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Il sindaco di Scido in Aspromonte “è coso lordo e sbirro”. Ma la Procura di Palmi fa pulizia

Scido è un comune di 998 abitanti nel cuore della Aspromonte. La sua economia è legata principalmente all’agricoltura e all’artigianato e tra le maggiori produzioni ci sono (c’erano) le pipe intagliate a mano.

In uno “sputo” di paese come questo – vi chiederete voi – esiste la forza della ‘ndrangheta?

Ebbene sì. Non una bensì tre famiglie: Papalia, Italiano e Alvaro. Che poi non siano proprio native di Scido e che sulla zona abbiano le proprie sentinelle fedeli e prezzolate, chissenefrega! L’importante è che la legge delle cosche sia tale anche in questo buco di Aspromonte e che nulla si muova che loro non vogliano.

Oggi Scido sale agli onori della cronaca per un moto di ribellione di un amministratore locale – che denuncia la tentata estorsione – contro la criminalità. Viva Dio! Una rondine non fa primavera ma il segnale sembra essere incoraggiante.

La Procura della Repubblica di Palmi – il cui capo è Giuseppe Creazzo – ha infatti emesso un’ordinanza di custodia cautelare per tentata esorsione contro Domenico ed Eugenio Cammaroto e Enzo Serpentino. Nomi e cognomi che non ci docono assolutamente nulla. Ma attenzione. “I componenti della famiglia Cammaroto – scrive il Gip Silvia Caponesono tutti con precedenti per armi e associazione a delinquere”.

Cosa hanno fatto di bello i due Cammaroto in questione con il terzo, secondo l’accusa? Cercavano di spingere l’amministrazione comunale – in particolare il vicesindaco Giuseppe Tarsitani e attraverso di lui il sindaco Giuseppe Zampogna – ad affidargli appalti e lavori di vario genere. A partire dalla manutenzione boschiva. Lo scopo era di aggiudicarsi un ingiusto profitto a danno di terzi (in particolare chi aveva già avuto il compito, ed era una ditta di Reggio Calabria, di tagliare gli alberi, che da queste parti viene chiamata “martellata”).

E come facevano a invitare gli amministratori a più miti consigli? Ecco un breve rosario di gentilezze intercettato dalle Forze dell’Ordine: “le dica di stare attento, sennò faccio saltare il cervello con il Comune” (telefonata alla famiglia Tarsitani il 28 agosto 2010); “u sgaru ci vò…dicci che u sgaru  ci vò” (8 settembre); “ti ammazzo” (11 settembre, telefonata alla famiglia Tarsitani); “il prossimo sarai tu” (18 settembre alla stessa famiglia, con probabile riferimento ad un intimidazione avvenuta poco prima nella zona).

La frase più interessante è però la seguente: “voi state sbagliando, non ci state tenendo in considerazione e quando incontro il dottore (cioè il sindaco ndr) gli metto il ferro (la pistola ndr)  in testa e gli faccio capire che sta sbagliando”. Anche questa giocosa frase viene denunciata da Tarsitani alle Forze dell’Ordine.

Per capire quanto asfissiante sia la criminalità in quella zona (e dire che sono più piante che persone!) i pm scrivono: “E’ evidente che la delinquenza locale non può tollerare che i soldi della collettività possano finire nelle tasche di imprenditori e professionisti non della zona e ciò sia per un fattore squisitamente economico sia per un principio di controllo del territorio”.

I Cammaroto e Serpentino in nessuna riga dell’ordinanza vengono qualificati come appartenenti alla ‘ndrangheta ma leggete qui cosa scrivono a pagina 13 i due pm Enzo Bucarelli e Maria Pantano riferendosi all’episodio in cui volava la frase: “…non mi volete dare conto…” di Domenico Cammaroto, che suona come una frase rivolta all’intera amministrazione comunale.”…Allo stesso tempo Cammaroto in quella occasione manifestava la propria determinazione – lasciando intendere di essere forte di un potere rappresentativo tale da condizionare il consenso politico della comunità locale e derivante dalla sua posizione di un soggetto influente in quanto legato alla criminalità locale – a destabilizzare la stessa amministrazione prospettando di poter influenzare le stesse forze di maggioranza sino al punto da mettere in crisi la stessa Giunta”: ecco cosa scrivono i due sostituti nella loro richiesta al Gip.

E, tanto per gradire, cilegina finale sulla torta che i magistrati descrivono a pagina 14: Serpentino, in un colloquio con Tarsitani nel novembre 2010, gli avrebbe consigliato, con un lungo giro di parole, di prendere le distanze dal sindaco, definito “coso lordo e sbirro”.

La storia – per ora – è questa ma credo che non mancheranno sviluppi.

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • mariom |

    se ricordo bene, alla Regione della Calabria un consigliere regionale, santo zappala, parlava di legalità e lotta alla mafia e poi andava a cercare i voti ai Pelli di Santo Luca. alla fine è stato arrestato pure lui che diceva di odiare la mafia.

  • giorgio |

    conosco la gente di Scido perche sono nato a Scido e penso che alla fine tutte le cose saranno messe nel giusto ordine. Se prima vai a cercare certe persone, dopo le lezioni devi convivere con questa gente.
    il sindaco voleva scordare il passato ma questo torna sempre

  • Madic Roma |

    Anche se sono lontano dal luogo e non posso fare nulla di concreto esprimo tutta la mia solidarietà al sindaco ed al vice sindaco.

  • Paola |

    Be’ allora sn quattro poveretti che cercano di spartirsi una piccola torta anzi un pasticcino a suon di intimidazioni telefoniche..Certo sn cose brutte ma sempre poco rispetto a quello che avviene Impunemente nelle grandi citta’.

  • renzo |

    ancora pochi giorni e la Procura dovrà chiedere scusa a qualcuno degli arrestati. Possibile che nessuno se ne sia accorto che l’assessore Settineri della Giunta Zampogna è il cognato di Cammaroto e Serpentino e zio del piccolo Eugenio? Tutti e 4 in ottimi rapporti.
    Quali Appalti se nel Comune di Scidonon ce un soldo per fare nulla 😀

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