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Lavori Expo 2015/ Le cosche di Gela scendono a patti con la ‘ndrangheta per entrare nel grande business

Il 9 luglio 2009 Nunzio Di Gennaro si trova a bordo della sua Mercedes classe A con la figlia Stefania.

Non sa che nella sua auto ci sono le microspie che rimbalzano alla sala ascolto della Procura di Caltanissetta quel che dicono.

Sono le 9 di mattina e con la figlia, Nunzio Di Gennaro si lamenta del difficile periodo economico che stanno passando e della difficoltà nel trovare lavori. Lui si occupa di edilizia.

Nunzio fa scuola alla figlia e gli spiega i meccanismi attraverso i quali stava cercando di inserirsi in importanti lavori in Lombardia e di come era riuscito a recuperare alcune somme di denaro grazie all’intervento di Vincenzo Morso.

Ma chi sono Di Gennaro e Morso?

Una cosa diciamola subito: sono due degli oltre 60 indagati per associazione a delinquere e reati di vario tipo (dal traffico di droga e via dicendo), arrestati nell’ambito dell’Operazione Tetragona che il 15 maggio ha portato la Dda di Caltanissetta a svelare l’asse Gela-Genova-Milano lungo il quale le cosche nissene (in special modo Rinzivillo) facevano affari in provincia di Caltanissetta e al Nord. Sull’Operazione Tetragona si vedano i miei precedenti post del 3 e del 6 giugno.

IL PROFILO DEI DUE

Il primo, Di Gennaro, scrive il Gip nisseno Carlo Ottone De Marchi che ha firmato l’ordinanza, è uno dei tanti imprenditori “puliti” messisi stabilmente a disposizione di Cosa nostra per trarne un illecito tornaconto sotto forma dei benefici indotti, collegati all’esercizio dell’impresa mafiosa: abbattimento dei costi, acquisizione di subappalti, imposizione delle forniture etc.

Frequenta assiduamente Vincenzo Morso, secondo la Procura dal 2008 figura apicale della famiglia di Gela di Cosa nostra.

Morso, gelese ma da tempo residente a Genova, ha sempre goduto all’interno della famiglia di Cosa nostra, in particolare nel contesto legato agli Emmanuello, di ampio credito e rispetto. E’ stato condannato anche per il reato di associazione mafiosa (sentenza irrevocabile  della Corte d’appello di Genova) per avere fatto parte sin dal 1982 dell’organizzazione Cosa nostra,  con ruolo di capo ed organizzatore di una “decina” finalizzata principalmente al traffico di sostanze stupefacenti.

La Procura di Caltanissetta è convinta che Di Gennaro abbia “spessore criminale” e sia “figura ancillare in grado di favorire gli interessi del sodalizio mafioso in particolare inserendosi nel sottobosco dei subappalti collegati alla costruzione di opere avviate in vari territori del nord d’Italia”.

In più di una circostanza Morso rivendica i propri meriti nelle fortune della società di fatto instaurata con Di Gennaro e il conseguente diritto alla partecipazione dei relativi utili.

In tutte le conversazioni intercettate Di Gennaro si dimostra ben a conoscenza delle dinamiche interne alla famiglia gelese, così ad esempio dei rischi corsi dal boss di Cosa nostra Rosario Vizzini (si veda il post di venerdì 3 giugno), salvatosi grazie ad un intervento di Morso a suo dire motivato solo da una forma di rispetto dovuta nei confronti di Antonio Rinzivillo, detenuto, rappresentante del mandamento mafioso di Gela prima dell’avvento di Daniele Emmanuello, ucciso nelle campagne di Enna il 3 dicembre 2007. Di Gennaro, tipico esempio per la Dda nissena di imprenditore apparentemente pulito, ribadisce “ad ogni piè sospinto come il suo successo professionale sia legato proprio al ruolo fondamentale svolto da Morso”.

I LAVORI PUBBLICI

In quella famosa telefonata del 9 luglio 2909 Di Gennaro spiega alla figlia che a Milano, come sintetizza la Procura di Caltanissetta, “le organizzazioni mafiose controllavano tutti i grandi appalti, avvalendosi di persone pulite a cui affidare detti lavori, riciclando nel contempo denaro derivante dal traffico di droga e dalle estorsioni” e ad un certo punto si lancia in una filippica che attira l’attenzione di chi li ascolta. Spiega alla figlia che se alcune situazioni di lavoro fossero andate bene, avrebbe dovuto trasferirsi a Milano, affermando che tutti i lavori relativi all’Expo 2015 del capoluogo lombardo se li stava aggiudicando la ’ndrangheta calabrese ma che, comunque, lui stava cercando di inserirsi grazie ad Enzo Morso, che si era fatto la galera con personaggi in gradi di farlo entrare, bussando, alla grande spartizione dei lavori, che vede le cosche calabresi padrone assolute in Lombardia.

EXPO 2015

Nella chiacchierata ad un certo punto Nunzio dice alla figlia Stefania: “fino al 2015 ci sono… ci sono… 15 miliardi di euro di fare… 30.000 mila miliardi praticamente no… c'è tutta una città da costruire… magazzini… capannuna… fiere.. tutte… inc… negozi… e lì vediamo un pò… se riusciamo ad entrare che io qua non… inc… preferisco là… mi trasferisco… mi affitto l'appartamento lì… e vengo poi a fine settimana… ogni quindici giorni… un mese… non ho soldi…. inc… cosa vuoi che ti dico… mandiamo un pò di gente e lavorare… ci portiamo un po' di gente ma sta capendo..?”

Insomma: spera di entrare nei lavori per Expo 2015 e di portare un po’ di gente a lavorare da Caltanissetta, la provincia con il più alto tasso di disoccupazione in Italia, a Milano. E poi dicono che non è vero che la mafia dà lavoro! Fetuso chi lo pensa!

La figlia Stefania risponde biascicando un “…eh…!” e il padre per rendere chiaro il concetto prosegue: “… e lo sò… ma è… è così… inc… u sai quanti imbrugli ci sunnu… tu unn'hai mancu l'idea… i sotterfugi.. imbrugli ca ci sunnu… ni sti cosi qua… nun ce ll'hai l'idea… non c'è l'avete l'idea… io finalmente mi sono reso conto… che ho visto delle cose che… inc… non avevo mai visto e mai…”

Insomma: ci sono cose che voi umani…., più o meno come la battuta del replicante Roy Batty (interpretato da Rutger Hauer) nel film Blade Runner del 1982, per la regia di Ridley Scott.

Poco dopo Nunzio aggiungerà: “voi non avete idea di cosa ci sia dietro a questa cosa qua… perché poi si parla di giro di affari di miliardi… non è che si parla di 100 mila euro di 10 mila… si parla di centinaia di milioni di euro sono… ca… su.. su… su un c'era Enzo… tu chi pensi… mancu un centesimo cchiu pigghiavamu.. meno male…ca ci iu a… inc… ca Enzo canusc
iva na pocu di ste pirsuna… tramite sempre amici e… allora.. andata così… se no ero rovinato Stefà… ca avia a ffà… che c'ha avivati a ddiri.. un ci po dire nenti.. perché poi legalmente… no…. non fai niente…”.

E la lezione del padre alla figlia si conclude così: “purtroppo è così… allora… quando tocchi il piccolo a livello della facciata… un palazzo ca nell'ambito di… di un privato è diverso.. quando vai a toccare queste cose di qua… lavori grossi… inc.. c'è sempre o la mafia o la camorra o l'andrangheta sempre dietro… perché sono i punti di riferimento per riciclare il denaro dalle estorsioni… dalla droga… inc… e tutto… e perché ci sono dietro loro… perché c'è una forma per ricicla… e poi sono tutti d'accordo… anche politici… anche… la finanza… c'hanno pursuna na finanza… c'hannu pursuna… sono tutti d'accordo… perché mangiano tutti… hai capito com è”

Le mafie hanno persone dappertutto: nella politica, nella finanza, nell’imprenditoria…E con loro si attrezzano per spolpare Expo 2015.

Buon lavoro sindaco Giuliano Pisapia.

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica alle 0.15 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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