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ESCLUSIVO/2 Intercettazioni: il Sud dà il buon esempio e su Skype il ministro Tremonti dice che…

Cari amici di questo umile blog controcorrente vi è piaciuto l’ultimo post sulle intercettazioni (apparso il 31 maggio)? A giudicare dal numero delle letture direi di sì. Come ricorderete abbiamo parlato delle tante, troppe doppie intercettazioni antimafia delle Procure distrettuali (ho riportato l’esempio di Milano) e degli scarsi poteri di coordinamento della Direzione nazionale antimafia. Tutto questo accade mentre – come sapete – il legislatore è impegnatissimo a screditare i magistrati (che talvolta si fanno male da soli) e a mettere il bavaglio alla democrazia.

Bene. Anzi: male. Mentre tutto questo accade, una volta tanto, sul fronte delle doppie intercettazioni antimafia, il buon esempio viene dal Sud. Maledetti terroni che danno una lezione al Nord…

Leggete quel che scrive il sostituto procuratore nazionale antimafia Alberto Cisterna a proposito della Procura di Napoli e del suo stretto collegamento con la Direzione nazionale antimafia (Dna): “… le Procure della Repubblica che hanno attuato al proprio interno (è il caso di Napoli) procedure di verifica per scongiurare o per coordinare i casi di doppia intercettazione offrono la concreta dimostrazione dell’utilità dell’azione – fosse solo di alert – svolta dall’Ufficio nazionale e consente di proseguirne l’applicazione con riferimento agli altri circondari e distretti….”.

Un caso isolato quello della Direzione distrettuale antimafia di Napoli? Sembrerebbe proprio di no, almeno nell’ultimo anno di rilevazione riportato nell’ultima relazione della Dna, che va dal 1° luglio 2008 al 30 giugno 2009.

 

IL BUON ESEMPIO DI CATANIA E CATANZARO

 

Incredibile ma vero anche la Calabria e la Sicilia, nel periodo preso in considerazione, hanno offerto un lungimirante esempio di collaborazione e coordinamento con la stessa Dna.

Leggete cosa scrive il sostituto procuratore nazionale antimafia Roberto Alfonso nella relazione sul distretto della Corte di appello di Catania, che ha consegnato a fine 2009 nelle sapienti mani del Procuratore capo Piero Grasso: “…La Dda di Catania aveva fatto esplicita richiesta di convocazione della riunione al fine di consentire al Procuratore nazionale antimafia di coordinare le indagini esistenti presso le due direzioni distrettuali antimafia, collegate non soltanto dall’esistenza di una doppia intercettazione sulla medesima utenza ma anche dalla presenza di soggetti indagati in entrambi i procedimenti, promossi per delitti relativi al traffico internazionale di stupefacenti, nel quale è coinvolto un soggetto albanese, fornitore di sostanze stupefacenti e di armi ad affiliati di varie organizzazioni criminali italiane, soggetto il cui ruolo era risultato centrale nella gestione delle attività delittuose… La Dda di Catania si è impegnata a trasmettere a quella di Catanzaro copia didichiarazioni nella parte in cui esse possono risultare utili per le indagini diquell’ufficio, restando in attesa che venga trasmessa a Catania dalla DDA di Catanzaro l’informativa che i Carabinieri hanno depositato a Catanzaro, ovviamente nella parte di interesse per le indagini di Catania. È stato consegnato alla DDA di Catanzaro copia dello stralcio (elenco indagati, imputazioni e alcune significative conversazioni intercettate) della comunicazione di notizia di reato redatta dalla Squadra Mobile nel novembre 2008.

Bravi, però, ‘sti terroni…

 

LA PROCURA DI LECCE ALL’ATTACCO

 

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Un’altra Procura del Sud, questa volta quella di Lecce, va invece a mettere il dito nella piaga del rapporto tra magistrati e compagnie telefoniche.

Il sostituto procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Maria Dell’Osso scrive, riguardo al costo dei tabulati, che “…nessun pagamento sia dovuto agli operatori delle reti di telecomunicazioni per i tabulati del traffico telefonico, trattandosi di prestazione che, pur inserita nel “listino” del 26 aprile 2001, è stata poi espressamente esclusa dal Codice delle comunicazioni elettroniche, successivamente emanato con il citato decreto legislativo 1° agosto 2003, n.259: codice che, all’articolo 96, dopo aver ribadito l’obbligatorietà per gli operatori “delle prestazioni a fini di giustizia effettuate a fronte di richieste di intercettazioni e di informazioni da parte delle competenti Autorità giudiziarie”, ha previsto “il ristoro dei costi sostenuti” dagli operatori solo “per le prestazioni relative alle richieste di intercettazioni”, e non anche per quelle relative alle informazioni fornite all’Autorità giudiziaria, nelle quali rientrano evidentemente quelle sul traffico telefonico”.

 

SKYPE E LA NOTA DEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

 

Come ben sanno i mafiosi e la criminalità comune nazionale e internazionale, c’è uno strumento facile facile per non essere intercettati o, quanto meno, per essere quasi matematicamente sicuri di non esserlo: Skype. Insomma, farla franca è quasi certo anche se ultimamente cominciano a mostrarsi i primi “bachi” in questo complesso algoritmo, nei quali gli esperti investigatori in telecomunicazioni provano a fare forza.

Bene, nel silenzio totale (per saperlo bisogna che i giornalisti facciano la cosa più bella: leggere le carte attentamente) il ministero delle Comunicazioni (oggi Sviluppo economico), l’Autorità per le comunicazioni, i servizi specializzati delle Forze di polizia (in primo luogo la Polizia postale), e in una parte più operativa le Procure della Repubblica di Milano e Firenze, si sono riunite il 24 giugno e 27 ottobre 2008 per parlare della problematica concernente l’intercettazione dei flussi di traffico telefonico su protocollo VoIP.

La problematica è stata presa in considerazione sotto un duplice profilo: l’esperibilità tecnica delle intercettazioni e la natura tecnica della struttura Skype e la conseguente attribuzione alla stessa della natura di rete telefonica, soggetta come tale alle prestazioni obbligatorie previste dal codice per le comunicazioni.

Bene, dopo quelle riunioni qualche passo in avanti è stato fatto e scopriamo ora che c’è un parere della Direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica e radiodiffusione del Ministero dello Sviluppo economico “che propende per l’attribuzione a Skype della qualifica di operatore telefonico con connesso obbligo di assicurare l’intercettazione delle conversazioni”.

Una buona notizia che, e come ti sbagli, cozza con la dura realtà legislativa. Del resto, si sa, il nostro Legislatore è per larga parte Illuminato e dunque ha ben altro da fare per i propri Fratelli.

Non ha sortito alcun seguito applicativo – si legge infatti nella sconsolata nota del sostituto procuratore nazionale antimafia Alberto Cisterna datata fine dicembre 2009 –  in ragione anche dell’avvenuta presentazione da parte del Governo del ddl 1415 in discussione innanzi al Senato, il disposto dell’art. 2, commi 82 e 83 della l. 24 dicembre 2007 n. 244 (finanziaria 2008) che testualmente prevede «Il Ministero della giustizia provvede entro il 31 gennaio 2008 ad avviare la realizzazione di un sistema unico nazionale, articolato su base distrettuale di corte d’appello, delle intercettazioni telefoniche, ambientali e altre forme di comunicazione informatica o telematica disposte o autorizzate dall’autorità giudiziaria, anche attraverso la razionalizzazione delle attività attualmente svolte dagli uffici dell’amministrazione della giustizia. Contestualmente si procede all’adozione dei provvedimenti di cui all’articolo 96 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1º agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni. Il Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, procede al monitoraggio dei costi complessivi delle attività di intercettazione disposte dall’autorità giudiziaria»".

Un balzo e siamo ai giorni nostri: non solo no
n si farà nessun passo in avanti per intercettare le telefonate dei boss mondiali su Skype, ma le intercettazioni saranno azzerate o quasi sul fronte antimafia! Allegriaaaaa!

r.galullo@ilsole24ore.com

2 – the end

P.S. Ancora improperi dei lettori e dei radioascoltatori per il fatto che il mio libro “ECONOMIA CRIMINALE –Storie di capitali sporchi e società inquinate” in vendita solo in edicola fino al 20 giugno, insieme al Sole-24 Ore, è nascosto o negato da molti edicolanti che magari neppure sanno di averlo. Abbiate pazienza: continuo a segnalare queste distorsioni all’Editore ma voi usatemi ancora la cortesia di rivolgervi magari all’edicola accanto. Mi scuso ancora per i disservizi.

  • Salvatore Lionetti |

    Salve,
    forse se non si rinnovera’ parte dei tecnici nel settore giustizia (da quanti anni non si fanno concorsi?) sara’ sempre piu’ improprio applicare strumenti vetusti alle attuali comunicazioni.

  • elvio |

    bravo Garullo
    Concordo sul fatto che a volte imagistrati si fanno male da soli (poco coordinamento etc) ma che per davvero quella in discussione è una legge bavaglio.
    Utile solo a qualcuno per cotinuare a farsi gli affari suoi e a chi in passato è stato beccato in attività illecite

  • galullo |

    Cara Nanni64 credo che il mio indirizzo di posta elettronica – che tra l’altro è in coda ad ogni mio articolo e dunque anche in questo in cui lei posta – sia la cosa più facile da reperire al mondo. E’ r.galullo@ilsole24ore.com
    saluti
    roberto

  • nanni 64 |

    Caro Roberto.
    Vorrei scriverle in privato,ma non trovo più alcuna segnalazione di contatto.
    Sarà sicuramente una incapacità mia.
    Le invio il mio indirizzo, così magari, se ritiene, mi può rilanciare quel contatto che non trovo più.
    nanni64@interfree.it

  • lustig |

    Concordo perfettamente con quanto detto dall’ amico Volpe, ma facciamo nomi e cognomi.Dove mettiamo ooVoo? Fra gli intercettabili o i blindati? E Messagenet, coi suoi numeri virtuali? Sui numeri esteri virtuali, un sistema di intercettazione può essere attivato, dato che questi numeri non transitano per il server centrale, ma attraverso dei “periferici”, blindati a 128 e non a 256. Oltretutto, sono pagabili, dato che hanno un costo, mediante carte di credito, pertanto tracciabili.
    Un altro motivo che fa considerare non più “strasicuro” ed a basso prezzo skype è che, e ne parlo come utente, da circa sei mesi si assiste a richieste di inserimento fra i propri contatti da parte di perfetti sconosciuti. Ora, se un utente, legale o illegale, attiva il sistema di accensione di skype al momento dell’accensione del pc, il trojan della richiesta di contatto si avvia. E quell’utente è tracciabile, dato che si ha del tempo per farlo. Magari accende il pc alle 8, e chiama via skype alle 11…C’è sempre una soluzione semplice, ad un problema apparentemente difficile. Uno abituato, per “cultura”, ai pizzini, difficilmente adotterà semplici accorgimenti di “non tracciabilità”. Ma loro sono “viddani”…

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