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Liste bloccate alle regionali: la sortita che fa il solletico alle mafie che inquinano i partiti

Senza freni e in maniera fieramente autoreferenziale il Governatore della Regione Calabria Beppe “Balù” Scopelliti ha rilasciato un’imperdibile intervista al settimanale Panorama nel numero in edicola la scorsa settimana che titola così sopra la sua foto in abito matrimoniale e sorriso “splindente”: “Giuseppe Scopelliti, Governatore in prima linea”. Gli altri, per Panorama, saranno in retrovia?

Ma Scopelliti parlava con uno dei tanti media della vasta area berlusconiana alla quale deve tanto e alla quale tanto dà, avendo abbracciato (politicamente) Sua Prestanza Psico-Fisico-Attitudinale nel giugno 2010.

Scopelliti, a ruota libera, incensa se stesso (“…io e la classe dirigente che rappresento siamo qui per voltare pagina”), gli strabilianti (ma invisibili) successi nella lotta alla mafia (“contrariamente a tanti paladini della legalità che parlano tanto ma poi fanno poco o nulla, la mia giunta è schierata in prima linea”) e la stessa Calabria che, da regione fanalino d’Europa sembra essere diventata il bengodi globale anche se oltre a lui nessuno se ne è accorto (“…l’abbattimento della burocrazia, l’utilizzo dei fondi comunitari, l’organizzazione della Protezione civile. E penso alla sanità *: per anni è stato un buco nero, con servizi meno che scadenti. In sette mesi si è invertita la rotta. È una scossa, questa, che ai colletti grigi proprio non piace”). Ma fa di più: loda la magistratura (“la Calabria ha la fortuna di contare su una magistratura eccellente”). Evidentemente ha in mente nomi e cognomi, molti dei quali a me sfuggono. Alla fine strappa le lacrime quando ricorda il suo lacerante distacco da Gianfranco Fini (“Quei giorni sono stati tra i più agitati della mia vita. Non ci dormivo la notte”).

Tra il rusco e il brusco Scopelliti lancia un’idea che sorprende il giornalista di Panorama come un morso di Mike Tyson sull’orecchio (“Panorama lo incontra per parlare della nuova legge anti ‘ndrangheta, e lui che fa?”Già, che ti fa, quel burlone di Scopelliti? “Tira subito fuori un’altra faccenda tanto importante. E inattesa”, gongola il giornale).

Poffarbacco! Oh mamma e che sarà mai, mi sono chiesto angosciato. Ero pronto a scenari inenarrabili, quando mi tocca leggere che: «Ho intenzione di proporre in Calabria una nuova legge elettorale: stop alle preferenze e introduzione delle liste bloccate».

Il senso della notizia è rimasto intatto, Giuseppe Scopelliti pare ancora fare il giornalista-editore”, chiosa soddisfatto il giornale.

Insomma per tenere le cosche lontane dal voto di scambio, abolire le preferenze (per almeno due legislature) e voto su lista bloccata, responsabilizzando i partiti, come accade per il voto al Parlamento. Queste sarebbero le due idee geniali e inattese. Ma il “porcellum” non l’avevano già inventato e rinnegato gli stessi geniali inventori?

Ora, ammesso che sia una notizia (al massimo la notizia è che il metodo cosiddetto “porcellum” piace ad un esponente di punta della destra proprio nel momento in cui la destra preme per tornare, anche a livello nazionale, alle preferenze), vorrei riportare due giudizi secchi-secchi sulla proposta-Scopelliti che – in pochi lo hanno notato – fa un’ammissione collettiva di colpa: riconosce cioè che il voto in Calabria (e al Sud) è inquinato dalle cosche oggi più di ieri (oggi per colpa del voto di preferenza che, in vero, c’era anche ieri e ieri l’altro e ieri l’altro ancora…).

I GIUDIZI DI LARATTA E BATTAGLIA

Uno è di Franco Laratta, parlamentare del Pd che lancia un missile terra-aria dritto dritto nella stanza del Governatore: “Quello che sfugge a Scopelliti è che il massimo dell'inquinamento mafioso si può avere proprio con l'elezione diretta del Presidente di una Regione! Come si fa a garantire che il presidente della Regione viene eletto senza il concorso determinante dei clan mafiosi? E nel frattempo gli consentiamo di scegliere i candidati certi delle liste bloccate, visto che alla fine sarà il candidato Presidente che avrà l'ultimo potere di scelta?”. Riflessine micidiale, che avrebbe abbattuto anche un aereo invisibile della Nasa!

L’altro giudizio – che sintetizzo da un articolo apparso su un sito locale, www.zoomsud.it  – è quello di un consigliere regionale, tal Demetrio Battaglia, ancora del Pd, che scrive: “E’ un’illusione pensare che togliendo ai calabresi il potere di scegliersi i rappresentanti, per delegarlo ai partiti, si possano fare passi avanti. Questa proposta, già avanzata proprio per la Calabria da osservatori come Angelo Panebianco, getta insieme all’acqua sporca anche il bambino e lo uccide. E il bambino è la democrazia calabrese, sono le energie pulite e trasparenti che solo la democrazia può fare emergere. Se allora si vuole veramente affrontare il problema, non per far crescere il proprio potere di capo-partito, né di dominus di gruppo di potere, si abbia il coraggio di una scelta radicale che darebbe forza alla Calabria lanciando un ponte verso nuove generazioni, merito, legalità, selezione di nuove classi dirigenti. Si definiscano in Calabria tanti collegi elettorali quanti sono i consiglieri da eleggere e li si elegga con un meccanismo uninominale, fermi restando i criteri della proporzionalità e del premio di maggioranza per bloccare i ricatti dei singoli. Si potrà poi meglio definire quale sia il modo migliore per dare corpo a queste esigenze. Ma di questo si tratta. E in questo quadro si potrebbero anche impegnare i partiti a non promuovere liste fai da te”.

Inutile dire che il missile terra aria di Laratta non ha bisogno di essere spiegato.

Il missiletto di Battaglia coglie degli elementi di interesse che – dal mio piccolo e umile osservatorio – ritengo però necessari ma non sufficienti perché né lui né Scopelliti affrontano il problema dello strapotere che in Calabria hanno i partiti pervasivamente inquinati o peggio, come dimostra il pellegrinaggio a San Luca dalla cosca Pelle, proni alle cosche. Non possono essere loro – oggi e in mancanza di una classe dirigente immune da collusioni o commistioni e connivenze – a scegliere i candidati.

Né bloccati in una lista (come propone Scopelliti) né frazionando questo strapotere in 50 collegi elettorali (tanti quanti sono i consiglieri, come propone Battaglia).

IL PARADOSSO VIVENTE

Paradossalmente, togliendo per due legislature il diritto al popolo calabrese di scegliere il candidato (accanto ai filo-mafiosi o mafiosi compaiono infatti anche persone specchiate e capaci), il vertice dei partiti in Calabria diventerà ancor più di oggi un comitato d’affari in grado di allevare campioni del m
alaffare peggiori di quelli che già oggi compaiono sulla scena regionale (meno in quella nazionale, dove il cosiddetto “porcellum”, con tutti i suoi limiti, è riuscito a bloccare tanti impresentabili, lasciando spazio anche a persone degnissime).

L’attuale classe dirigente politica calabrese è irriformabile e impresentabile (basti pensare alla recente norma approvata in maniera bipartisan sul cumulo delle cariche regionali e locali, vale a dire la possibilità di essere contemporaneamente consigliere regionale e sindaco di grande città o presidente di provincia). Se gli si lascia campo aperto per due legislature, sai che bellezza!

A nulla vale spezzettare in 50 collegi il potere dei partiti anche perché è illusorio quel che afferma Battaglia, vale a dire che al massimo il condizionamento mafioso si farebbe sentire su porzioni territoriali. La forza della ‘ndrangheta – quando di mezzo ci sono affari miliardari e in prospettiva il federalismo che alle mafie piace meno della secessione ma è pur sempre un valido punto di compromesso – è anche, se non soprattutto, quella di stringere matrimoni di interessi fuori dai propri miseri confini geografici, che poi puntano allo stesso scopo: soldi e business.

E si badi bene: quel che penso e scrivo per la Calabria vale e si addice a tutto il Mezzogiorno e ormai anche a varie parti del Centro e del Nord (credete nella provincia di Latina o in molte zone della Lombardia, solo per citare due esempi, le riflessioni da fare siano così diverse?).

LE BALLE SUI MASSIMI SISTEMI (ELETTORALI)

So che c’è chi – non avendo di meglio da fare nella vita – si appassiona ai dibattiti sui sistemi elettorali. Perché, molti dicono, non fare collegi provinciali o regionali con o senza le primarie (ma quali primarie poi? Quelle annunciate prima e rinnegate poi nella corsa che ha infine portato Loiero Agazio a contrapporsi a Beppe Scopelliti?), con o senza il voto disgiunto?

Posso dirla come la penso veramente su questi dibattiti, che includono dunque anche la sortita-proposta-provocazione di Scopelliti e le varie polemiche e analisi scaturite in questa settimana, a partire dal missile terra-aria di Laratta e dalla pacata riflessione di Battaglia?

Balle, pure e semplici balle.

Tutti – ma proprio tutti – guardano al dito e non alla luna. Lo fanno per incapacità di analisi o di proposito? La seconda che ho scritto!

Nessuno, ripeto, nessuno, pone il vero problema: come può la politica calabrese (meridionale e nazionale in genere) proporre a livello locale un ventaglio di persone oneste, pulite, preparate, propositive, lontane da logiche clientelari-massonico-mafiose e votate solo allo sviluppo socio-economico da presentare al popolo e per le quali poi chiedere il voto? Chissenefrega che poi vengano elette con l’uninominale secca o corretto grappa!

Di questo non parla nessuno. E badate bene che la situazione diventerà ancora più drammatica con il federalismo (o con la secessione, acclamata in religioso silenzio da tutte le mafie), perché il centro dei poteri decisionali sarà sempre più vicino alle lobby affaristico-mafiose-politicomassoniche che infestano il Sud e l’Italia in genere. Sempre più Reggio, o Caserta o Foggia o Trapani e sempre meno Roma ladrona!

Vi siete mai chiesti perché c’è uno scarto (talvolta abissale) tra la scarsa affluenza al voto nelle politiche e nelle europee e le amministrative comunali, provinciali e regionali?

Nelle prime i partiti, giocoforza, sono costretti a inserire anche nomi presentabili che le mafie vedono come impalpabile ed etereo fumo negli occhi e gli elettori come persone che non scambiano i loro diritti in favori. Nelle secondo gli stessi partiti infarciscono le liste, comprese quelle satellite, di persone come Cetto Laqualunque perché è li che si annida e si anniderà sempre più il vero “potere di scambio”. Altro che ministro della Salute! Il vero potere è essere assessore regionale alla Sanità in Calabria o in Lombardia!

Il problema non è il sistema elettivo ma il metodo di selezione della classe dirigente che – come amava ricordare il senatore Luigi De Sena, ex superprefetto di Reggio Calabria e poi fintamente proposto come candidato sindaco a Reggio Calabria dal Pd a testimonianza della voglia dei partiti di cambiare registro! – non si formerà in Calabria prima che passino almeno tre generazioni!

LA DOMANDA: PERCHE’ LA SORTITA DI SCOPELLITI?

Resta allora una domanda che chiude il cerchio: perché Scopelliti ha lanciato su un giornale amico quella proposta?

Non ho risposte né certezze ma posso provare a fare un’ipotesi. La mia ipotesi. Senza dubbio sbagliata.

Credo che Scopelliti sia uno dei politici più abili che l’Italia conosca. Ha rintronato di musica e danze i reggini quando tutti gli occhi degli italiani erano (e sono) puntati sui drammatici problemi di questa città. Sta rintronando i calabresi di antimafia a parole mentre la ‘ndrangheta pervade anche i respiri della regione. Tanto per dirne ancora una, ha lasciato la patata bollente della legge regionale sulla compatibilità delle cariche a due vecchie volpi (ma ora non ne sono più sicuro)  come i consiglieri regionali Giuseppe Bova (Pd) e Nicola Adamo (ex Pd) , sapendo perfettamente che sarebbero stati loro i “sorci da stanare” alle prove elettorali nei Comuni di Reggio e Cosenza.

Difficile, difficilissimo, soprattutto per la stampa e i poteri locali, forti con i deboli e deboli con i forti, cogliere Balù, come lo chiamano affettuosamente alcuni amici della Giunta, in castagna.

Così credo che la sua sortita sia stata, come sempre, strameditata, scientificamente studiata e matematicamente sortita dal senno di un giornale-sponda.

Io la dico, vediamo che effetto fa – si sarà detto il nostro magari interpretando più o meno consapevolmente anche un più vasto movimento tra i Governatori del centrodestra – e lasciamo che gli altri (le opposizioni e i professoroni) si scannino nel cercare sistemi alternativi, pur nel rispetto della mia idea (fateci caso, leggendo i giornali locali: nessuno dice che l’idea è, chessò, una minchiata; no, tutti dicono che è un buon punto di partenza sul quale riflettere e possibilmente migliorare; ecco, sì, possibilmente).

Alla fine il soufflé, dopo essersi gonfiato e aver riempito inutilmente i giornali di articolesse, le tv e le radio di aria fritta, si sgonfierà perché l’idea (come Scopelliti sa benissimo) è letteralmente impraticabile (per due legislature, poi, e perché? Davvero si ritiene che bastino al massimo 10 anni per far tornare vergine un voto la cui imene è stata rotta e ricostruita a piacere negli anni dal comitato di affari che governa la Calabria e le regioni meridionali?).

Alla fine Scopelliti potrà dire di averci provato, che la
sua idea da porcellum (elettorale) è stata boicottata, fraintesa o non apprezzata e tutto resterà come prima.

Ecco, è proprio questo il dramma della Calabria: che tutto resta com’è.

r.galullo@ilsole24ore.com

* p.s. A proposito di sanità rivoltata come un calzino in sette mesi, leggete ciò che scriverò lunedì 21 febbraio su questo blog e ascoltate martedì 22 febbraio la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia” (va in onda alle 6.45 circa e in replica alle 0.15 circa ma potete saricare le puntate su www.radio24.it). Leggerete e ascolterete la testimonianza di un dirigente della sanità cosentina…da brividi!

  • lorenzo pellegrini |

    Mentre leggevo il tuo lungo post, stavo proponendo a me stesso di chiederti quanto geniale fosse la proposta di Scopelliti. Poi ho visto che la domanda e la relativa risposta erano parte integrante di quanto andavi scrivendo. Credo che la tua analisi sia terribile, che rappresenti la fotografia di una situazione tragica, ma credo sia perfetta.
    Roberto, ti seguo sempre con piacere.
    a presto e buon lavoro.
    lorenzo pellegrini

  • galullo |

    Grazie per i commenti e soprattutto grazie alle migliaia di persone che stanno leggendo il post.
    Risposte rapidissime: concordo con Nuccio e Fabio su molte cose (p.s. Nuccio come stai? Tutto bene? Mi raccomando: in gamba!).
    A Giuseppe (a proposito: la buona educazione all’Università non le insegna che si deve presentare con nome e cognome?) dico che ha già detto tutto lui: la secessione serve alle mafie per essere più vicini al cuore del potere: ergo viva la secessione e la possibilità di comandare in casa propria (ormai le mafie non hanno confini). Si vada a leggere anche nell’archivio del mio blog le conclusioni di alcuni anni fa della Procura di Palermo: Cosa Nostra, ‘ndrangheta, camorra avevano un piano ben preciso per spingere verso la secessione sbandierata dalla Lega Nord. Il federalismo è un compromesso – per le mafie – accettabile ma tifano indubitabilmente per la secessione. Quanto alle sue idee sul rapporto tra Calabria e ‘ndrangheta mi sembrano un pò confuse: la ‘ndrangheta lì ha le proprie radici che non saranno mai spezzate. Chi ci ha provato (Novella) è stato ammazzato.
    Quanto a Iovine la risposta è: sì andatevene finchè siete in tempo. Non potete fare altro. La Calabria è morta. Punto. L’ho detto e scritto in tutte le salse. Il dramma è che si sta calabresizzando l’Italia e, prima o poi, ampie parti d’Europa.
    saluti
    roberto

  • Antonello Iovane |

    A noi giovani, quindi, non rimane che andar via, dato che ci vogliono tre generazioni per cambiare le cose?
    E’ una minchiata la proposta di Scopelliti, ma cosa fare per farsi che le cose non restino come sono? combattere, occuparsi della cosa pubblica ok, ma se sei un privato cittadino, con un associazione o movimento ti schiacciano, iscriversi ad un partito? in Calabria? quale che abbia un minimo di decenza?

  • giuseppe |

    Ho letto con molto interesse i suoi post ed ho notato che nella maggioranza dei suoi articoli,lei afferma che le mafie(soprattutto l’ndrangheta) inneggiano alla secessione.Ora,essendo uno studente universitario che studia storia,le posso dire che,in molti precedenti storici,la secessione ha causato il collasso delle parti più ricche delle nazioni coinvolte.Quindi,essendo le varie mafie radicate al nord,la secessione non farebbe altro che consegnare la fantomatica padania nelle mani dell’ndrangheta che la monopolizzerà come e peggio della Calabria.Inoltre,secondo il mio modesto parere,alla ndrangheta non interessa niente della Calabria perchè finiti i fondi europei e la costruzione della salerno reggio calabria,essa non avrà più un euro da succhiare nel territorio(non basterà certo il pizzo a placare il suo enorme appetito) e quindi a una calabria povera e senza i soldi degli stanziamenti pubblici e dei fondi europei equivalrebbe una ndrangheta nettamente ridimensionata.Inoltre,il popolo calabrese è estremamente viziato e aggressivo(basti vedere la percentuale degli impiegati nei pubblici uffici per capirlo) e se l’ndrangheta alzasse il tiro contro i calabresi toccando gli interessi più intimi di questi ultimi, essa sarebbe spazzata via in pochi giorni .Molto meglio per l’ndrangheta trattare con i malleabili e impressionabili abitanti del nord. Concludendo,in caso di secessione,la calabria e il sud in generale sarebbero più liberi dalle varie mafie, mentre il nord sarebbe completamente assogettato.
    A questo punto mi interesserebbe sapere il suo parere su quanto ho scritto in questo post,vista la sua vasta esperienza sull’argomento ndrangheta e calabria.

  • nuccio azzarà |

    Caro Roberto,
    un articolo che suona come una soave musica per le mie stanche orecchie.
    Colgo l’occasione per fornire alla Tua attenzione una ulteriore chiave di lettura del bizzarro ma indubbiamente furbo comportamento mediatico del “giovane” governatore. Forse, il più alto governatore d’Italia è molto preoccupato e nervoso e non resiste alla voglia di alzare cortine fumogene. Lo Scopelliti vuole distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai veri guai che riguardano la squadra che si è portato al seguito in Regione e soprattutto dai danni che cominciano a profilarsi nella “sua” città, vedi arch. Labate, società miste, bilanci sbilanciati, e ci vuole incantare con le sue tesi da giovane statista locale.

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