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ESCLUSIVO/1 La bomba alla Procura di Reggio Calabria: la relazione di Salvatore Di Landro ad Alfano

Oggi sul Sole ho scritto un articolo sulla relazione che il Procuratore generale della Repubblica di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, ha spedito il 6 marzo al ministro della Giustizia Angelino Alfano e al Csm. Relazione spedita A distanza di cinque mesi dal fallito attentato (era la notte tra il 2 e il 3 gennaio) contro la Procura generale di Reggio.

La sintesi è questa. Radio carcere l’aveva annunciato e non poteva sbagliarsi: una bomba sarebbe stata piazzata presso la Procura generale di Reggio Calabria. Colpire un’avvocatessa incorruttibile per lanciare messaggi, Giulia Dieni, non avrebbe conseguito lo stesso risultato intimidatorio contro il nuovo corso giudiziario. La ‘ndrangheta non avrebbe raggiunto inoltre un altro obiettivo: intimidire la magistratura in vista del piatto milionario del Ponte sullo Stretto.

Dietro la bomba l’insofferenza verso il nuovo corso instaurato da Di Landro che in corsa, con il suo consenso, ha anche cambiato il sostituto Francesco Neri, che poi il Csm destinerà altrove (non è dato sapere quale sia il rapporto diretto tra le due cose).

E proprio da qui partiamo. Ciò che scrivo è dunque molto di più di quanto ho scritto sul Sole e mi limiterò semplicemente a riportare quanto scritto da Di Landro. Senza alcun commento di cui non c’è alcun biosgno.

 

LE DICHIARAZIONI DI DI LANDRO

 

Di Landro, per far capire la violenza dell’attentato, lo fa con parole che non lasciano dubbi. A un certo punto scrive: “….mi occupo di processi penali da 25 anni e, nonostante mi sia interessato delle cosche più agguerrite ed efferate, dai Ruga di Monasterace ai Piromalli di Gioia Tauro, passando per tutte le cosche della città di Reggio, mai in passato ho ricevuto alcuna minaccia, neppure a livello di prospettazione….”.

Di Landro riporta a pagina 5 gli elementi di novità dal momento del suo insediamento. Testualmente scrive: “Verso il 20 novembre, ho ricevuto una telefonata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, con la quale il collega Pignatone mi segnalava che nel processo iniziato in Corte d’Assise d’Appello per l’omicidio della guardia giurata Rende, si era verificata l’antipatica situazione che vedeva quale procuratore generale il collega Francesco Neri, sostituto presso questo ufficio, e come difensore, unitamente all’avvocato Malagò, l’avvocato Gatto. Invero, l’aspetto disdicevole e preoccupante consisteva nel fatto che, per come era emerso anche da giornali a carattere nazionale, spesso l’avvocato Gatto aveva assistito il collega Neri in numerosi procedimenti di carattere amministrativo (non escluso innanzi al Csm) e di carattere penale; per cui era largamente presumibile che vi fosse un rapporto particolarmente intenso tra il dottor Neri e l’avvocato Gatto con l’anomalia nascente dal fatto che quest’ultimo era al tempo stesso difensore del sostituto procuratore generale delegato al processo e dell’imputato. Ritengo che la telefonata del dott. Pignatone fosse stata preceduta da doglianze che il suo ufficio aveva ricevuto dal difensore di parte civile, avvocatessa Giulia Dieni, che aveva lamentato qualche anomalia procedimentale nel corso della prima udienza di appello con riferimento alla condotta del collega Neri”.

 

IL BOTTA E RISPOSTA DI LANDRO-SCUDERI-NERI

 

Il dato era di particolare rilievo, poiché quello per l’omicidio Rende non era un banale processo, ma si trattava di un giudizio che vedeva un forte contrasto dialettico tra accusa e difesa con un clima acceso. “In quel giorno – specifica Di Landro al ministro Alfano, al Csm e al procuratore generale della Cassazione – io rivestivo ancora la funzione di sostituto procuratore generale, anche se già dalla fine di ottobre ero stato designato dal plenum del Csm come procuratore generale. All’epoca il procuratore generale facente funzioni era il collega Franco Scuderi, nella sua qualità di avvocato generale, anche se era imminente il mio insediamento. Io riferii subito il fatto al collega Scuderi e dopo qualche giorno partii per Roma…Al mio ritorno domandai a Scuderi se aveva risolto il caso ed egli rispose che ne aveva parlato con il collega Neri, ma lo stesso aveva tergiversato, dicendo che se ne sarebbe parlato più avanti nel corso dell’istruttoria. Dopo il mio insediamento avvenuto il 26 novembre chiamai il collega Neri e gli dissi che, a mio avviso, il problema era serio poiché erano “ufficiali” i suoi strettissimi rapporti con l’avvocato Gatto (con cui potevano essere sottese anche questioni di natura economica in ordine alle prestazioni professionali svolte in sui favore). Peraltro, si trattava di un processo di grande importanza, che presentava contrasti accesi tra le parti processuali. Il dottor Neri si rese conto della gravità del caso e convenimmo che alla successiva udienza dell’11 dicembre sarebbe andato il collega Scuderi. Tale avvicendamento venne facilitato dal fatto che  il collega Neri sarebbe andato in ferie fino all’8 dicembre e che pertanto avrebbe potuto prolungarle con facilità fino al giorno dell’udienza. Peraltro il nuovo magistrato designato era l’avvocato generale e pertanto tale avvicendamento non sminuiva il prestigio del dottor Neri”.

 

LE BRUSCHE MANIERE E IL TERRORE DELL’AVVOCATESSA

 

Difatti il giorno 11 dicembre partecipò al processo Scuderi, che riferì in seguito a Di Landro che in effetti il clima e la contrapposizione tra lui e la difesa fu molto forte al punto che, andando via dall’udienza, Scuderi fu inusualmente salutato con tono allusivamente minaccioso dalla gabbia degli imputati.

Successivamente, alcuni giorni dopo, nello studio di Di Landro si presentò l’avvocatessa Giulia Dieni, difensore di parte civile nel processo Rende, molto spaventata, per dire che era sua intenzione rinunciare al mandato, perché terrorizzata dalla reazione che avrebbe avuto il carcere. Infatti alcuni giorni prima aveva incontrato il collega Neri il quale, “contrariamente alla sua nota affabilità – scrive Di Landro – non l’aveva nemmeno salutata, e, dopo, aveva visto l’avvocato Gatto, il quale l’aveva aspramente redarguita dicendole che, a seguito della sua segnalazione alla Procura della Repubblica, si era messo in moto il meccanismo che aveva portato alla sostituzione del dottor Neri. Io la tranquillizzai dicendole che non si poteva tollerare una sua rinuncia all’esercizio del fondamentale diritto di difesa ed aggiunsi che l’eventuale sua rinuncia avrebbe portato l’immediata conseguenza, da parte mia, di affrontare in sede disciplinare il problema della condotta del collega Neri”.

Alle obiezioni di Di Landro, l’avvocatessa Dieni si convinse e si alzò salutando il procuratore generale, dicendogli che “il carcere le avrebbe fatto mettere un’altra bomba (in precedenza, aveva già subito altro attentato)”.

Volete sapere come continua la relazione di Di Landro, che il Sole-24 Ore e questo blog sono in grado di riportarvi integralmente e in esclusiva? Bene. Leggete il prossimo post che a ore metterò in linea.

r.galullo@ilsole24ore.com

1.to be continued

p.s. Non dimenticate di acquistare solo in edicola il mio libro “Economia criminale” che sulla Calabria ha un ampio capitolo. Se avete difficoltà a reperirlo…rivolgetevi nelle edicole a fianco. Abbiate pazienza!