Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Esclusivo/La Loggia di Gerace (Locride) riammessa nel Grande Oriente d’Italia, che a Soveria (Cz) chiama un relatore della Ps a sua insaputa

Il 17 novembre 2013 un quotidiano locale ci aveva addirittura aperto le cronache locali di Reggio Calabria e provincia con questo titolo: «Loggia sciolta per mafia».

Il titolo (a mio modesto avviso errato) era per la loggia “Rocco Verduci” di Gerace Comune piccolo piccolo con appena 2.715 abitanti nella Locride ma “compasso-dotato”. Potenza imprescrutabile della Calabria.

Fatto sta che, per stessa ammissione del Grande Oriente d’Italia (Goi) alla cui comunione apparteneva, la loggia era stata non sciolta bensì sospesa nel novembre 2013.

Il perché della sospensione lo apprendiamo direttamente da una comunicazione ufficiale dell’11 gennaio 2014 visibile, per ricerca, nel sito del Goi ((http://www.grandeoriente.it/mondologge/2014/01/ogni-fratello-di-loggia-dovra-esibire-al-maestro-venerabile-certificato-di-carichi-pendenti-e-casellario-giudiziario-entro-fine-gennaio.aspx#sthash.oJQTbT8d.dpuf).

Il provvedimento, ufficialmente per tutelare l’immagine della loggia “Rocco Verduci”, era stato preso dall’ex maestro venerabile Gustavo Raffi per «per possibile inquinamento di carattere malavitoso, gravi inadempienze e carenza assoluta di cautele». Contemporaneamente erano partiti gli accertamenti.
I maestri venerabili dell’Alto Ionio Reggino, dopo una serie di consultazioni, avevano infatti deciso, in considerazione «del clima particolare e della situazione contingente» che «ogni fratello di Loggia produca un certificato dei carichi pendenti e il casellario giudiziario aggiornati entro la fine del prossimo mese di gennaio 2014». Questo nell’obiettivo «di fugare ogni qualsiasi futile strumentalizzazione dell’appartenenza alla nostra istituzione», come del resto si legge in uno stralcio di verbale del Consiglio, tenutosi in seduta ordinaria il 27 novembre 2013, a firma del fratello tesoriere Romeo Bruno, del fratello presidente Domenico Femia e del fratello segretario Nicodemo Bruzzese.

Fatto sta che il 5 settembre, in un post dedicato a quanto sta accadendo in Calabria e alla strana “concorrenza” tra comunioni massoniche (si veda http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/09/05/la-massoneria-che-incontra-il-popolo-nel-comune-di-locri-e-la-superloggia-degli-invisibili-a-cui-da-la-caccia-la-procura-di-reggio/) scrivo che nel sito del Goi non c’è traccia della loggia sospesa.

GIRO SU INTERNET

Lunedì 15 settembre, giro su Internet per leggere quanto accaduto a Locri in un convegno sulla massoneria tenuta (con mille polemiche) nell’aula consiliare del Comune e girando girando scopro che (dopo il mio articolo che lo segnalava?)  sul sito del Goi riappare l’”officina” (loro la chiamano così) di Gerace. Ohibò, anche ammesso e non concesso che fossi stato cieco due settimane prima, scavo e mi informo, mi informo e scavo fino a che…

Fino a che scopro che con il provvedimento 14/SB del 20 giugno 2014 il gran maestro del Grande oriente d’Italia, Stefano Bisi, ha revocato la sospensione della loggia informandone i i presidenti dei collegi circoscrizionali dei maestri venerabili, l’ufficio del grande oratore e l’ufficio anagrafe del Goi.

OFFICINA RIAMMESSA

Effettivamente “Noi Stefano Bisi” (proprio così, il gran maestro scrive in terza persona plurale) e il gran segretario di Palazzo Giustiniani Michele Pietrangeli il 20 giugno (giorno in cui mentre i due firmavano il decreto, il “gran metronomo” Andrea Pirlo poco o nulla poteva per risollevare l’Italia mazzolata dal Costa Rica nel mondiale brasiliano), in esecuzione di una delibera di giunta davano anche mandato affinché si fosse proceduto, entro 30 giorni, alle nuove elezioni. E a quanto mi risulta il 28 luglio la loggia ha proceduto a rinnovarsi.

Ora, sempre secondo quanto ora mi risulta ma sono fallibilissimo, tutti i carichi pendenti e i casellari giudiziario presentati avrebbero tutti dato esito negativo, motivo per il quale ritengo che la loggia sia stata riammessa all’Oriente.

Non commento la notizia, ne prendo semplicemente atto, supponendo che le «gravi inadempienze, la carenza di cautele e il possibile inquinamento malavitoso» (che da quelle parti si chiama ‘ndrangheta ma i fratelli non lo scrivono così) siano tutte venute meno. Delle due l’una: o non c’era nulla di tutto ciò o sono bastati sei mesi per fare piazza pulita. Ma mi domando: bastano i casellari e i carichi immacolati per dare patenti di verginità? E’ una domanda, una semplice domanda.

CONTINUA IL DUELLO A DISTANZA: QUI LOCRI.

Per far capire quanto sia delicato, delicatissimo il tema della “pulizia” in Calabria, ricorderete che, sempre il 5 settembre in quell’articolo, diedi conto di un convegno “della” e “sulla” massoneria, tenuto a Locri (altro paese di 12mila abitanti pieno così di massoni e aspiranti compassi) tenuto con mille polemiche nell’aula consiliare. Convegno organizzato dall’Accademia nazionale delle scienze esoteriche (non chiedetemi cos è) , in collaborazione con l’agenzia di stampa acacia magazine (anche qui non chiedetemi di più).

Leggete qui il comunicato stampa ufficiale firmato “kadosch”. Kadosh, in ebraico, vuol dire sacro ma per i liberi muratori rappresenta il 30esimo grado sui 33 totali nel rito scozzese.

Tale “kadosch” informa lo popolo suo e li popoli altrui che: «…Poi sono venute anche minacce trasversali da parte di individui di infimo livello etico/morale. Abbiamo ricevuto una telefonata da un “amico degli amici”, il quale ha riferito un messaggio che ci inviava uno scarso individuo; questo il messaggio “…dì a Massimo di non fare il petulante, di essere un uomo e di non nominare il nome di Dio invano ai calabresi …”…Questo individuo è stato radiato dalla Serenissima per gravissime colpe. Pensate che un giorno ci chiamò e ci comunicò che alcuni “ottimi” fratelli, suoi amici, avevano chiesto la regolarizzazione. Ci recammo a Reggio Calabria, dove ci attendeva un gruppo di persone; chiarimmo subito quale fosse la procedura per l’ingresso nella Serenissima. Ovviamente in primis carichi pendenti e casellario giudiziario! L’incontro scivolò sulla organizzazione della nascente loggia: candidamente questi personaggi ci comunicarono che la loro intenzione era quella di costituire una realtà massonica che si occupasse di affari! Ascoltammo tutto il progetto in silenzio e concludemmo l’incontro preconizzando problemi con la giustizia. È superfluo dire che non si fece nulla. Ecco chi noi vogliamo isolare dalla Massoneria, ma anche dalla società civile! Fu una spiacevole esperienza».

C’è bisogno di aggiungere altro sui rischi di infiltrazione? Questo, ovviamente, al netto di quanto stanno scoprendo o hanno già rivelato le indagini della magistratura catanzarese, vibonese, crotonese e reggina e le dichiarazioni di pentiti ritenuti affidabili dalle Procure (compresa quella di Milano).

QUI SOVERIA MANNELLI.

Certo è che la Calabria, per i massoni, è davvero bel suol d’amore e affiliazione costante, come testimonia, quasi in contemporanea (6 settembre), un altro convegno, che però si è tenuto a Soveria Mannelli (Catanzaro). Qui il maestro venerabile del Goi, Stefano Bisi, ritornando proprio sui temi della “pulizia”, ha invitato i suoi fratelli a essere orgogliosi della loro terra e a «evitare semplicistiche e ingiuste identificazioni tra Calabria e ‘ndrangheta, tra massoneria e malavita». Bisi ha avuto parole di elogio per la loro attività e il loro coraggio e ha citato addirittura Paolo Borsellino: «E’ normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che non lascia andare avanti».

Tra i relatori annunciati, oltre al gran maestro onorario Ernesto d’Ippolito, era stato inserito  il dirigente della Squadra Mobile di Catanzaro Rodolfo Ruperti. Strano, mi son detto, davvero strano…E infatti il Viminale mi conferma che Ruperti, inserito a sua insaputa tra i relatori, dalle parti di Soveria non si è fatto proprio vedere.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Pasquale Montilla |

    La Anselmi con la sua legge chiarisce perfettamente che le associazioni massoniche non sono di confine ma spesso legate da un unico obiettivo grigio con le mafie per destabilizzzare lo Stato.
    Se un massone fa affari con i mafiosi e’e rimane un delinquente.
    Se un mafioso fa affari con il GOI sono tutti dei probabili criminali incappucciati in associazione.
    Detto questo credo che avere invitato a partecipare ad un incontro il dr.Ruperti capo della squadra mobile di Catanzaro sia stato a mio parere un probabile avvertimento o un invito a cedere.Ma sono cascati male perche’ e’uno dei pochi uomini dello stato che cerca di smantellare sul territorio catanzarese i rapporti morbosi tra ndrangheta e massonerie deviate affiliate.
    Pasquale Montilla

  • franco |

    Galullo, lei si conferma una persona seria, un acuto osservatore ed un pensatore pacato sulle cose massoniche. Il problema della massoneria calabrese in Calabria, quella seria ovviamente, non la banda del buco, non è quella delle infiltrazioni, (Lei ha capito bene che nel GOI non ci sono ndraghetisti), ma è quella che Nicola Gratteri chiama la “zona grigia”, ovvero di quei massoni regolari che hanno contatti con ndraghetisti, invece di emarginarli e di denunciarli ci fanno affari, stringono amicizie. Il grosso problema della massoneria in Calabria, Sicilia e Campania, è tutto lì. Questa tesi ha trovato puntuale conferma nell’indagine di Caivano, ma anche prima in Calabria sono finiti sotto processo eminenti massoni non perchè ndraghetisti ma perchè in rapporto con questi.Il problema etico in massoneria è questo, se non lo si risolve con coraggio e lungimiranza, sarà come pretendere di svuotare il mare col cucchiaino, divenendo preda degli slogans che sono stati ripetuti a Locri ed a Soveria Mannelli.

  Post Precedente
Post Successivo