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‘Ndrangheta, politica e affari: i servizi segreti scaricano Giovanni Zumbo ma restano dubbi, vuoti e omissis

Il commercialista Giovanni Zumbo, arrestato il 13 luglio nell’ambito dell’operazione Il Crimine, un miracolo laico lo produce: trasforma i sogni in incubi (si vedano i precedenti post sull’argomento del 15 e 17 settembre e del 5, 7, 8 e 11 ottobre nell’archivio di questo blog).

Per non farsi travolgere nel sonno i pm della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria hanno scritto ai servizi segreti per capire se e come Zumbo era o è “ufficialmente inquadrato” come parte degli stessi. In che modo e in che misura.

La Procura, inoltre, ha audito una serie di personaggi che, tra le righe, dichiareranno cose molto molto interessanti (e le analizzeremo oggi e nel prossimo post).

Ma proseguiamo con ordine.

LA RISPOSTA DELL’AISI

Il 9 luglio 2010, il direttore dell’Aisi (l’Agenzia di informazioni e sicurezza interna, ex Sisde) ha spedito una nota alla Procura.

Si noti la data: 4 giorni prima dell’arresto di Zumbo, evidentemente perché le attività investigative (come dimostrano gli ultimi sviluppi) vanno oltre l’inchiesta Il Crimine che lo ha visto protagonista.

Ecco la sintesi della risposta del direttore dell’Aisi Giorgio Piccirillo … riferisco che Zumbo Giovanni, nato a Reggio Calabria il 19.8.67, non risulta essere, né essere mai stato, dipendente o informatore/fonte di questo servizio.

Atteso il petitum ho, in ogni caso disposto che l’istruttoria interna avviata prevedesse anche l’interpello del personale in servizio, al fine di verificare se esistano, o siano esistiti, rapporti di qualsivoglia natura con il soggetto. Riservo comunicazione al riguardo”.

Per vederci meglio i pm, su indicazione della stessa Aisi, decidono dunque di sentire anche Massimo Vacca e Danilo Nobile, ex marescialli dei Ros di Reggio Calabria

I VERBALI DEGLI EX ROS DI REGGIO CALABRIA

In sintesi il maresciallo Massimo Vacca affermerà di conoscere Zumbo da anni, di averlo frequentato ma, per quanto a sua conoscenza, non avrebbe mai “fornito alcun apporto concreto, neppure per quanto concerne armi o droga; non sono a conoscenza di eventuali informazioni utili fornite ad altri uffici investigativi e/o servizi”.

Nessun apporto dunque e nessuna conoscenza di appartenenza ad altri servizi e Vacca dichiara anche che non ha “più visto né sentito Zumbo dal 2005, dalla fine del rapporto informativo, anche perché nel ’06 transitai agli uffici dell’ex Sismi a Roma”. Non sa inoltre se Zumbo “sia mai stato presentato dai vertici del Ros locale ad appartenenti ad altri uffici di p.g. e/o servizi”.

Danilo Nobile, nelle dichiarazione rese ai pm di Reggio Calabria, esordisce invece dicendo di lavorare presso l’Aisi di Reggio e che dal ’95 al 2006 era presso il Ros di Reggio.

Nobile conferma che “di fatto Zumbo non fornì mai al reparto alcuna notizia suscettibile di approfondimento o produttiva di risultati pratici, tanto meno per i latitanti. Il rapporto durò sino al mese di marzo 2005 circa: ricordo incontri sporadici, sino a quando il comandante del reparto, costatando l’inconcludenza della fonte, decise di scaricarlo e quindi non avemmo più rapporti con lui”.

Anche Nobile non ha mai saputo di altri rapporti di Zumbo con “appartenenti ad altri uffici di p.g. o servizi di sicurezza”.

 LA RISPOSTA DELL’AISE

E veniamo alla risposta dell’Aise (l’Agenzia di informazioni e sicurezza esterna, l’ex Sismi, i cosiddetti “servizi militari”), giunta il 21 luglio 2010.

Ecco quanto si legge: “In esito alla richiesta, si comunica – allo stato degli accertamenti finora esperiti e non ancora completati – è emerso che Zumbo Giovanni…, consulente fiscale tributario, risulta essere stato ‘persona in contatto’ con dipendente di struttura periferica di quest’agenzia dal dicembre ’04 al 31 dicembre ‘06, Omissis… . (E dunque c’è anche un omissis di cui sarebbe interessante svelare il contenuto, ndr). Al riguardo il dipendente è stato invitato a rilasciare apposita dichiarazione che sarà trasmessa, a breve, a codesta Ill.ma A.G., unitamente alla comunicazione dell’esito finale degli accertamenti”.

Il 27 luglio la stessa agenzia aggiunge: “A scioglimento della riserva espressa con la lettera a seguito, si comunica che gli ulteriori accertamenti esperiti nell’ambito dell’Agenzia non hanno evidenziato – al momento – nuovi elementi utili.

Nella circostanza si trasmette la relazione non risulta firmata dal predetto dipendente che però, è identificabile a mezzo numero di matricola…”.

Dunque, a meno che non mi sia rincoglionito d’un botto (il che può essere) i servizi segreti militari dicono: è stato in contatto con noi dal dicembre 2004 al dicembre 2006. Se la matematica non è un opinione sono 25 mesi. Giorno più, giorno meno. Poi stop.

A questo punto anche l’Aise rimanda all’audizione di un suo uomo, vale a dire Corrado D’Antoni, già responsabile Sismi sul territorio di Reggio Calabria e autore della relazione dell’Aise del 27 luglio 2010.

IL VERBALE DELL’EX SISMI

D’Antoni afferma che, di fatto, Zumbodette una sola notizia utile che, veicolata attraverso i normali canali istituzionali ed in particolare con una missiva in data 21 dicembre 2004, portò al sequestro di armi”.

Ammazza: neppure contattato che la fonte fa il “botto” portando al sequestro di armi.

Attenzione: tra l’altro un bazooka ed un kalasnikov, “comunque si trattava di armi da guerra” specifica il pm che ascolta D’Antoni e verbalizza.

Ma sul punto, il colonnello Valerio Giardina, già comandante dei Ros di Reggio Calabria, a specifica domanda dei pm fa mettere a verbale quanto segue: ”Le attività di sequestro di armi e droga pure compiute sotto il mio comando hanno avuto sempre origine da informazioni ricevute dal comando generale, cu sono inviate per prassi le comunicazioni informative da parte dei servizi: non ho mai saputo che Zumbo sia stato all’origine delle stesse, così come non ho mai saputo che lo stesso abbia permesso l’esecuzione di operazioni per altre forze di polizia”.

La parte più interessante delle dichiarazioni del colonnello Giardina ce le teniamo però per il prossimo post.

Poi D’antoni aggiunge che“per l’inconsistenza dell’apporto complessivamente dato dallo Zumbo cessa i rapporti con lui a partire dal maggio ’06, su disposizione dei  superiori”.

D’Antoni aggiunge che ”nel periodo in cui ho avuto contatti con lo Zumbo, questi vantava rapporti con molti appartenenti alle forze dell’ordine, ma non posso dire se tali rapporti esistessero effettivamente e quale natura avessero; certo è che Zumbo conosceva moltissime persone ma anche che ‘parlava molto’, circostanza che pure mi spinse a proporre la chiusura del nostro rapporto”.

A questo punto a D’Antoni viene letto il verbale di sommarie informazioni testimoniali rese da tal Mario Francesco Ioppolo nell’ambito del proc.n.2855/06 Rgnr Dda.  

Vedremo, nel prossimo post, l’importanza di questo nome e di questo cognome.

Ho
conosciuto sia Ioppolo che il colonnello Greco
– dichiara D’Antoni –  il primo è un consulente tributario che ho conosciuto nel 2002 e col quale ho avuto rapporti di tipo personale sino al mese di febbraio del ’09: tuttavia, non ho memoria dell’episodio della consegna della documentazione concernente presunti illeciti in appalti presso l’Asl di Reggio Calabria; non ricordo neppure di essere stato io a presentare Zumbo a Ioppolo; peraltro tale circostanza mi appare anomala in quanto nell’anno 2006 Ioppolo si candidò alle elezioni politiche provinciali e per questo risiedeva stabilmente sul territorio; a ciò aggiungo che se non erro nella stessa competizione politica lo Zumbo era segretario del candidato Alberto Sarra”.

CONCLUSIONI …

Al termine di questa cronaca bisogna tirare le conclusioni. E le controconclusioni. Le prime le tira la Procura di Reggio Calabria nel decreto di fermo di Domenico Demetrio Praticò.

Le seconde le tiro io.

La Procura, parlando del profilo di Zumbo, lo descrive come “un soggetto poco affidabile, ‘scaricato’ in breve tempo da tutti i soggetti che avevano avuto a che fare con lui per l’inutilità dell’apporto fornito all’attività investigativa ed in ogni caso tali embrionali e poco produttivi rapporti non erano andati oltre l’anno 2006”.

Ma la stessa Procura sottolinea “l’eccezionale gravità di quanto è via via emerso dalle indagini coordinate da questa Dda: il fatto cioè che Zumbo, professionista stimato, accreditato presso gli uffici giudiziari e di polizia e le agenzie di sicurezza, abbia avuto la possibilità, per un prolungato periodo di tempo e con apparente totale facilità, di conoscere nel dettaglio le più importanti e delicate indagini dell’Arma dei Carabinieri; abbia poi coltivato un intenso rapporto con un esponente di rilievo delle cosche di ‘ndrangheta come Ficara Giovanni mettendosi a sua disposizione senza (apparentemente) nulla chiedere in cambio e presentandosi come collaboratore esterno ‘dei servizi segreti’; abbia collaborato con lo stesso Ficara e i suoi complici (non è dato ancora sapere di chi sia stata l’iniziativa) per compiere un gesto eclatante e destinato ad avere la massima risonanza mediatica qual è stato l’abbandono della macchina carica di armi ed esplosivo nei pressi del percorso seguito dal Presidente della Repubblica appena diciotto giorni dopo l’attentato alla Procura Generale, con l’intento, altresì, di garantirsi per il futuro la fiducia e la collaborazione di un carabiniere, Roberto Roccella, in servizio in un posto chiave come il Reparto Operativo del Comando Provinciale; abbia – infine – rivelato a Pelle Giuseppe e ai suoi fratelli, a Ficara Giovanni e a Billari Costantino Carmelo le indagini della Dda di Reggio Calabria e Milano, recandosi personalmente a casa del “gambazza”, assicurandogli ulteriori rivelazioni per consentirgli una ’tempestiva’ latitanza e tutto questo nella piena consapevolezza delle video riprese effettuate dalle telecamere collocate, da tempo, dai Cc all’esterno dell’edificio.

Tutte queste circostanze, accertate – giova ripetere – al di là di ogni dubbio, sono di per sé di eccezionale gravità ma risultano ancor più gravi se si considera che Zumbo non può – con tutta evidenza – avere agito da solo ma, al contrario, non può che essere stato incaricato da qualcuno (alla cui volontà lo Zumbo, secondo Ficara “non può fare a meno” di adeguarsi) interessato a entrare in rapporto con Ficara Giovanni e, suo tramite, con Pelle Giuseppe anche a costo di vanifcare le più importanti indagini dell’Arma dei Carabinieri contro la ‘ndrangheta e questo, peraltro, in un periodo come l’attuale in cui a Reggio Calabria e nella provincia si verificano fatti delittuosi di estrema gravità.

A fronte di tutto ciò, palesemente incongruo ed inadeguato risulta essere lo scopo dichiarato dallo Zumbo al momento del fermo e cioè l’acquisizione di notizie per la cattura dei latitanti Pelle Sebastiano e Glicora Santo.

Per altro verso, l’attività (criminale) di chi ha incaricato lo Zumbo si colloca al di fuori di qualsiasi circuito istituzionale, dato che tanto l’Aisi quanto l’Aise, hanno formalmente affermato di non aver avuto alcun rapporto con lo Zumbo a parte quelli (del tutto leciti) indicati nel corso del presente provvedimento.

Su tutto questo pertanto è necessario un ulteriore approfondimento delle indagini”.    

E a testimonianza del fatto che proprio Zumbo è l’uomo chiave per arrivare a capire cosa è successo a Reggio Calabria negli ultimi anni, i pm scrivono che: “le indagini di quest’ufficio proseguono attualmente allo scopo di individuare quale appartenente alle forze di polizia e/o ai servizi di sicurezza possa essersi reso corresponsabile dello Zumbo, nei termini indicati, in entrambi le condotte di concorso esterno ad associazione mafiosa a lui contestato”. 

…E CONTROCONCLUSIONI

Mi limiterò a mettere uno dietro l’altro alcuni anelli di una catena di riflessioni alimentate dalla lettura delle dichiarazioni rese.

Ve le propongo.

1) La Procura sintetizza che dai servizi di sicurezza ha “ricevuto risposta

negativa”. Zumbo non era ufficialmente inquadrato. Ma è lo stesso Zumbo che, riferendosi a se stesso nelle intercettazioni ambientale e telefoniche messe nero su bianco dalla Procura di Reggio Calabria, dice di stare all’esterno. Insomma di essere “contiguo” e non “organico”. La differenza c’è e si vede. Solo uno sprovveduto può pensare, alla luce delle cose che stanno emergendo e dei giudizi resi, che Zumbo potesse essere organico ai servizi segreti. Semmai parliamo e dobbiamo parlare di quella ignobile poltiglia, da sempre di casa a Reggio Calabria, che sono i servizi segreti deviati. Oltrettutto è Zumbo stesso dice che “loro” lo tirano per la giacca nel 2010 per farlo rientrare nei ranghi volontariamente o forzosamente abbandonati. E nelle intercettazioni, secondo Giovanni Ficara, non “può fare a meno di adeguarsi” agli ordini dall’alto.

 

2) Nelle conclusioni la stessa Procura – e riporto fedelmente – dice che Zumbo è “accreditato presso gli uffici giudiziari e di polizia e le agenzie di sicurezza”. Dice “le” agenzie di sicurezza e non un’agenzia. La differenza c’è e si vede e comunque dice che è “accreditato”. Vuol dire che qualcuno ha fornito per lui un “credito” di autorevolezza e credibilità presso i contatti e le persone con cui, di volta in volta, entrava in contatto. Chi?

 

3) E veniamo proprio al punto: chi c’è sopra la capocciona di Zumbo. Come dice la stessa Procura nelle conclusioni “ l’attività (criminale) di chi ha incaricato lo Zumbo si colloca al di fuori di qualsiasi circuito istituzionale, dato che tanto l’Aisi quanto l’Aise, hanno formalmente affermato di non aver avuto alcun rapporto con lo Zumbo a parte quelli (del tutto leciti) indicati nel corso del presente provvedimento. Su tutto questo pertanto è necessario un ulteriore approfondimento delle indagini”.

Bene, mentre le indagini proseguono vale la pena d
i ricordare che lo stesso Zumbo, testualmente dichiara il 13 luglio 2010 alle ore 18 al tenente Giuseppe Lumia, tra le altre cose che: non avrebbe dovuto fidarsi di loro (riferendosi a terze persone di cui non faceva il nome )  perché – evidentemente – solo lui ne stava pagando le conseguenze, mentre loro se ne stavano uscendo puliti”.

 

4) Soprattutto Zumbo dice che loro (riferendosi a terze persone di cui non                  faceva il nome) “lo avevano lasciato in pace per un po’ di tempo, ma poi, all’inizio del 2010, erano tornati ad inquietarlo e lui si era lasciato convincere a collaborare”.

E qui è interessante notare la differenza tra quanto lui dichiara (e non si può credere che siano parole dal sen fuggite perché Zumbo è uomo di mondo) e quel che dichiarano le Agenzie. L’Aisi dice che non c’è mai stato alcun contatto con Zumbo. L’altra (l’Aise) dice invece che Zumborisulta essere stato ‘persona in contatto’ con dipendente di struttura periferica di quest’agenzia dal dicembre ’04 al 31 dicembre ‘06, omissis… . Già quest’ultima affermazione dell’Aise mette in dubbio “la risposta negativa” sull’inquadramento di Zumbo (come sostengono entrambe le Agenzie e sintetizza la Procura). Ma di fatto mentre Zumbo dice che a inizio 2010 (guarda tu le coincidenze con i fatti nel Comune di Reggio Calabria e la prima bomba messa sotto la sede della Procura generale) “loro” tornano ad affacciarsi..

 

5) E veniamo all’Aise. Traggo dal sito ufficiale www.sicurezzanazionale.gov.it.

La mission (come dicono i saccenti) dell’Aise è la seguente: “ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica dalle minacce provenienti dall’estero”. 

In particolare sono di competenza dell’Aise: a) le attività di informazione per la sicurezza, che si svolgono al di fuori del territorio nazionale, a protezione degli interessi politici, militari, economici, scientifici e industriali dell’Italia; b) l’individuazione e il contrasto al di fuori del territorio nazionale delle attività di spionaggio dirette contro l’Italia e le attività volte a danneggiare gli interessi nazionali; c) le attività di controproliferazione di materiali strategici.

Qualcuno tra i lettori è in grado di dirmi in che modo Zumbo potesse essere eventualmente utile a protezione “dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica dalle minacce provenienti dall’estero”?

Nell’unico caso (a nostra conoscenza, spulciando le carte a disposizione) in cui Zumbo può essere stato eventualmente (molto eventualmente) utile a questo scopo, viene immediatamente “bacchettato” dall’ex capo dei Ros di Reggio Calabria Valerio Giardina. Zumbo si assume infatti il merito di aver fatto scovare nel 2004 bazooka e kalasnikov mentre Giardina dice che è tutta farina del lavoro dei Carabinieri. Voi a chi credereste tra i due?

Per il momento – mentre ricordo che il nostro Governo ha ritenuto superfluo rispondere a queste ed altre domande sollevate con un’interpellanza urgente da 34 parlamentari di Pd, Idv, Fli e Mpa – mi fermo qui.

Non perdetevi, però, la prossima puntata dove la politica fa capolino. Anzi compare alla grande.

Besitos.

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • Paola |

    Mah…chi ci capisce qualcosa e’ bravo. Mi piacerebbe conoscere i criteri in base ai quali i giudici di RC conferivano al dott Zumbo gli incarichi x le custodie giudiziarie e soprattutto vorrei sapere, x curiosita’ e sempre se non si tratta di fatti decretato, i nomi dei magistrati che al detto commercialista hanno conferito i citati incarchi..x curiosità xche’ anche i magistrati sono uomini ed errare umanum est.

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