni 36 ore. E’ questa la media con la quale ormai viaggiano gli amministratori e i dipendenti pubblici locali. Al sud ma, sempre più spesso, anche al centro-nord. L’Associazione Avviso Pubblico, nel rapporto che presenterà oggi a Roma, le ha messe in fila: nel 2010 gli episodi sono stati 212.

In 145 casi (68% del totale) nei confronti di amministratori locali, in 23 casi (11% del totale) nei confronti di personale della pubblica amministrazione, in 11 casi (5% del totale) nei confronti di candidati a ricoprire un ruolo politico, in 8 casi (4% del totale) nei confronti di parenti degli amministratori in carica e in 6 casi (3% del totale) nei confronti di ex amministratori. A questi dati vanno aggiunti i 19 casi (9% del totale), che sono stati registrati come atti vandalici nei confronti dei municipi o di altri uffici comunali.

Le regioni con il maggior numero di episodi di intimidazioni e minacce sono al sud – Calabria con 87 casi (41% del totale), Sicilia con 49 (23% del totale) e Campania con 29 casi (14% del totale) – ma non mancano casi di intimidazioni pesanti nei confronti di sindaci, assessori, consiglieri e funzionari della pubblica amministrazione anche in Sardegna (25 casi, il 12% del totale), Puglia (11 casi, 5% del totale) e, in numero limitato, nel Lazio (5 casi), Liguria (3 casi), Basilicata, Abruzzo e Marche (1 caso ciascuna).

La situazione appare particolarmente grave in Calabria dove ben il 13,7% delle amministrazione comunali (56 su 409) ha subito almeno una minaccia, intimidazione o attentato nel corso del 2010. Il dato diventa ancora più preoccupante nelle province di Crotone e Vibo Valentia, zone caratterizzate dalla presenza di cosche particolarmente violente. Nella prima la percentuale arriva al 18,3% (5 comuni su 27) e nella seconda al 18% (9 comuni su 50). Seguono Cosenza (13,5%) e Reggio Calabria (12,3%).

La Calabria è attualmente la regione più colpita anche dagli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazione mafiosa (7 comuni commissariati più la Asp di Vibo Valentia), un fenomeno che non poche volte si è incrociato con quello delle intimidazioni. I Comuni dove si sono registrati più casi di intimidazione e di minaccia nel 2010 sono stati quelli di Isola Capo Rizzuto (Crotone) Sant’Agata d’Esaro, Fuscaldo e Rossano (Cosenza), Catanzaro e Lamezia Terme, Reggio Calabria.

Anche in Sicilia percentuali molto alte. A esempio nella provincia di Agrigento risulta colpito almeno una volta il 16,3% dei comuni (7 su 43). Segue Caltanissetta con il 13,6%. Più casi di intimidazioni e minacce si sono registrati ad Agrigento, Favara (Agrigento), Partinico e Caccamo (Palermo), Gela e Niscemi (Caltanissetta).

In Campania il dato più significativo è per la provincia di Napoli con il 13%. In particolare, i fatti censiti nel rapporto di Avviso Pubblico hanno evidenziato minacce e intimidazioni nei comuni di Portici, Castellamare di Stabia e Boscoreale.

In Sardegna si segnalano, in particolare, i comuni di Ottana e Siniscola (Nuoro).

Le minacce e le intimidazioni non si fermano neppure davanti alle amministrazioni sciolte per mafia dove operano le commissioni prefettizie. Tra il 2008 e il 2010 in Sicilia sono stati interessati i comuni di Siculiana (Agrigento) e Vallelunga Pratamento (Caltanissetta); in Campania il Comune di Arzano (Napoli); in Calabria i comuni di Rosarno e Condofuri (Reggio Calabria); in Puglia i Comuni di Surbo (Lecce) e Francavilla Fontana (Brindisi); nel Lazio, infine, il Comune di Fondi.

LA CLASSIFICA PER PROVINCE

Le province con il maggior numero di episodi di intimidazioni e minacce sono ancora al Sud. In Calabria la provincia che registra il maggior numero di casi è Cosenza (25 casi), seguita da Reggio Calabria (22 casi) e Catanzaro (21 casi);

In Sicilia la provincia che registra il maggior numero di casi è Palermo (17 casi), seguita da Agrigento (10 casi), Catania (6 casi) e Caltanissetta (5 casi). Le province di Messina, Ragusa e Trapani fanno registrare 3 casi ciascuna; 2, invece, sono i casi in provincia di Siracusa.

La somma delle minacce e delle intimidazioni registrate in provincia di Palermo e Agrigento (27 casi) è superiore alla somma degli altri episodi di intimidazioni verificatisi nel resto delle province siciliane (22 casi). Nessuna minaccia e intimidazione risulta dalla provincia di Enna.

In Campania la provincia di Napoli registra il dato in assoluto più elevato di minacce e di intimidazioni rispetto alle provincie di Caserta, Salerno e Benevento (20 casi contro un totale di 9). Non risultano minacce segnalate nella provincia di Avellino.

In Sardegna sono le province di Nuoro e di Cagliari quelle dove si registrano il maggior numero di atti intimidatori nei confronti di amministratori locali con, rispettivamente, 9 e 6 casi.

In Puglia la maggior parte delle minacce e delle intimidazioni si registra nella provincia di Barletta-Andria-Trani (4 casi) e, in numero inferiore, nelle province di Lecce e di Foggia (2 casi ciascuno).

I PRIMI MESI DEL 2011

La Calabria si conferma anche per il 2011 come la regione dove gli amministratori locali subiscono più intimidazioni e minacce. Nel focus di Avviso Pubblico sono stati censiti 26 episodi. La provincia più colpita è Reggio Calabria (10 casi), seguita da Crotone (6 casi), Vibo Valentia (4 casi), Catanzaro e Cosenza (3 casi ciascuno).

Da rilevare che nel corso di quest’anno si sono registrate delle intimidazioni e delle minacce nei  confronti di donne-sindaco: in particolare nei comuni di Isola Capo Rizzuto, Monasterace e Rosarno.

In provincia di Reggio Calabria è stato ucciso un consigliere comunale.

In Sicilia 12 casi, la maggior parte dei quali è concentrata nella provincia di Agrigento (8 casi), seguita da quella di Caltanissetta e Palermo.

In Sardegna 7 casi, in Puglia 5 casi, in Campania 3 casi.

Le minacce nei confronti di amministratori locali e funzionari di pubblica amministrazione si sono registrati anche nel centro-nord. In particolare, ancora una volta in Liguria, a Ventimiglia, e per la prima volta in Toscana, nei confronti del sindaco di Follonica (Grosseto), Eleonora Baldi.

r.galullo@ilsole24ore.com