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Porti di Gioia Tauro e Corigliano: 2 miliardi per lo sviluppo che fanno gola alla ‘ndrangheta

Se 1,6 miliardi vi sembran pochi, state certi che per gli appetiti delle cosche della Piana di Gioia pochi non sono. Un enorme volano per lo sviluppo dell’area portuale ma anche un dolce irresistibile per le “famiglie”.

Nei giorni e nelle ore in cui continua la sceneggiata sul futuro dello scalo calabrese di transhipment, è giusto fare due conti in tasca alle risorse che – al netto di quelle che già vengono controllate dalla ‘ndrangheta di Rosarno e Gioia Tauro – arriveranno o stanno già affluendo nell’area portuale.

Innanzitutto quelle previste per il rigassificatore di cui si parla da anni e che da tre è in attesa di essere sbloccato nonostante il Consiglio superiore dei lavori pubblici fosse stato a un passo dal via libera. Distinguo e appunti ne stanno rimandando la partenza che dovrebbe premiare il gruppo Sorgenia. L’investimento previsto era di circa 900 milioni ma ormai si dovrebbe viaggiare verso il miliardo. Nonostante i protocolli di legalità e il continuo presidio di Forze dell’ordine, le cosche già da tempo stanno studiando come avvicinarsi a quel miliardo che considerano una riserva di ossigeno incredibile per i portafogli sempre più colpiti da sequestri e confische, oltre che per riaffermare il controllo del territorio.

Da loro potrebbero infatti, ancora una volta, dipendere non solo le assunzioni ma anche la filiera dei subappalti e dei servizi.

Oltre al miliardo per il rigassificatore ci sono almeno 200 milioni dell’accordo di programma quadro e circa 263 milioni che Rfi vorrebbe o dovrebbe mettere sul tavolo per riconvertire o costruire infrastrutture ancora carenti. Proprio i “binari” sono uno dei nodi principali delle vicenda non solo portuale ma anche dell’area industriale che presenta contraddizioni e deficienze inaccettabili per una regione che vuole competere con i grandi bacini mediterranei.

Novanta milioni sono quelli che la Regione ha messo sul piatto per lo sviluppo del Porto e almeno 23 quelli che dovrebbero andare per il polo tecnologico. Diversi altri rivoli prevedono svariati milioni per interventi che portano il montepremi ben oltre il miliardo e 600 milioni.

CORIGLIANO

In queste ultime settimane, in cui le forze economiche, quelle imprenditoriali, quelle sindacali, oltre alle cosche, restano alla finestra sul futuro di un porto che non è certamente insensibile ai diversi interessi, legittimi e no, c’è però un altro porto che sfugge alla luce dei riflettori: quello di Corigliano.

Se quello di Gioia Tauro da sempre è sotto il mirino delle cosche, la certezza che lo sia anche quello di Corigliano-Schiavonea lo dicono le recenti inchieste della magistratura.

Ma attenzione: c’è una cosa che emerge in filigrana dalle inchieste, dalle attuali indagini e dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia: dalle cosche della Piana di Gioia Tauro, in particolare da quelle di Rosarno, “dipendono” le cosche di Corigliano. Questo vuol dire che esiste un asse molto molto forte tra le due sponde marittime calabresi che sono pronte, nel caso di futuro disimpegno economico e politico nell’area portuale di Gioia Tauro, a spingere l’acceleratore sull’area di Corigliano che non ha e non avrà probabilmente mai una valenza nazionale e tantomeno internazionale ma che è comunque in fase di sviluppo. La stessa Autorità portuale di Gioia concorda sulla necessità di fare rete con Corigliano e Palmi. Di riffa o di raffa nei prossimi anni sono previsti investimenti per centinaia di milioni che non saranno paragonabili a quelli di Gioia ma fanno pur sempre gola.

L’ultima inchiesta significativa, del resto, testimonia gli appetiti sullo scalo di Corigliano che, oltretutto, leggendo le carte processuali come ho fatto in questi giorni, retrodata a metà anni Novanta le prime sostanziose mire delle cosche nelle attività interne al Porto.

IL RACCONTO DI UN PM ANTIMAFIA

Più delle inchieste – sulle quali tra un secondo tornerò – contano anche i fatti. Alcuni giorni fa un magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro mi raccontava che le vie di accesso al porto sono praticamente incontrollabili. “Al porto e dal porto – mi ha detto sconsolato – può arrivare ed essere consegnato di tutto. Ogni sorta di traffico si può svolgere senza essere efficacemente combattuto. E’ vero che c’è un presidio della Capitaneria di Porto ma è altrettanto vero che controllare tutto è impossibile. Senza contare la violenza e la protervia delle famiglie mafiose. Si figuri che mesi fa facemmo posizionare enormi blocchi di cemento per bloccare l’accesso alle vie usate dai malavitosi. In una notte sono stati rimossi tutti e ora tutto è tornato come prima e con le forze in campo che abbiamo e una battaglia persa in partenza”.

LE TESTIMONIANZE

Nell’operazione “Santa Tecla” condotta il 21 luglio 2010 dalla Dda di Catanzaro ci sono le testimonianze sulle estorsioni ai danni di imprenditori che operano all’interno dello scalo commerciale dell’area jonica. A partire da un’impresa che trasportava combustibile per la centrale di Crotone. A essere sotto schiaffo era il capitano della nave.

Il 14 dicembre 2007, Carmine Alfano, attualmente collaboratore di giustizia interrogato, parlerà del ruolo dei fratelli Franco e Mario Straface (arrestati nell’operazione e fratelli dell’ex sindaco di Corigliano Giuseppina, anch’essa indagata ma per la quale il 21 giugno è giunta l'archiviazione delle accuse) e del loro ruolo all’interno dello scalo che, ricordiamolo, ricade sotto l’Autorità portuale di Gioia Tauro. Parla di un’altra estorsione, inizialmente andata a vuoto perché la vittima considerava di essersi già “tutelato”, e poi conclusa con un pizzo di 20mila euro all’anno.

E l’8 gennaio 2010 Alfano ricorderà come i fratelli Strafacenon avevano solo la possibilità di lavorare nel porto ma avevano anche l’azienda già sistemata senza dovere assumersi costi per l’installazione dell’azienda medesima”.

Il 4 luglio 2008 i finanzieri interrogheranno l’imprenditore Francesco Mario Labonia, per quel che attiene l’ingerenza degli Straface nell’area portuale e le estorsioni subite. Inizialmente Labonia tiene un comportamento omertoso senza però poter evitare di ammettere che la propria impresa perse il monopolio dello scarico e carico merci, nel 2003, a vantaggio dei fratelli Mario e Franco Straface e che, nel corso del 2005, vendeva una delle proprie gru, impiantata presso l’area portuale e che, infine, nello stesso periodo, subiva l’incendio doloso di un’abitazione che utilizzava per le vacanze.

Ecco il testo dell’interrogatorio.

Domanda: Conosce e che rapporti ha con i fratelli Straface?

Risposta : Da premettere che nel 2002 iniziava l’attività di carico e scarico merci nel porto di Corigliano tale Perri Santino di Cantinella,
titolare di impresa edile. Successivamente nel 2003, a causa di problemi economici, la società del Perri veniva rilevata dai fratelli Straface con la Citrea srl. Ai fratelli Straface sono riconducibili la Corigliano Shipping, come agenzia marittima, che ha come soci anche gente di Gioia Tauro, e la predetta Citre, che svolge tra l’altro attività di carico e scarico nell’area portuale. Attualmente i fratelli Straface sono concorrenti della Maresud all’interno del porto.

Vincenzo Curato, anch’egli pentito, il 6 marzo 2010 dichiara al pm Vincenzo Luberto: “Precisamente tutti i soldi delle estorsioni che si raccoglievano a Schiavonea al porto, alla ditta del porto e a Schiavonea, venivano consegnati a…OMISSIS …. Precisamente, per non farsi vedere che andavano a Corigliano paese determinate persone – perché siccome Corigliano paese è una zona calda, battuta dai carabinieri –per non farsi vedere questi personaggi, perché sennò in automatico ti danno la sorveglianza e altri problemi, fermi ci sono e cose, usavano…OMISSIS…”.

Per il momento mi fermo qui

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica intorno alle 00.10. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

  • giuseppe |

    la dimensione dell’investimento per i rigassificatore è impessionante. è molto di più di quel famoso vecchio decreto reggio che ha sconvolto la storia dei calabresi negli anni ’80. oltre al miliardino! ci sono interventi aggiuntivi cosiddetti compensativi che fanno salire la “torta” del 30/40% …. caro roberto la sfida tra bande politiche e tra bande criminali purtroppo potrebbe essere un ulteriore regressione per la regione.

  • YELLOW13 |

    Alla larga.
    Meglio Tangeri.
    C’è meno assenteismo e meno malavita, il che è tutto dire.

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