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Titano sul Titanic: San Marino “interpreta” la lotta alla mafia, “brucia” 120mila pagine di accuse e 600 mila assegni

Cari lettori, debbo ammettere che non avrei mai voluto scrivere gli articoli che ho scritto sul “Sole-24 Ore” domenica 13 dicembre e ieri, martedì 15. Ma sapete com è: mi pagano per scrivere notizie.

Non avrei mai voluto scrivere di un portone sbattuto in faccia ai pm forlivesi Fabio Di Vizio e Marco Forte che da oltre un anno e mezzo stanno indagando sull’asse Forlì-San Marino, con un pool dedicato di 10 ufficiali di polizia giudiziaria, oltre ai consulenti tecnici.

Il lavoro – che finora ha prodotto una mole di lavoro di oltre 120mila pagine – ruota intorno alla cosiddetta inchiesta Varano, che ai primi di maggio ha portato all'arresto dei vertici della Cassa di Risparmio di San Marino e del gruppo italiano Delta, con l'accusa che la prima (banca extracomunitaria) controllasse illegalmente il secondo.

La Procura che sta indagando su ipotesi di  riciclaggio, abusivismo bancario e finanziario, evasione fiscale, appropriazione indebita e ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, si è vista di fatto strapazzare la richiesta di rogatoria. Con una sentenza emessa il 9 dicembre, la “Consulta"

sammarinese ha detto no agli interrogatori e ha sfidato la Procuradi Forlì a chiedere il sequestro degli atti. Di questo, ahimè, ho scritto sul Sole-24 Ore negli ultimi giorni.

Parlo di sfida perché se i pm battessero la strada della richiesta di copia degli atti, a conoscere gli atti sarebbero – ancor prima dei pm stessi – gli indagati presenti e quelli eventualmente futuri, con buona pace di quella segretezza assoluta alla base della premessa di rogatoria.

Fine del discorso, dunque. La rogatoria – che pure era stata ammessa dal commissario della legge Rita Vannucci – a questo punto ha 99,99 probabilità su 100 di rimanere un bel ricordo.

La mia sensazione (sapete che scrivo sempre quello che penso) è che la Procura

di Forlì abbia comunque in mano materiale sufficiente per disinteressarsi (o quasi) dell’incidente di percorso che, suppongo, sia stato ampiamente previsto. Più che altro è l’ennesima prova (dopo l’inchiesta Re Nero) di due vasi giudiziari e processuali che – in queste condizioni – non possono e non potranno mai essere comunicanti. Mi domando – ancora una volta – come i due Paesi possano stringere accordi e firmare patti. A meno che Giulio TreMonti non si chiami in realtà “Giulio Quattromonti”, volendo aggiungere ai tre, per simpatia o trascorsi, anche il Titano.

LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA GODE

San Marino è uno Stato sovrano e dunque, pur riconoscendola appieno (come chi vi scrive correttamente e coerentemente ha fatto anche nel caso della sentenza sul caso Licenzopoli, senza fare a meno di criticarla, nonostante gli avvertimenti di stampo mafioso che ho ricevuto a disinteressarmene) non posso fare a meno di informarvi sul alcune conseguenze che la decisione di spernacchiare, di fatto, la rogatoria italiana, si tirerà dietro. Sapete com è: sono un giornalista libero, indipendente e che ragiona con la propria testa per rispetto dei lettori e di se stesso. Se ne facciano una ragione i meschineddi che ancora pensano che possa essere influenzato da qualcosa o da qualcuno. L’unico asse che conosco è quello delle reminiscenze geometriche.

Se ne facciano una ragione anche i penosi contabili di cultura e stampo mafioso che senza dubbio leggeranno anche questo articolo. E che magari torneranno a minacciarmi. Me ne frego. Libero sono e libero resto.

La prima è più importante conseguenza – in un Paese, San Marino, che neppure riconosce il reato di associazione di stampo mafioso, incredibile eh! – è che gli aspetti relativi alla penetrazione della criminalità organizzata non saranno compiutamente approfonditi.

Non lo dico io: lo dicono i magistrati forlivesi Di Vizio e Forte in una lettera inviata il 27 ottobre alla Procura nazionale antimafia. E lo dicono – vedrete se ho torto o ragione – anche i documenti che stanno arricchendo la documentazione del caso Smi,  la maggiore e più antica holding finanziaria e fiduciaria del Titano. Questa indagine ipotizza il riciclaggio di un miliardo.  Sono stati sequestrati conti correnti per circa 700mila euro, che vanno ad aggiungersi ai 5 milioni già sequestrati nei mesi scorsi. Le ordinanze sono state emesse dal commissario della legge Rita Vannucci su richiesta dell'autorità giudiziaria italiana.

IL VULNUS DEL CONTANTE

I giudici forlivesi avrebbero voluto sapere chi e come si nascondeva certo dietro certi prestanome già peraltro smascherati, chi si nascondeva e come certo dietro certi conti cifrati, chi si nascondeva e come certo dietro fiduciarie.

Giocando – da ambo le parti – per diversi anni sulla definizione (certa ma equivocata) di soggetti extracomunitari che doveva essere riservata alle banche e agli istituti finanziari di San Marino, sono infatti per anni saltati tutti gli schemi e ogni obbligo di segnalazione antiriciclaggio. Se a ciò si aggiungono la difficoltà del sistema sammarinese di riconoscere la reale origine dei fondi gestiti, l’operatività dei clienti residenti in Italia e il rigidissimo segreto bancario sammarinese, il quadro è completo.

Sicchè l’esempio classico – per la Procura di Forlì – in grado di descrivere meglio di ogni chiacchiera il rischio di riciclaggio delle mafie, è quel famoso flusso di denaro, pari a 1,2 miliardi in quattro anni, che allegramente avrebbe preso da Forlì la strada per San Marino. L’80% di questi fondi in tagli da 500 euro. Una cosa impressionante, sol che si pensi che praticamente una banconota da 500 su tre girava in quella provincia; le altre due nel resto d’Italia. Tutto, secondo l’accusa, sfuggiva al sistema di antiriciclaggio.

IL CONTANTE VOLA: 1,2 MILIARDI IN TAGLI DA 500 EURO

Come è noto il contante è il modo più semplice per riciclare. E così la Procura di Forli si incaponisce nel seguire quel contante e scopre una cosa strepitosa: in quel contante furono convertiti un milione di assegni presentati all’incasso presso la Cassa di Risparmio di San Marino, negoziati, per conto dell’istituto sammarinese, dall’Istituto Centrale delle Banche Popolari presso le competenti stanze di compensazione della Banca d’Italia.

In più di un’occasione, sempre secondo l’accusa, costituivano a loro volta i proventi di gravi reati fiscali, patrimoniali e societari.

LA PROVENIENZA : CAMPANIA E CALABRIA

Circa il 60% degli assegni – ha scoperto la Procura di Forlì grazie al valido e indispensabile aiuto dei nuclei dedicati – vale a dire 600mila assegni circa, provenivano da Campania (in particolare l’area nolana) e Calabria, ragione per la quale la stessa Procura aveva chiesto subito un collegamento diretto e continuo con la Procura nazionale antimafia. Nei documenti inviati comparivano persone già segnalate per rapporti con organizzazioni criminali. Chiaro? No: lo ripeto a voce alte ai sordi (sono tanti) di San Marino: “già segnalate per rapporti con organizzazioni criminali”.

Anche per questo la Procura – con la rogatoria di fatto respinta da un sistema che si è chiuso a riccio basandosi, legittimamente, sulle proprie regole – ha richiesto a San Marino l’assistenza giudiziaria per gli interrogatori, visto che la strada delle copie degli atti non era percorribile. Quelle prove sarebbero state per prima cosa mostrate anche ai supposti mafiosi sui cui Forlì indaga. Non male no!

Come risposta è arrivata la porta sbattuta in faccia ai pm italiani da un Paese che, vale la pena di ricordarlo, vuole firmare nuovi rapporti con l’Italia ed entrare in Europa senza avere neppure non dico una Procura antimafia ma neppure un magistrato esclusivamente (e ripeto esclusivamente)  dedicato a ciò.

L’ASSE BARI-SAN MARINO

Oltre ai racconti del pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti sul fiume di denaro delle cosche transitato per San Marino (si vedano nell’archivio del blog i miei post del 28 settembre e 5 ottobre), oltre alle richieste di rogatorie avanzate da decine di Procure italiane e oltre a quanto sta emergendo nell’inchiesta Varano (e presto, vedrete, il copione si ripeterà nell’inchiesta Smi), bisogna ricordare che, qua e là, affiorano rapporti pericolosi di cui la politica locale si disinteressa to-tal-men-te.

Il 4 dicembre sulla Gazzetta del Mezzogiorno il mio amico Massimo Scagliarini scrive a proposito di una delle tante inchieste sui rapporti criminalità-imprese-politica che sta squassando la Puglia : “Da
un lato i tre milioni del clan Parisi. Dall’altro i soldi della bancarotta della New Memotech, qualche decina di miliardi di lire. Intorno, una lunga serie di prestanome e di scatole cinesi che arrivano fino a San Marino. Nel mezzo, una società barese che si chiama Sport&More, che era diventata la lavatrice della criminalità organizzata…Ma qui interessa far notare che 900mila euro (su 1,3 miliardi) arrivano da una società di San Marino, la Retex , un’altra delle scatole cinesi di Labellarte, quella in cui – si ipotizza – sono finiti i soldi del fallimento New Memotech
.

Il giorno dopo L’Informazione di San Marino sparerà, riprendendola, la notizia. Credete che qualcuno, tra i politici sammarinesi, si sia interessato della cosa? Se ne avete contezza scrivetemi, a me non risulta.

A TUTTO SCIOPERO

In questo contesto e mentre infuriano le polemiche e le scrollate di spalla, non può apparire strano che oggi, 16 dicembre, i dipendenti del Gruppo Delta, ignari del proprio certo destino si riuniscano in assemblea a Roma. Prima davanti alla sede della Banca d’Italia e poi del ministero dell’Economia.

E non è strano che – riporto testualmente l’Ansa di ieri, delle ore 15.42 – che sia stato indetto, sempre per oggi, uno sciopero generale di 3 ore per i lavoratori del Titano.  Lo hanno indetto le due principali organizzazioni sindacali: la Confederazione sammarinese del lavoro e la Confederazione democratica dei lavoratori sammarinesi. Non ha aderito invece l'Unione sammarinese lavoratori. “Alla base della protesta – scrive l’Ansa – ci sono, secondo i sindacati, la necessita' di rompere l'immobilismo e di uscire dalla crisi attraverso un qualificato progetto di sviluppo dell'occupazione e dell'economia, facendo ripartire su nuove basi il tavolo tripartito; la chiusura dei contratti di lavoro dell'industria e degli istituti di credito; l'approvazione di un provvedimento legislativo condiviso sugli ammortizzatori sociali; la lotta al precariato nella pubblica amministrazione e nel settore privato; una efficace politica di contrasto al lavoro nero e irregolare; la sicurezza nei luoghi di lavoro; l'avanzamento del processo di riforma del sistema previdenziale; le politiche di sostegno ai pensionati e alle categorie piu' deboli”.

Per dare l’idea del Titano sul Titanic basti dire che l'ultimo sciopero generale, a San Marino, risale al marzo 2005.

roberto.galullo@ilsole24ore.com

P.S. Un’ultima cosa. Ieri la Banca centrale di San Marino ha emanato il seguente comunicato: “Pur non potendo divulgare notizie coperte da segreto professionale, precisiamo comunque che il contenuto dell’articolo (del Sole-24 Ore nda) è radicalmente contrario al vero, nella parte in cui, con arbitrarie citazioni, attribuisce a Stefano Caringi, responsabile del dipartimento di vigilanza, affermazioni concernenti le relazioni tra la Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino ed il gruppo bancario Delta”. Il riferimento è al mio articolo sul Sole-24 Ore del 15 dicembre. Rispetto il dott, Stefano Caringi, la Banca centrale di San Marino, come ogni istituzione sovrana di un Paese sovrano, registro la nota ufficiale, ma replico semplicemente che ciò che ho scritto non è frutto di scelte arbitrarie (non sono un arbitro perché non prendo mai parte a contese) ed è contenuto in documenti ufficiali di cui (noblesse oblige) sono ovviamente in possesso e che mi sono limitato a riportare senza alcun commento.

roberto.galullo@ilsole24ore.com

  • Massimiliano |

    Caro David oddone, racconta le cose come stanno e non continuare ad essere ipocrita come fai sempre. Racconta le cose come stanno al Dr. Galullo e non nasconderti dietro belle frasi. Racconta qui per quale motivo hai tenuta sottaciuta la mia storia mentre hai impiegato anni per scrivere la vicenda dei gemellini.
    I bambini sono tutti uguali mentre tu ti sei comportato diversamente e non solo . . . . . . hai preso le difese dei delinquenti. o mi sbaglio?
    Nel post che hai scritto in questa pagina hai citato una marea di inesattezze quindi rileggiti e pensa . . . .
    Auguri
    Massimiliano

  • Livia Leardini |

    Caro Dott Galullo, non sono assolutamente pregiudiziale nei suoi confronti. Tutt’altro. La stimo e La ritengo uno dei giornalisti italiani a “schiena dritta”. E non sono neppure laureata. Non voglio abusare di un titolo che non ho. Non ho mai messo in dubbio l’inchiesta Varano e mai mi sono permessa di mettere “il naso” nell’attività istruttoria in corso. Ho solo affermato ciò che è oggettivo. Due sentenze della Corte di Cassazione dichiarano illegittimo l’operato della procura. Non io, la vostra massima Corte. E questo è un fatto, non un’opinione. La prima sentenza sconfessa la non validità di un accordo fra due Stati. La seconda, sugli arresti, non ha ancora le motivazioni pubbliche per cui non mi esprimo. Se la Carisp o il Gruppo Delta, se verrà provato in fase di indagine e poi confermato con un processo, hanno commesso reati quali il riciclaggio e annessi dovranno essere condannate ed io sarò contenta della giusta condanna. Io appartengo a Sinistra Unita, un partito della sinistra radicale che ha sempre chiesto la riconversione dell’economia di San Marino mediante il superamento del segreto bancario, l’adesione all’Unione Europea e quindi la conseguente e piena adesione alle norme consolidate europee. Mi limito a mettere in evidenza le oggettive, comprovate e pubbliche incongruenze in questa vicenda:
    1) il gruppo Sopaf ha ricevuto 30 milioni di euro in più, rispetto al suo valore reale, dalla sua partecipazione azionaria in Delta e questo ha creato in Borsa un aumento della quotazione delle sue azioni;
    2) Banca Italia ha autorizzato la trasformazione in soggetto bancario del Gruppo Delta pur avendo avuto comunicazione di tutte le partecipazioni di Carisp nello stesso gruppo e pur conoscendo i finanziamenti di Carisp verso gli stessi soggetti;
    3)Banca Italia ha effettuato innumerevoli verifiche, così come le società di certificazione, anche di poco antecedenti l’inchiesta Varano, non riscontrando nulla sulle incongruenze ora oggetto di verifica: partecipazione di Carisp, valutazione dei crediti, transizioni sul conto corrente di corrispondenza;
    4) Non mi risulta alcuna indagine aperta verso questo comportamento a dir poco schizzofrenico da parte di Bankitalia se le tesi accusatorie dell’inchiesta Varano risulteranno veritiere. E questo è anomalo e inspiegabile.
    5) La Direzione nazionale Antimafia non ha alcuna ragione per essere condizionata da alcunchè da parte di San Marino. A cosa addebita Lei questa mancata risposta?
    6)Sulla rogatoria internazionale rigettata mi risulta che i Pm abbiano già deciso di riscriverla (a detta di alcuni articoli di stampa) in maniera tale da essere accettata dalla normativa sammarinese che ha da poco introdotto la possibilità di esercitare la difesa in caso di indagine da parte degli indagati. Quindi, se verrà riformulata in tal modo, nulla si frapporrà alla risposta a questa rogatoria.Il fatto che io sia contenta che San Marino non risponda è una sua opinione che è assolutamente contraria alla mia assoluta convinzione che ho affermato, scritto e rivendicato in tutta la mia vita politica e non, incluso negli atti della mia breve vita da parlamentare nella nostra Repubblica.
    7) Mi preme sottolineare che qualora la giustizia italiana, in collaborazione con quella sammarinese, non dovesse comprovare le accuse formulate nessuno potrebbe restituire al gruppo Delta, a Carisp, alle cinque persone arrestate ciò che è stato distrutto prima del sacrosanto diritto della certezza e della definitività degli addebiti.
    Mi limitavo e mi limito a fornire delle oggettività che il suo articolo mi aveva sollecitato. Avere diversità di opinione su fatti da interpretare o elementi oggettivi da aggiungere ad una questione non è pregiudizio, non a casa mia, casa di una persona altrettanto libera e a schiena dritta quanto lei, qui sul blog e nel mio o in altri Paesi. Le auguro un Buon Natale, di cuore, perchè, anche se forse ne dubita, La stimo veramente molto. Altrimenti non perderei tempo a risponderLe. A presto! Livia Leardini
    P.S. L’ha letta l’intervista di Fantini? Che ne pensa?

  • Paolo da San Marino |

    Egr. Dr. Garullo
    Ribadendo la mia ignoranza in campo finanziario ,economico e bancario , la prego di cercare di comprendere un popolo , di 25.000 anime, le altre 7000 sono Italiani nostri ospiti, che per un anno è stato aggredito, demonizzato , il proprio territorio circondato quotidianamente dalle fiamme gialle, un paese, che i mass media hanno continuamente sbattuto sulle prime pagine, e che l’amica vicina italia è diventata la sua più acerrima nemica. Mi scusi lo sfogo ma credo di interptretare quassù ,sui “quattromonti” i sentimenti della maggioranza dei sammarinesi.Buon anno e buon Natale , anche al Sole 2 ore ,nonostante tutto!
    Paolo da San Marino.

  • galullo |

    Buongiorno dottoressa Leardini,
    augurandole Buon Natale e Buone Feste parto dalla fine della sua lettera. “Con distinta considerazione” scrive.
    Bene. Come diceva Andreotti a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca. Per carità, non pretendo di azzeccarci, ma voglio pensar male. Non mi costa nulla, anche perché può smentirmi quando vuole anche se non credo che ci riuscirà.
    Distinguere viene dal latino (distinctus) ma è presente anche in greco (dia-stizein). Metaforicamente indica la capacità o la volontà di sceverare minuziosamente le cose, scomponendone i diversi elementi.
    Considerare (uguale in latino) testimonia la capacità di fissare negli occhi e nella mente una cosa (“sidera” da “sidus” non a caso indica una costellazione).
    In sintesi: lei mi ha passato, ha passato quel che ho scritto, ai raggi X e lo conferma in quel saluto finale, probabilmente perché non si fida di quello che scrivo. Fa bene, se lo crede, è un suo diritto che difendo io stesso, guai se non fosse così, ma si renderà conto che per un giornalista è il peggiore insulto perché sottintende la volontà, da parte del giornalista, di partecipare, cioè di prendere parte. In sintesi: di schierarsi orientando ciò che scrive e, peggio, la capacità di giudizio del lettore.
    Ebbene, non so quanto potrà importargliene perché i pregiudizi non si possono combattere ma solo rilevare, io non prendo parte a nulla. Ma proprio a nulla. Da sempre. Faccio e farò sempre e soltanto il giornalista. Credo di averlo già detto ma non mi interessa mai, quando scrivo, delle conseguenze di ciò che scrivo. Non devo e non posso interessarmene. Il giornalista descrive, non deve fare l’opinionista. Capisco che a San Marino (dove tutto si confonde) sia difficile capirlo ma per me (non dico In Italia, dico per me) non funziona così. Io devo difendere solo la mia integrità professionale e il fatto di guardarmi ogni giorno allo specchio e insegnare ogni giorno qualcosa ai miei figli.
    Non entrando nel merito delle sue considerazioni sui valori di Borsa (se avrà ragione o meno lo diranno i tempi) mi limito a proporle due ingenue e banali riflessioni a ciò che lei ha argomentato. Guardi che mi riesce facilissimo contrapporre argomenti alle sue debolissime riflessioni:
    1) lei dice che nessun addebito è stato rilevato dalla Dna etc etc. Ma Santo Iddio: l’ennesimo allarme della Procura di Forlì è ancora di fine ottobre e, mentre io e lei stiamo parlando, ne sta partendo verosimilmente un altro. Non solo: ma mi dice come è possibile scandagliare quegli assegni se San Marino annientando di fatto la rogatoria impedisce ai due pm di vedere “dentro” quegli assegni, capire quali prestanome ci siano, quali finanziarie fittizie etc etc etc? Se lei è contenta della rogatoria di fatto umiliata, buon per lei, cosa vuole che le dica? Auguri di Buon Natale e figli maschi. E visto che sembra auspicarsi la fine dell’inchiesta Varano in una bella sconfitta dei pm forlivesi la invito a riflettere sull’eventuale influenza che avrebbe sul fallimento proprio la decisione di San Marino di chiudersi a riccio e difendere, legittimamente secondo le vostre leggi per carità di Dio, il vostro segreto bancario e tutto ciò che si trascina dietro. Io mi auspicherei esattamente il contrario: strade spianate alle rogatorie, sempre e comunque. Mi rendo conto però che l’omertà per molti è un bene prezioso.
    2) lei fa riferimento agli schemi antiriciclaggio e alla direttiva Ue. A parte che dal 91 al 2007 (date che se non ricordo male io stesso ho riportato nell’articolo ma che comunque conosco) non sono svariati anni (come ho scritto) ma sono, a questo punto mi costringe a dirlo, “anni luce” durante i quali Italia e San Marino (intendo dire le loro prti marce) hanno fatto il cavolo che hanno voluto. Ma comunque, a confutare il suo pensiero debole interviene la nota scritta alla Dna in cui la Procura di Forlì sostanzialmente afferma che se non intervengono le Procure o eventi esterni, addio core (come diciamo noi romani): le segnalazioni antiriciclaggio dei soggetti finanziari e delle banche non ci sono proprio!|
    Detto questo, non voglio certo convincerla, anzi ammiro la sua intelligenza, le sue argomentazioni (che non sono però ahime!, le mie) e il coraggio di firmarsi. Le auguro Buon Natale, a lei e a tutti i sammarinesi onesti, e la invito solo a non “considerami distintamente” perché la mia libertà di giudizio non ha prezzo e non ha ombre. Anche se le è difficile capirlo.
    Indistintamente suo
    Roberto Galullo

  • Livia Leardini |

    Buonasera Dott. Galullo, la invito a leggere, qualora non l’avesse già fatto, la posizione del Dott. Fantini su questo sito “http://sanmarinonotizie.blogspot.com/2009/12/sintesi-del-dossier-delta-pubblicato-da.html”, intervistato dopo la cessazione dell’arresto preventivo che, le ricordo, è durato il massimo previsto dalla normativa italiana. Quanto sopra è stato raramente applicato anche in indagini su crimini efferati.Se lo ha letto o se lo leggerà, vorrei evidenziare in particolare: “Nessun addebito è stato avanzato dalla Direzione Nazionale Antimafia che si è detto abbia esaminato il milione di assegni fotocopiati presso l’istituto Centrale delle Banche Popolari, assegni tra l’altro emessi su banche italiane dai loro clienti e quindi soggetti che hanno già subito a monte i controlli antiriciclaggio imposti dalla normativa. Le ipotesi di usura, ventilate mentre l’inchiesta stava ristagnando, sono state tutte confutate in quanto si riferivano all’applicazione da parte dei ‘recuperatori’ (agenti per il recupero dei crediti) di commissioni di qualche euro in aggiunta agli interessi previsti e fissati sotto la soglia.
    Ora la novità si concentrerebbe intorno alla valutazione delle perdite su crediti che sarebbero, secondo i Commissari Straordinari, state sottostimate. Fatto salvo che innumerevoli controlli di certificatori e degli stessi ispettori di Banca Italia che le hanno ritenuti congrui fino al giorno precedente dell’amministrazione controllata” Inoltre, in relazione alla sua seguente esposizione: “Giocando – da ambo le parti – per diversi anni sulla definizione (certa ma equivocata) di soggetti extracomunitari che doveva essere riservata alle banche e agli istituti finanziari di San Marino, sono infatti per anni saltati tutti gli schemi e ogni obbligo di segnalazione antiriciclaggio.” vorrei evidenziare che è errata in quanto la normativa che viene ritenuta superiore all’Accordo Valutario fra l’Italia e San Marino del 1991 è l’adozione da parte dell’Italia della direttiva dell’Unione Europea 2005/60/CEE in materia di antiriciclaggio avvenuta solo in data 21/11/2007 (e non svariati anni). Inoltre, per maggiore precisione, vorrei mettere in evidenza che sia il sequestro del furgone portavalori sia gli arresti dei vertici della Carisp sono stati considerati dalla Corte di Cassazione italiana non legittimi. Sulla seconda non sono ancora note le motivazioni che aspetto di conoscere, sulla prima la Corte ritiene ancora valido l’Accordo valutario del 1991. Le ricordo inoltre che il titolo Sopaf ha “volato” in Borsa a luglio del 2009 grazie all’accordo raggiunto per la cessione della sua quota in Delta per un importo inspiegabilmente superiore al suo valore e di moltissimi milioni di euro. Inspiegabilmente perchè ampiamente superiore a più del 30% del suo reale valore. E questo “sovrapprezzo” non si spiega ora, che è stato purtroppo pagato, nè si spiegava quando fu richiesto a Delta in passato, al quale il vertice, ora decapitato di Delta, aveva detto no in quanto completamente ingiustificato. Da questo rifiuto parte la nota vicenda grazie all’azione del noto Avv.Guido Rossi. Se le notizie riportate dai principali quotidiani saranno confermate Banca Intesa sta cercando di ottenere Delta senza alcun prezzo, scorporando i debiti e mantenendo meno della metà del personale dipendente. Le chiedo una cortesia. Se questo dovesse verificarsi, mi auguro di no, le chiedo di verificare i valori della new company che creeranno da Delta e di verificarne gli indici. Scommetto che triplicheranno in tre mesi. Se alla fine dell’indagine dei Pm Forte e Di Vizio non ci fosse un rinvio a giudizio, o qualora vi fosse il processo non dimostrasse la loro teoria accusatoria, comunque il Gruppo Delta sarebbe stato distrutto, comunque i vertici avrebbero perso il proprio lavoro e subito 6 mesi di carcere (o arresti domiciliari) cautelativi, comunque la Cassa di Risparmio di San Marino e tutto la nostra amata Repubblica ha subito forti danni economici, morali e d’immagine. Per questo in un certo senso, non mi fraintenda, spero che un minimo di riscontro ci sarà da quell’inchiesta. Altrimenti la mia rabbia e frustrazione sarebbe troppo grande e il trattamento che hanno e abbiamo subito troppo ingiusto. Con distinta considerazione
    Livia Leardini

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