Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Triplice fischio e fine del campionato: diamo un calcio alla mafia prendendo esempio dall’autogol (riparato) di Bagheria

Mancano poche ore alla fine del campionato di calcio di serie A. Ha vinto l’Inter e a me che sono romano e romanista la cosa interessa poco meno di nulla. Non cambierei Totti con Ibrahimovic e Spalletti con Mourinho neppure se me lo ordinasse il Papa.

Detto questo ciò che mi interessa è sottolineare ciò che quasi tutti i giornali (non quelli sportivi, che sono in altre vicende affaccendate) non raccontano mai delle curve, del tifo, del para-sport e di certi amministratori pubblici.

Proprio oggi – giorno in cui scrivo questo post, venerdì 29 maggio – sul Giornale di proprietà della famiglia Berlusconi, il collega Luca Fazzo intitola così la sua inchiesta “Il calciomercato ultrà – Così la malavita si prende le curve d’Italia – Da Milano i criminali infilitrati negli stadi vogliono infiltrarsi in altre città – Dietro l’apparenza della passione sportiva estorsioni e spaccio di droga”.

Una bella eccezione, dunque, nell’asfittico panorama della stampa italiana, che si appassiona agli amorevoli sensi (di stima) tra Silvio e Noemi ma se ne frega delle mafie che si mangiano anche lo sport.

L’inchiesta ha il limite di partire e…fermarsi a Milano. Vediamo allora di aggiungere qualche tappa al percorso che anche quest’anno ha riservato sgradite – e ignorate dai più – sorprese. Magari se politicanti e vertici dello sport aprissero gli occhi…O è chiedere troppo per non correre il rischio di rompere un ipocrita giocattolino morente?

 

IN PRINCIPIO FU LA CURVA DEL PALERMO…

 

Partiamo da un assunto ormai chiaro ai sociologi, ai politologi e a qualche raro giornalista ma completamente ignorato dai politici-politicanti: il calcio è un veicolo attraverso il quale far passare messaggi mafiosi, esercitare proselitismo criminale e dunque raccogliere adesioni, far capire alla politica dove spira il vento o dove deve spirare.

Ricorderete: correva il 22 dicembre 2002. Alla Favorita di Palermo scendevano in campo Palermo e Ascoli. Ad un certo punto comparve uno striscione: “Uniti contro il 41 bisBerlusconi, dimentica la Sicilia”. E mai come in questo caso la virgola era importante. Furono i boss di Brancaccio – spiegarono gli investigatori della Squadra mobile del capoluogo siciliano – a fare esporre quel monito al Presidente del consiglio. Le intercettazioni telefoniche provarono che il gesto era premeditato e i boss si vantavano dell’eco mediatica. Insomma: obiettivo raggiunto.

Qualche anno dopo – siamo ai giorni nostri – il Palermo calcio salirà agli onori della cronaca per le vivaci attenzioni che Cosa Nostra riservava alla società. In particolare era il clan Lo Piccolo a riservare e riversare il suo “amore” al Palermo. La magistratura – che sta indagando su alcune presunte compravendite di partite nel 2003 e che si avvale anche della gola profonda di un collaboratore di giustizia, Marcello Trapani, ex procuratore di giovani calciatori e già avvocato dei Lo Piccolo – continua a indagare.

Il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, prende subito le distanze e il 29 marzo affida a Radio Anch’io sport la replica: “La mafia? Può anche essere che abbia messo gli occhi sul Palermo, ma finché ci sarà io non si avvicinerà nessuno. Sulla città e sul club e’ stato gettato qualche schizzo di fango, ma andrà via. Può essere che la mafia abbia messo gli occhi sul Palermo, ma che si sia avvicinata da quando ci sono io assolutamente no. Però sono attento ai segnali e a questa stranissima uscita dei giornali. L’indagine della magistratura va fatta, ma questi schizzi di fango mi sembrano un segnale. Come per dire: ‘Zamparini, vai fuori dalle scatole’. Sto facendo investimenti, un centro commerciale, sto per iniziare l’iter per la costruzione del nuovo stadio…ho paura di aver disturbato qualcuno. Lasciare la presidenza? Se le cose stanno così me ne vado, ma non è detto che succeda. Speriamo che si sistemi tutto”.

Più tardi minaccerà le dimissioni. Le avete viste voi? Io no.

 

…OGGI TOCCA ALLA CURVA (RECIDIVA) DEL BARI

 

In mezzo, negli anni, tanti altri piccoli episodi – come sempre reputati minori da noi giornalisti – in cui si capiva che i tirapiedi dei mafiosi (piò meno dei quaquaraqua da accatto) continuavano a seminare proseliti negli stadi. Soprattutto in quelli di provincia. Soprattutto al Sud dove molti capicosca o prestanome sono addirittura proprietari o sponsor di squadre di calcio dove spesso fanno allevare anche i loro rampolli sperando che diventino – un giorno – dei campioni.

La Calabria – da questo punto di vista – è una miniera. I capi delle ‘ndrine si impuntano e non mollano: il calcio è cosa loro. Ricordate cosa accadde il 23 settembre 1997 a Locri, paese dominato dalle faide e dalla ‘ndrangheta? No? Ve lo rammento io: l’arbitrò chiamò tutti a raccolta. Un minuto di silenzio per la morte del boss Cosimo Cordì, ucciso qualche ora prima. E giù ad applaudire al termine!

La politica parolaia e lo sport ufficiale, anch’esso parolaio, fecero sentire le loro voci. Voci ipocrite perché lo sanno anche i sassi che un arbitro può fischiare un rigore contro un calciatore ma non può fischiare neppure un fuorigioco contro i boss. L’episodio – subìto o condiviso che fosse – non fu il primo e non fu l’unico. Andate a parlare, ad esempio, con qualche ex presidente di
squadre calcistiche della provincia cosentina – come ho fatto io nel passato – e fatevi raccontare quale è stata l’offerta che non hanno potuto rifiutare per cedere la proprietà della squadra…

Bene, veniamo ai giorni nostri e alla Puglia dove – nell’indifferenza di tutti, politici parolai in testa – la Sacra corona unita sta rialzando la testa. Anche negli stadi. Oh yes!

E’ il 23 settembre 2008 quando la curva ultrà del Bari – che torna quest’anno in serie A – espone durante il match con il Livorno il seguente e apparentemente innocuo striscione: “Marino sempre con noi”. Peccato che Marino di cognome facesse Catacchio, il pregiudicato ucciso cinque giorni prima nel corso di un regolamento di conti interno al clan al quale, secondo gli inquirenti, era affiliato: Strisciuglio.

Lo stadio – penserete voi, ingenui lettori al cui interno alberga forse il “fanciullino” pascoliano – sarà insorto! Una pioggia di fischi avrà sommerso gli ultra! Una selva di cori si sarà levata come un sol uomo “Legalità! Legalita! Abbasso la Sacra Corona Unita! Viva le Forze dell’Ordine! Abbasso gli Strisciuglio!

Niente di tutto questi: grande applauso del settore centrale della Curva Nord. Nel resto dello stadio non volava una mosca. Per inciso: gli Strisciuglio sono ancora leader mafiosi nel Barese ed è lo stesso clan che si è visto liberare 21 picciotti coinvolti nel maxiprocesso “Eclissi”, perché l’allora giudice per l’udienza preliminare, Rosa Anna De Palo, non era riuscita a depositare la sentenza nei tempi utili. Tutti fuori ai primi di aprile. A proposito: oggi De Palo guida il Tribunale per i minori a Bari e proprio pochissimi giorni fa, il 27 maggio, il Csm ha archiviato il caso, dopo che erano stati mandati gli ispettori, perché comunque c’era un complessivo “deficit organizzativo dell’ufficio”. E bravo il Consiglio superiore della magistratura: tutti colpevoli, nessun colpevole. Ora la parola finale, per eventuali azioni disciplinari, tocca al ministro della Giustizia Angelino Alfano. 

E veniamo al 4 maggio di quest’anno. Siamo ancora al San Nicola di Bari. La squadra si gioca la certezza della promozione e gioca, ancora, con una squadra toscana: l’Empoli. Ancora in curva compare uno striscione visibile anche da Foggia: “Ciao Chelangelo”. E chi è? Era il soprannome di Michelangelo Stramaglia, il boss – secondo gli inquirenti e la magistratura –  di Valenzano, ucciso il 24 aprile 2008. Il figlio e amici di famiglia erano allo stadio: gli ultras del Bari non solo se ne sono lavate le mani dicendo che loro “non c’entravano” ma hanno tenuto a precisare “che non è inusuale che la curva renda omaggio a chi condivide la passione per i colori biancorossi”. Bene: un tifoso qualunque con il suo carico di valori, per carità!

Sarà, ma dopo che la Digos ha indagato, il questore di Bari, Giorgio Manari, ha vietato lo stadio a cinque anni per cinque…tifosi.

Se Bari chiama, Lecce risponde. In manette sono finite – con l’accusa di associazione a delinquere – 14 persone, tra cui alcuni insospettabili. Uno di loro, tanto per capire copme funzionano le curve violente, in un’intercettazione, rivolgendosi all’ex bomber del Lecce Javier Chevanton – che avrebbe telefonato al capotifoso per chiedergli addirittura di intercedere presso tifoserie di altre città per sostenere un suo amico calciatore – avrebbe detto: “Non ho problemi con la curva. La curva sono io!

Eccolo lì il vero capo, magari coccolato e vezzeggiato come altri in tutta Italia, dal Nord a Sud passando per il Centro, dalle società calcistiche che senza di loro non possono campare. E chissenefotte guagliò, se ci sono delinquenti organizzati e mafiosi veri!

E i leccesi come hanno reagito? Abbiamo notizia solo dei più “buoni”: un centinaio sono scesi in piazza per difendere i poverini arrestati e così, tra un pianto e l’altro, c’è pure scappato qualche insulto contro il procuratore che segue il caso, Cataldo Motta. Ovviamente gli auguravano lunga vita…

Il patto è più forte se la mafia entra direttamente, ovvio, perché il vincolo si può portare – a seconda delle necessità – dentro e fuori gli stadi. Il Mattino di Napoli, il 24 gennaio 2009 a pagina 35 titolava: “Pianura, patto tra 20 ultrà e il clan Lago – Le indagini sui mercenari della guerriglia rifiuti – Il boss pagava i ribelli 150 euro per riaffermare il potere”. Chiaro!

 

BAGHERIA FA AUTOGOL MA POI VINCE LA PARTITA DELLA LEGALITA’ (SPERIAMO ANCHE IL CAMPIONATO)

 

Non bastassero capibastone, delinquenti e mafiosi veri, ci si mettono anche gli amministratori (sia ben chiaro: alcuni, proprio tra le frange violente del tifo, raccolgono voti e alimentano circuiti di illegalità).

A Bagheria, splendido comune nel palermitano, il 28 dicembre 2008, quando tutti erano più buoni perché Babbo Natale era appena passato con un carico di doni, ai consiglieri comunali Antonio Prestigiacomo (Noi per Bagheria), Domenico Aiello e al suo capogruppo del Pdl, l’architetto Giuseppe Cangialosi, evidentemente restava un “pacco” da proporre ai concittadini: intitolare lo stadio comunale a Pasquale Alfano, ex assessore e consigliere dello stesso Comune, ex presidente del Bagheria calcio ma anche fratello di Michelangelo Alfano, condannato per associazione mafiosa, morto suicida nel 2005.

Apriti cielo: la locale associazione antiracket sale sulle barricate e il sindaco Biagio Sciortino, da me sentito pochi minuti fa, dice che ormai è una storia vecchia. “Il giovane (forse riferendosi a Cangialosi n.d.r.) neppure sapeva chi fosse il fratello di Pasquale Alfano! Era giovane quando accadde il fatto del fratello poi condannato. Due ore dopo la delibera era stata ritirata. E’ rientrato tutto, stia tranquillo”.

Io sto tranquillissimo – anche perché sto per partire e trascorrere qulche giorno in un bene confiscato a Cosa Nostra riadattato ad agriturismo, che goduria – ma come si fa, chiedo, a essere di Bagheria, fare l’amministratore e non conoscere la storia del proprio paese? E come può un intero consiglio comunale votare l’ordine del giorno all’unanimità, così come riportano le cronache locali, che hanno addirittura pubblicato il verbale della magnifica seduta “babbonatalizia”? Tutti ignoranti? Che succede a Bagheria, perdono la memoria quando diventano consiglieri e assesori!

Tranquillo, tranquillissimo, attendo la risposta del sindaco. “Confido nella buona fede di chi l’ha fatto – spiega mentre sono talmente tranquillo che quasi quasi mi addormento – e lo stesso consigliere ha poi ritirato l’ordine del giorno. Due ore dopo era tutto finito. La mia amministrazione è in prima linea nella lotta alla mafia e abbiamo già assegnato quattro beni confiscati. Chi fa sport, e io sono un ex sportivo, ha inoltre il dovere morale di combattere contro Cosa Nostra. E così quest’anno abbiamo organizzato, Comune e associazione sportiva Principe di Rammacca,  una manifestazione che si chiama Diamo un calcio alla mafia”. Volentieri: anche due se dipendesse da me, che spedirei i boss a vita in una cella, dopo aver buttato la chiave.

La finale si disputerà a metà giugno e speriamo che il triplice fischio dell’arbitro decreti il vincitore ma idealmente – a Bagheria e in tutti gli stadi d’Italia – segni non la fine ma l’inizio della partita più importante anche dentro gli stadi: quella contro le mafie.

roberto.galullo@ilsole24ore.com

  • galullo |

    Raineri dai pensieri neri,
    mi reputa stucchevole ma mi segue vedo con grande interesse anche se poi mischia come in un frullatore i temi. Chi disprezza compra, vedo. Bravo! Comunque chiederò a Valerio se le può spedire una compilation delle sue puntate in radio.
    Ma non si è accorto che quel che addebita a me – la confusione, che non vedo come possa esistere in una trasmissione che si chiama “Un abuso al giorno” e dunque tocca per definizione migliaia di temi diversi – è nella sua capoccia (mi scusi il romanesco ma quando sento puzza di pseudo leghismo mascherato da idee, lo faccio di proposito).
    Detto che sono fiero di non piacere a lei, sarebbe facile replicarle che il feeling con l’avvocato di e-bay c’è lo avrà lei e tutto il condominio suo (altro modo di dire a Roma: le piace? No? Meglio!) e che a Gardaland ci sono stato, eccome. Perché non prova lei a mettere il suo coraggio in radio e in un bel contraddittorio con un cieco gli spara nelle orecchie quel che pensa e cioè che a Gardaland non deve entrare. Sarà una lussuria ospitarla, venga se ha il coraggio…
    Sui politici leghisti, infine, l’ironia non è la mia…sono ironici per natura.
    Saluti e a risentirla
    roberto “valerio” galullo
    p.s. Valerio l’ho aggiunto in suo onore, contento? No, meglio!

  • Raineri Emilio |

    Spero ritorni presto Valerio Staffelli in Radio 24, meno stucchevole e più incisivo di lei.
    Su mafia & C. tanta ipocrisia di maniera e confusione; i suoi temi a carattere generale? … una famiglia che occupa e vive negli uffici comunali o il problema dell’abbonato al Milan!!
    Il suo feeling per l’avvocato di ebay … bei servizi veramente!!
    Il “disabile” che accusa Gardaland … ma lei c’è stato a Gardaland?? Sapeva di cosa stava parlando?
    L’ironia sui politici leghisti per i mondiali di Varese … lei è un grande giornalista, imparziale e corretto!!
    Saluti.
    Emilio Raineri

  • Simplicio |

    Ottimo articolo, ben documentato. Peccato leggerlo solo per gli “intimi” del web. Non vi è coscienza della diffusa illegalità in “Itaglia”. Anche peggio, forse: pochi si scandalizzano leggendo il suo articolo che ha il pregio di rendere evidente una realtà spiacevole ed assolutamente inaccettabile.
    Spero di leggerla ancora e le invio i miei complimenti con gli auguri di un buon lavoro.
    Cornuda, sabato 30 maggio 2009

  • stefano rossi |

    Il giocattolo non si può rompere. E’ uno strumento di controllo.
    Bisiniss is Bisiniss.
    Mi dispiace per Lei, caro dott.Galullo, ma preferirei non esistesse questo malsano passatempo domenicale (e, ormai, settimanale completo).
    Gli italiani sarebbero disposti a fare la rivoluzione per difendere il pallone, mentre non avrebbero gli stessi scrupoli nei confronti della legalità.
    E’ un dato di fatto!

  Post Precedente
Post Successivo