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Giorgio De Stefano, la ‘ndrangheta delle “immaginette” e la creazione dei “segreti” tra i mammasantissima

Amati lettori di questo umile e umido blog, da alcuni giorni racconto i contenuti dell’ordinanza emessa il 7 agosto a carico di Paolo Romeo (già condannato con sentenza passato in giudicato per concorso esterno in associazione mafiosa) dopo il rinvio disposto dalla Cassazione. La sezione del Riesame del tribunale di Reggio Calabria – presidente Tiziana Drago, Erica Passalalpi e il giudice relatore Angela Giunta – ha stabilito che ci sono tutti gli elementi per «affermare l’esistenza dell’autonomo organismo associativo posto in posizione di vertice e costituito dalla cupola riservata della ‘ndrangheta».

Per i magistrati non ci sono dubbi. Per l’avvocato Paolo Romeo «…anche alla luce delle più recenti acquisizioni investigative, deve ritenersi confermato il suo attuale ruolo di componente apicale della direzione strategica della ‘ndrangheta, chiamata ad operare ad un livello superiore rispetto alle sue singole articolazioni territoriali e ad intervenire in situazioni in grado di coinvolgere interessi criminali più elevati».

Oggi voglio raccontarvi la figura di Giorgio De Stefano (ri)tratteggiata dai giudici. Il mio umile e umido compito è quello di studiare, leggere e informare. Un cognome, De Stefano, che non ha bisogno di aggettivi a Reggio. Se vogliamo sintetizzarlo con un sostantivo, potremmo dire “aria”. I De Stefano a Reggio controllano anche l’aria (lo leggeremo dalla viva voce di coloro, tra i tanti, che lo hanno dichiarato).

Ebbene il collegio giudicante, tra il rusco e il brusco, afferma che Giorgio De Stefano, superiore alla «’ndrangheta delle immaginette» (ma don Mico Oppedisano non se ne avrà a male?)  «viene indicato come il soggetto che ha creato i cosiddetti segreti, cui spettano i veri poteri direttivi della ‘ndrangheta locale».

L’indicazione, scrivono i tre giudici, proviene anche dai colloqui intercettati. Ad esempio quello tra Filippo Chirico e Anita Repaci. Chirico è esponente di rilievo della ‘ndrangheta, genero di Pasquale Libri, succeduto a don Mico nella custodia delle regole poste a base del vertice operativo del mandamento di centro, che Libri, come Condello, Tegano e Giuseppe De Stefano, governano. Ma Giorgio De Stefano «ha una funzione financo più elevata di costoro, in quanto pur rimanendo sempre sullo sfondo, osserva e cura la direzione strategica».

E per capire chi è il clan De Stefano (e cosa sono gli appartenenti alla cosca De Stefano, non in Calabria, ma in Italia) ecco la conversazione intercettata il 15 settembre 2011 in cui l’avvocato Antonio Marra, a proposito di Giorgio De Stefano e Paolo Romeo afferma: «Ma sempre là siete tutti e due…non si muove foglia che voi due non volete».

Ecco cosa sono i De Stefano: aria. Se si muove, si muove Reggio (e non solo). Se si ferma, si ferma Reggio (e non solo).

Ma c’è una differenza tra Romeo e De Stefano, come racconta sempre Marra, che proprio  Romeo raccomanda di tenere un atteggiamento più riservato alla pari di Giorgio De Stefano che, pur continuando a dirigere «dietro il muro» evita di apparire all’esterno.

Guagliò, se si deve essere riservati e invisibili le regole sono regole. E il dna è il dna! De Stefano si nasce non si diventa!

4 – to be continued

(per la precedente puntata si legga

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2017/09/25/presa-diretta-rai3-scopre-i-mammasantissima-sopra-la-ndrangheta-nicola-gratteri-li-punta-e-rosy-bindi-li-mette-a-nudo/)

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2017/09/27/cupola-riservata-della-ndrangheta-anche-per-il-tribunale-del-riesame-di-reggio-calabria-e-tutta-unaltra-storia-rispetto-al-passato/

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2017/09/28/una-massoneria-nella-massoneria-ecco-la-culla-dei-mammasantissima-di-ndrangheta-non-ancora-svelati-secondo-il-pentito-virgiglio/)

  • Bartolo |

    Non basta dire non me ne voglia oppedisano, il venditore di zucchine, occorre osare di più: migliaia di innocenti siamo stati triturati in nome della lotta alla mafia, una lotta falsa, perché la mafia è potere e sopraffazione contro i più deboli. E il nostro continua ad essere uno stato mafioso, con ministro ed ex ministri che fanno finta di farsi la guerra, ma che in realtà di giorno bisticciano e di notte vanno a rubare insieme.

  • Roberto Galullo |

    Io non avrei problemi, se solo capissi…la discrasia!

  • Bartolo |

    A pensare questa cupola riservata della Ndrangheta mi fa ridere. Ma solo perché dopo sedici anni di processi tre di carcere e gli ultimi cinque a difendermi da due interdittive antimafia due licenziamenti e un duro mobbing da sfiancare persino un cavallo, ho finito le lacrime.
    Vedo Galullo, secondo me, molte notizie non fanno notizia. Una è quella di Matacena che dalla sua dimora da mondo delle favole lancia accuse contro l’attuale ministro degli Interni. Certamente non è più il personaggio ideale per rappresentare gli elettori calabresi (per me non lo era neppure prima) Matacena; però a suo tempo aveva i voti e veniva eletto stracciando Minniti nel medesimo collegio maggioritario. Sintesi: doveva essere notizia il fatto che il deputato che era stato scelto più volte dai reggini in luogo di Minniti si ritrova a divertirsi, latitante, a Dubai, mentre quest’ultimo da nominato con legge elettorale illegittima ricopre l’importante incarico di governo. Qualcuno di Voi, umili quanto potenti giornalisti, riesce a raccontare queste discrasie agli italiani?

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