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Ladroni, furbi e anarchia fiscale: cari Zaia e Bortolussi il Veneto ha rotto il legame di fedeltà alle tasse

C’è qualcosa che mi sfugge nel rapporto tra i veneti e le tasse.

Direte voi: colpa tua, della tua scarsa intelligenza e della tua fantasmagorica ignoranza. Lo ammetto. Tutto vero.

Così come ammetto che metto nel conto i fucili a salve che i lettori veneti, del Nord-Est e più in generale del Nord sono pronti a caricare.

Mi sembra già di sentirli: guardalo lì quel terrone di un giornalista terrone, ma perché non pensa al rapporto tra meridionali (anzi terun) e le tasse. Basta! Veneto ai veneti, autodeterminazione, Veneto nazione, Roma ladrona, noi lavoriamo e voi vi grattate e via dicendo con il rosario delle demenzialità secessionarole o pseudo secessioniste. Vai a spiegargli poi che da fiero romano quale sono, non sono un terrone (cosa che mi gratificherebbe assai, peraltro) e non sono un polentone ma sono solo e unicamente italiano e romano (se a un romano dici che è laziale delle due l’una: o ti abbraccia perché condivide la fede biancoleste o ti sputa in faccia perché Roma non è Lazio).

E invece ne parlo, anzi ne scrivo con cognizione di causa (quel poco che ho), alla luce di quanto a mio avviso sta da tempo accadendo in Veneto. Solo e unicamente allo scopo di capire – con il vostro aiuto – una pericolosa involuzione che corre il rischio di far avvitare il Veneto stesso, il Nord-Est e il Paese in un’ennesima caduta a precipizio. Insomma il sintomo di un malessere profondo che viene sottovalutato. Il mio dunque è un grido di allarme di chi vuol capire.

UN’INCHIESTA DEL 1995 SULLA FEDELTA’ TRIBUTARIA

Ero arrivato al Sole-24 Ore da pochi mesi quando mi venne assegnata un’inchiesta sul rispetto degli obblighi di natura tributaria e previdenziale da parte degli italiani.
L’inchiesta fu pubblicata il 22 febbraio 1995 e fu talmente dirompente che venne ripresa perfino da una tv giapponese. Nella ricerca furono presi in considerazione cinque indicatori: la positività dei controlli nel settore delle imposte dirette; l’evasione dell'Ici; l'elusione dei contributi fissi dovuti da artigiani e commercianti; i trasgressori del bollo auto; infine, il mancato pagamento del canone televisivo.

Ebbne il risultato di quella mia inchiesta è riassumibile nel titolo: “Friuli e Veneto i più fedeli alle tasse – Agli ultimi tre posti della classifica Calabria, Campania e Sicilia”.

Correva il 1995, la Liga Veneta era già (purtroppo) realtà consolidata e radicata, quella Lombarda aveva già lasciato il posto da sei anni alla Lega Nord (purtroppo) e io ero già un “romano ladrone” da 32 anni. In quel periodo, ricordo benissimo, la simpatia dei veneti nei miei confronti rasentò l’amore fisico.

Venivo invitato anche nelle trasmissioni televisive e radiofoniche. La confederazione degli artigiani di Mestre, Cgia, – nata nel 1945 ma la cui opinabile autorevolezza proprio in quel periodo stava esplodendo in tutta Italia – era verosimilmente pronta a nominarmi presidente onorario con sedia in pelle umana. Quella stessa Cgia che all’epoca sembrava molto a destra della Lega Nord con il suo presidente Giuseppe Bortolussi. Lo stesso Bortolussi che – leggo sul Sole-24 Ore di oggi, 20 gennaio – a pagina 18, si mette a disposizione del centrosinistra come potenziale candidato Governatore contro il leghista Luca Zaia per il centrodestra. Senza parole per ambo i concorrenti ai quali rivolgo questo umile servizio di questo umile blog.

Torme di giovani rivoluzionari della Serenissima si sarebbero autotassate per farmi stampare a Napoli (maledetti terroni) una nuova (e falsa) carta di identità con nome, cognome e luogo di nascita modificati a uso veneto. Che so: Checo Bruseghin da Venezia o Toni Marangon da Vicenza (o viceversa, fate voi). Un tripudio!

I Veneti e i Giuliani del Friuli Venezia Giulia invece ce l’avevano con me perché nel titolo (sigh!) era stato scritto solo “Friuli”. Un arzillo 83enne – conservo ancora la lettera – mi insultò per filo e per segno ricordandomi le sue peripezie in guerra, il senso di Patria (l’unica cosa che condividevo, la Dalmazia, l’Istria e via di questo passo.

Bei tempi andati: i veneti mi amavano, calabresi, campani e siciliani invece neppure mi avevano preso in considerazione (peccato, ci tenevo a essere infangato anche da loro). Ora invece…

IL MORTAIO E LA RICERCA DELLA CGIA DI MESTRE

Dal Quotidiano Nazionale (Il Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno) di ieri, 19 gennaio 2010, copio una fantastica riflessione della rubrica “Il mortaio” a pagina 13. Recità così: “Secondo le ultime stime, lavoriamo quattro ore al giorno per pagare il fisco. Le altre venti cerchiamo di guadagnare qualcosa da nascondere al fisco”.

Il riferimento è all’indagine CorrierEconomia-Associazione artigiani di Mestre, che come ogni anno dal 1990, ha elaborato analisi e statistiche sulla fiscalità italiana. Se ne deduce che solo per pagare il Fisco gli italiani lavorano 4 ore al giorno e che il “giorno della liberazione dalle tasse”, quest’anno slitterà dal 22 al 23 giugno. Solo da quel giorno ogni centesimo che gli italiani guadagneranno (compresi i padani, i serenissimi e i romani che notoriamente però non lavorano) non andranno nelle fauci del vorace Fisco.

UN DISCO ROTTO

La sensazione è che qualcosa sia cambiato nel rapporto tra il Nord e le tasse senza che ci sia piena consapevolezza di quel che sta veramente accadendo. Facile dire che i veneti – più in generale i commercianti, gli artigiani e le imprese del Nord Est – si sono stancati di essere la locomotiva d’Italia e che ne hanno le scatole piene di trascinare a rimorchio il Sud (intendendo in tale loro visione anche, ovviamente, tutto il centro Italia). Facile dire che c’è la crisi (che c’è per tutti).

Dico facile perché in realtà questa spinta in avanti ha tanto il sapore della fuga e di un inconsapevole allineamento alle mediocri abitudini dell’Italia furba e disonesta. Con delle ragioni che avranno anche un fondamento che toccherà ai politici nazionali e locali studiare e approfondire.

A scorrere alcuni indici il ragionamento trova puntelli che hanno bisogno di controprove, analisi e riflessioni.

Se, a esempio, si prendono le denunce per reati collegati alla corruzione nella Pa negli anni dal 2004 al 2008 secondo i dati elaborati dal Servizio anticorruzione e trasparenza (Seat) nel suo primo rapporto inviato a fine 2008 al Parlamento, si scopre che il Veneto in quel periodo ha sommato 1.277 casi di corruzione, pari al 6,7% del totale nazionale, piazzandosi al sesto posto in Italia dopo le regioni del Sud e la Lombardia.

Le violazioni accertate nel triennio 2006/2008 nell’ambito delle politiche agricole e comunitarie sono state 171 nell’ambito penale e 286 in quello amministrativo, dati tra i più alti in Italia. Nell’ambito delle frodi comunitarie nel periodo 2007-primi 9 mesi del 2009, la Guardia di Finanza ha scovato quasi 18 milioni tra quelli illegittimamente percepiti dalle imprese e quelli bloccati in tempo prima dell’erogazione.

INCHIESTE DELLA GDF E FUGHE (IN AVANTI E ALL’ESTERO)

Solo i più ingenui, in questo momento, si staranno chiedendo quale nesso corra tra la corruzione, le infrazioni penali e amministrative  e l’evasione fiscale.

C’è un inchiesta della Guardia di Finanza, in questi mesi, che nel silenzio dei media nazionali (eccezione lodevole La Stampa di ieri, 19 gennaio, a pagina 20) che sta scuotendo (a mio modesto avviso) le fondamenta del rapporto tra veneti e tasse.

Si tratta dell’inchiesta (ma tante ce ne sono e dunque prendo una delle più rappresentative come spia di un profondo malessere economico e prima ancora sociale) che ruota intorno alla figura di Andrea Ghiotto, imprenditore della concia vicentina che, secondo quanto sta emergendo, avrebbe pagato all’ex comandante della Guardia di Finanza di Arzignano (Vicenza) e con lui un numero non ancora preciso di finanzieri. L'inchiesta racconterà poi il resto e porrà una parola fine.

Le confessioni sono state definite “shock” dal Corriere del Veneto, che ha dedicato al caso fior di servizi a partire da dicembre 2009. Confessioni shock non solo perché l’andazzo delle mazzette durava dal 2001, non solo perché ci sarebbe di mezzo la solita San Marino come meta finale della fuga di cospicui capitali, ma anche e soprattutto perché l’andazzo corruttivo sembrerebbe generalizzato, quanto meno nel settore conciario delle pelli. Cosi facevan (o fanno?) tutti.

Un’inchiesta del genere fa il paio con quella che a Padova, con le solite Fiamme Gialle drammaticamente nude di fronte a divise sporche e divise pulite, ha portato alla luce una finanza talmente creativa da frodare 11 milioni al Fisco e la bellezza di 225 lavoratori di imprese disoneste.

IL COMUNE DI CESSALTO E IL PREMIO FISCALE

C’è qualcosa che non torna in questo puzzle fiscale in cui i furbetti veneti del quartierino frodano, corrompono ed evadono. C’è qualcosa che non torna per il bene dello stesso Veneto e del Paese intero.

C’è qualcosa che non torna se la girandola delle scelte tributarie gira all’impazzata al punto che a Cessalto, un Comune in provincia di Treviso, il sindaco – come riporta Il Gazzettino di ieri, 19 dicembre a pagina 16 – ha deciso di abrogare  per i negozi Tosap (tassa per l’occupazione del suolo pubblico pagata da che esercita attività commerciale e imprenditoriale in genere), Tarsu (la tassa sui rifiuti che pagano con prezzi salati i contribuenti di cui sopra) e Ici (già abrogata di fatto per le prima case e ormai rimasta solo a gravare sulle imprese e le attività commerciali e artigianali).

E’ la prima volta che una cosa del genere accade in Veneto – a quanto riporta il giornale locale – ed è l’applicazione materiale del principio caro al presidente della Confcommercio Carlo Sangalli: “I piccoli negozi stanno alla città come i parchi stanno ai bambini”.

Una scelta legittima e opinabile (una scelta che serve per dare ossigeno alle piccole imprese) ma che one una domanda di fondo sulla valenza del rapporto tra tasse e cittadini, tra Stato ed enti locali e che deve far interrogare sui rischi e i pericoli di un falso federalismo fiscale dove c’è chi evade, chi paga, chi corrompe e chi esenta. Più che federalismo, anarchia fiscale.

Non sembrino tessere scollegate, il mosaico è lo stesso: la tenuta di fondo del principio di unità nazionale nel rispetto della sussidiarietà e nella certezza dell’erogazioni dei servizi alla collettività.

Un mosaico in cui la cornice è la tenuta stessa della coesione socio-economica del Veneto e dell’Italia tutta, a partire da chi ha sempre dato esempio di fedeltà e correttezza all’Italia tutta. Altrimenti si corre il rischio che i casi come Dainese di Molvena (Vicenza) – lo storico marchio per l’abbigliamento da motociclisti che ha deciso di delocalizzare la produzione in Tunisia ricorrendo anche alla cassa integrazione e a successivi tagli di organico – si moltiplichino e facciano perdere un orizzonte comune di radicamento economico e sociale.

La perdita o anche l’affievolimento del legame di fedeltà tra i veneti e la fiscalità rischia di essere la sciolina che renderà velocissima la discesa della regione e dell’Italia intera verso un fondo valle senza reti di protezione. Cari candidati Governatori è una sfida, forse la principale, alla quale dovrete dare una risposta.

roberto.galullo@ilsole24ore.com

  • Vincenzo |

    Tutti bravi a trovare scuse ed accuse, ma ditemi perchè non parlate mai del SIGNORAGGIO BANCARIO, delle QUOTE FRAZIONARIE, della MONETA DEBITO?
    Forse per rimanere nelle grazie di qualcuno?

  • Paolo Forcellini da San Marino |

    Egr.Dr. Galullo
    Le garantisco che ultimamente non tutti in cima ai tre monti “facevan ” e non “fanno”. Tutto ciò che ci viene addebitato in questi ultimi mesi ed eventualmente in un futuro prossimo ,altro non sono che scorie di un tempo che fù! Con la solita simpatia giallorossa , rinnovo distinti saluti.

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