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Relazione Dia/4 Cento clan di camorra: continua il progetto espansionistico in Italia e all’estero

Nell’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia, che da alcuni giorni sto mettendo sotto la lente (si vedano in archivio i post degli ultimi 4 giorni) un capitolo disarmante è dedicato, ritualmente, al “Sistema”, vale a dire alla polverizzazione camorrista campana che con i suoi 100 clan censiti dalla Dia (per difetto) continua a mangiare la società e l’economia della regione e non solo.

La relazione sulle organizzazioni criminali campane è devastante perché si ha l’idea chiara di clan che asfissiano il territorio, con complicità (a tutti i livelli, a partire da quello politico) che lasciano poche speranze di ripresa a una terra pur meravigliosa.

In questo quadro non ci si può certo meravigliare se, con le enorme risorse accumulate soprattutto dai Casalesi, continui il progetto espansionistico del “Sistema” oltrefrontiera, mettendo così sempre più a rischio interi sistemi economici e sociali.

Un film già visto, certo, ma quel che mette paura è il fatto che i sequel continuino e dunque ci troviamo di fronte ad un’antologia “cinematografica” sempre più lunga.

Nel Lazio ormai la situazione è disperata. Non solo Roma dove pure, il 4 luglio 2010 nel residenziale quartiere Aurelio fu ucciso Carmine Gallo, detto ‘o luongo, collaboratore di giustizia che stava rendendo importanti dichiarazioni sul clan Gallo-Limelli-Vangone di Torre Annunziata. Non solo Ostia, lido balneare alle porte della Capitale ma anche e soprattutto Latina, provincia ormai infestata dalla presenza camorristica.

Ma è tutto il Lazio ormai a subire l’influenza delle mire espansionistiche dei clan camorristici. Frosinone, Cassino, Gaeta, Sabaudia, oltre all’immancabile Fondi sono solo alcune tra le tappe di colonizzazione della camorra.

LOMBARDIA MON AMOUR

Impossibile pensare che la Lombardia non rientri nelle mire espansionistiche e, anche in questo caso, mentre Milano è una certezza, appare più preoccupante il costante progredire in province come Bergamo e Como dove i soldi del narcotraffico vengono reinvestiti in attività commerciali e imprenditoriali.

Nel Nord-est la nuova frontiera è il Friuli-Venezia Giulia dove le ultime informazioni della Dia evidenziano le ramificazioni di camorra non solo a Trieste ma anche a Lignano Sabbiadoro e Latisana. Insomma in questa regione – dove la presenza di Cosa nostra siciliana è storia, a partire dalla presenza dei clan gelesi e dove la ‘ndrangheta non sembra ancora essere sbarcata – è la camorra la concorrente che avanza nella geografia dell’economia criminale.

In Emilia-Romagna la storia è già scritta e, dunque, la camorra cammina serena. Migliarino (Ferrara), Monterenzio (Bologna), Medesano (Parma, provincia già ampiamente battuta dai clan), sono le nuove tappe della via crucis.

Saltando Liguria e Toscana, dove la situazione è stabile (ma non per questo meno preoccupante), vale la pena soffermarsi su Umbria e Marche, regioni ritenute, fino a qualche decennio fa “vergini”.

Soprattutto in provincia di Perugia, di Ancona (dove è stato documentato l’insediamento di un esponente del clan Aprea-Cuccaro del quartiere Barra di Napoli) e Macerata, sono state segnalate le presenze più pericolose.

ALL’ESTERO

La propensione internazionale è ancora una volta certificata anche dall’ultima relazione. Germania, Belgio, Regno Unito, Polonia, Romania, Paesi Bassi, Perù, Colombia e in generale il Sud America, oltre all’immancabile e insostituibile Spagna, sono i Paesi in cui la camorra vive di traffici (droga, armi, tabacchi, gioco) ormai consolidati.

Amigos, secondo voi c’è da preoccuparsi o, come recita il Governo (questo come i precedenti, sia chiaro!), va tutto bene madama la marchesa?

4– the end (i precedenti post sono stati pubblicato il 22, 24 e 25 agosto)

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • alexio |

    Bene adesso che si sono individuati…spezzargli le gambe no??

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