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Il clan dei Casalesi e la camorra di Acerra riciclavano a San Marino – Il ruolo dei professionisti sul Titano

Dietro molti soldi che arrivavano alla finanziaria Fincapital di San Marino c’erano le  famiglie Schiavone e Mariniello. Insomma: i Casalesi e quelli di Acerra. Tipini fini. Tutti insieme amorevolmente, perchè di fronte agli affari non c'è inimicizia o rivalità mafiosa che tenga.

A giungere a contratti – si badi bene: non scritti – di partecipazione societaria era per gli inquirenti il sammarinese Livio Bacciocchi, nella sua qualità di notaio, proprietario e amministratore di fatto di Fincapital. I contratti venivano raggiunti con i portavoce degli interessi economici dei Casalesi del gruppo Schiavone (vale a dire Salvatore Di Puorto e Massimo e Salvatore Venosa) e con Francesco Vallefuoco che invece rappresentava gli interessi degli acerrani. I conferimenti societari finanziati dalla camorra erano ovviamente frutto di condotte illecite.

Con queste premesse, i Carabinieri del nucleo investigativo di Caserta, nell’ambito dell’indagine non a caso chiamata “Titano” condotta dalla Dda di Napoli guidata per l’ultimo giorno da Federico Cafiero De Raho (da giovedi capo della Procura a Reggio Calabria), hanno arrestato 24 persone indiziate a vario titolo dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, reimpiego di beni di illecita provenienza, intestazione fittizia di beni provenienti da attività illecite a soggetti compiacenti, di detenzione e spaccio di stupefacenti e di detenzione e porto illegale di armi, tutti con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’attività del clan dei Casalesi e del clan operante ad Acerra. I  provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip Isabella Iaselli su richiesta dei pm Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Maurizio Giordano e Cesare Sirignano.

I capitali investiti in quote della Fincapital – si legge a pagina 3 dell’ordinanza – sono di almeno 5 milioni. Capitali restituiti solo in parte al clan dei Casalesi (quando la finanziaria ha cominciato ad avere problemi) dagli amministratori di Fincapital mediante la cessione aliud pro alio (vale a dire qualcosa in cambio di qualcos altro). A essere cedute sono state una Ferrari Scaglietti (del valore di 300mila euro) e cinque unità abitative a Montegrimano Terme (Pesaro-Urbino) del valore unitario di almeno 500mila euro.

Le investigazioni hanno permesso di accertare che la famiglia Schiavone, oltre che a San Marino, investiva anche a Fano, Pesaro, Riccione e Rimini.

I PROTAGONISTI

L’associazione a delinquere era ben organizzata. Francesco Agostinelli (arrestato a differenza di Bacciocchi Livio, che il 1° marzo è stato assolto al termine del rito abbreviato davanti al Gup di Bologna. Per lui l’indagine Vulcano, risalente a due anni fa, si è conclusa. Assolti anche Bruno Platone, già amministratore della Mb Class di San Marino e Mario Iavarazzo, arrestato in questa nuova indagine. Per tutti e tre era stato chiesto il rinvio a giudizio, ma il Gup ha deciso per l’assoluzione), esperto di investimenti e di pratica finanziaria, molto ben conosciuto anche per altre vicende sul Titano, aveva il compito di mediare nella trattativa contrattuale con Bacciocchi e accreditare presso quest’ultimo gli esponenti del clan dei Casalesi. Agostinelli garantiva inoltre i vertici del clan dei Casalesi (Carmine Schiavone, Michele Zagaria, Antonio Iovine) sulla felice riuscita e sulla convenienza dell’investimento ma, al tempo stesso, procurava al clan dei Casalesi il profitto dell’investimento mediante la liquidazione in favore del clan della cessione a titolo gratuito della Ferrari (di proprietà Fincapital) e di cinque ville (formalmente intestate a Imcapital società immobiliare partecipata Fincapital e amministrata di fatto da Bacciocchi attraverso sua moglie, Monica Fantini), tutte intestate a persone riconducibili al clan dei Casalesi.

C’era poi Riccardo Agostini (arrestato anche lui, di Pesaro), l’avvocato che partocinava gli interessi di Bacciocchi e di Agostinelli e che aveva il compito di fornire consulenza legale alle parti, per consentire di occultare la partecipazione dei finanziamenti camorristici (di cui era ben consapevole si legge nell’ordinanza a pagina 4) e di procurare il passaggio della Ferrari a Salvatore Di Puorto (di San Cipiriano d’Aversa, arrestato).

Roberto Pierucci (arrestato), in qualità di agente della Toro Assicurazioni di San Marino, aveva il compito di monetizzare numerosi titoli negoziati consegnatigli da Francesco Vallefuoco e da Salvatore Di Puorto attraverso Agostinelli, così da consegnare ai referenti del clan dei Casalesi il corrispettivo dei titoli in contanti.

Anche il profilo di Roberto Zavoli (non arrestato), tra i tanti, è interessante. Per gli inquirenti aveva il compito di accreditare Francesco Vallefuoco e il gruppo camorristico da questi rappresentato (gli acerriani, federati con il gruppo Venosa, riconducibile ai Casalesi) con Bacciocchi. Aveva anche il compito di mantenere continui contatti con lo stesso Bacciocchi per riferire dell’andamento delle operazioni reimpiego al clan di cui era referente.

Infine Francesco Vallefuoco, che aveva il compito di fungere da referente del clan degli acerrani, per l’attività di reimpiego dei capitali illeciti presso operatori finanziari operanti a San Marino e nelle Marche e con il compito di verificare la redditività degli investimenti, provento dell’illecita attività di svolgimento dell’associazione camorristica sia per conto del clan dei Casalesi che per conto degli acerrani.

LE REAZIONI A NAPOLI

"L'operazione dimostra come i Casalesi, ancora una volta, reimpieghino il proprio denaro fuori dal proprio territorio anche
attraverso operazioni finanziarie di grossa portata – ha detto in conferenza stampa il procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho Il clan aveva investito nella Fincapital Spa e, di fronte alle difficoltà economiche della società, aveva preteso la restituzione del denaro investito, con la cessione di cinque ville e di una Ferrari".
Altro punto da evidenziare è la compattezza del clan: "Quando si deve investire, la distinzione che spesso si fa fazione Schiavone, Iovine e Zagaria – ha proseguito Cafiero de Rahonon esiste. Il clan è unico e ci sono emissari di tutte e tre le fazioni. Esiste, inoltre, l'estrema facilità del clan a trovare prestanome per schermare i propri traffici anche lontano dal proprio territorio".
"Queste attività – ha detto il procuratore di
Napoli, Giovanni Colangelofiniscono per inquinare l'economia sana dell'Italia e costituiscono un pericolo anche per l'ordine pubblico e per la democrazia. Per questo il nostro massimo impegno è concentrato sull'attacco ai patrimoni accumulati dalla criminalità
organizzata".

LE REAZIONI A SAN MARINO

 Le notizie arrivano a San Marino mentre il Consiglio grande e generale è appena iniziato. Il primo a esprimersi é il consigliere di Rete, Matteo Zeppa: «Mi chiedo quando finirà tutto questo? Nonostante si parli continuamente di trasparenza e
di cambio di passo, tutti i giorni ci troviamo a parlare di queste operazioni. Saremo in grado di liberare San Marino da questi cancri? Non lo so
». Zeppa si chiede infatti se la politica sarà «in grado di esiliare chi offre il fianco a queste operazioni», augurandosi che «le autorità competenti facciano il proprio lavoro offrendo collaborazione alla procura di Napoli. Siamo passati in pochi giorni dall'ospitare Ban Ki Moon all'essere etichettati di nuovo come riciclatori».

   Il suo collega della Democrazia Cristiana, Alessandro Cardelli, non vede l’ora di polemizzare e a Zeppa chiede: «Dove eri in questi anni? Non hai visto i passi avanti fatti da San Marino? In questi anni in italia sono emerse molte cose grazie alla nostra collaborazione. Qui si parla di Fincapital. Io sono qui in aula per la prima volta ma non accuso chi c'era prima, dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione».

Giovanni Lonfernini dell'Unione per la Repubblica – per non scontentare nessuno – condivide lo sgomento del collega Zeppa e l’emotività di Cardelli: «Il problema però – sottolinea – é come poter affrontare la criminalità organizzata». Oltre all'accordo di collaborazione con le Forze di polizia italiane, per Lonfernini «San Marino deve lavorare attraverso la sua rete diplomatica e politica nel rapporto tra stati sovrani per la lotta alla criminalità organizzata» e intervenire sulla questione del riordino dei corpi di polizia: «se il segretario di stato per la giustizia avrà l'intenzione di portare avanti questo progetto in tempi celeri, il nostro contributo saràconvinto»
Alessandro Rossi di Sinistra unita sottolinea come «chiamare un’indagine Titano non va bene. San Marino é un Paese che ha una sua forza e una storia: dobbiamo riprodurla in un momento di grossa difficoltà dove tutto sta crollando». La prossima volta – ne sono certo – la Procura di Napoli chiamerà Rossi per chiedergli come battezzare un’operazione giudiziaria.

Alla base, aggiunge Rossi, c'é comunque «un problema politico legato al fatto che il cambiamento non lo può produrre chi ha creato questo sistema. Occorre costruire un fronte del cambiamento per costruire una dialettica positiva e organizzata».

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Christian |

    Il problema vero è che quando a San Marino si fa un passo in avanti lo si fa con l’ottica di farne poi due in dietro, quindi fa bene Matteo Zeppa a tenere alta l’attenzione.
    Sui passi in avanti fatti da San Marino vorrei chiedere solo una cosa: quelle famose intercettazioni ambientali e telefoniche ora si fanno a San Marino ? O si è ancora alla fase di formazione del personale ?

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