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Operazione Metropolis*: per i pm di Reggio l’Ira irlandese ricicla soldi sulla costa calabrese – Il terrorista Fitzsimons non può però essere arrestato

L’Ira, l’organizzazione militare indipendentista irlandese e la ‘ndrangheta fanno affari insieme.

A svelarlo è l’indagine Metropolis* con la quale la Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria oggi ha arrestato 20 persone legate alle cosche Morabito e Aquino per i reati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valore e reimpiego di capitali illeciti e sequestrato beni mobili ed immobili per 450 milioni. Le indagini, sono state dirette dal Procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dai sostituti Maria Luisa Miranda e Paolo Sirleo.

Il trait d’union tra le cosche di Africo e l’esercito sciolto ufficialmente nel 1998, è (sarebbe) Henry James Fitzsimons, nato il 28 novembre 1949 a Belfast (Irlanda del Nord) e residente a Brancaleone (Reggio Calabria). Secondo la ricostruzione della Procura, Fitzsimons è incaricato di promuovere in Irlanda e in Gran Bretagna l’offerta e la prenotazione degli immobili e di fornire ai potenziali clienti assistenza e consulenza nella compravendita.

TERRORISMO

Fitzsimons è un personaggio storico del terrorismo irlandese, ancora vicino ai movimenti politici separatisti nord-irlandesi. La rogatoria con l’Inghilterra del 2009 ha evidenziato che é anche vicino al partito del Sinn Féin, notoriamente individuato come la parte moderata e legalmente riconosciuta del braccio armato.

L’appartenenza di Fitzsimons ai terroristi dell’Ira – si legge testualmente nell’ordinanza a pagina 26 – oltre che dai canali ufficiali ed istituzionali è dimostrata, in modo inconfutabile, anche da una serie di conversazioni intercettate.

Dopo otto anni trascorsi in carcere, proprio per motivi di terrorismo, si “inventa” imprenditore e si dedica ad una serie di investimenti ingenti, multipli e diversificati. La ricchezza movimentata è assolutamente incalcolabile e i settori in cui si dipana sono i più svariati, così come le realtà geografiche interessate.

Per muovere i capitali ed investirli – sostiene l’accusa – Fitzsimons non si preoccupa di doverne giustificare la provenienza o di sincerarsi che la stessa sia lecita e addirittura in alcune occasioni pacificamente ammette di operare per conto di altri. La sua forza è nella struttura finanziaria posta in essere a supporto di quella economica: una serie di conti correnti bancari intestati a prestanome e collocati in nazioni differenti molte delle quali operanti in modalità off-shore. Il sistema creato è funzionale proprio a far fare al denaro dei giri interminabili al fine di eluderne provenienza e destinanzione.

Fitzsimons, con altre due persone (un imprenditore campano, Antonio Velardo** e Antonio Cuppari, un calabrese ritenuto dagli inquirenti inserito a pieno titolo nel “locale” ‘ndranghetista di Africo con la dote di “vangelo”), dal 2006 avrebbe impiegato somme di denaro nella costruzione del complesso turistico “Gioiello del mare” nel comune di Brancaleone.

Le risorse impiegate – secondo l’accusa – sarebbero frutto di delitti compiuti  verosimilmente in Irlanda e di delitti commessi delle cosche di Africo e Brancaleone. In particolare sarebbero il frutto del traffico di sostanze stupefacenti.

A Fitzsimons e all’imprenditore campano fa capo la Vfi Overseas properties real estate Agent Ltd, con sede a Dublino, Central Chambers Dame Court nr. 41. Sono loro ad averla costituita e a finanziarla.  Questa società garantisce – in modo esclusivo – alla società Rdv srl di Brancaleone (il cui rappresentante legale è l’indagato collegato alla cosca Morabito), un continuo afflusso di turisti/clienti provenienti dal Nord Europa per l’acquisto degli immobili che faanno parte del complesso immobiliare “Jewel of the sea”, che altro non sarebbe che il “Gioiello del mare”.

GLI AMICI

Tra i soggetti di cui Fitzsimons si avvale, secondo la Procura, il principale è l’ imprenditore napoletano Velardo**. Costui, per la Dda, è la mano operativa sul territorio, quella che segue gli affari sul campo. Il settore di cui si occupa è quello degli investimenti immobiliari, avendo lo stesso anche differenti realizzazioni in corso proprio in Calabria.

Per sua stessa ammissione la sua riccherzza e prosperità è dovuta proprio ai rapporti con Fitzsimons, tanto che deve spiegare a chi lo conosceva in passato di essere diventato improvvisamente ricco. Secondo la Dda di Reggio è pienamente inserito negli ingranaggi finanziari dell’irlandese e muove i capitali proprio sfruttando la struttura finanziaria off-shore e i prestanome per assicurare l’irrintracciabilità del capitale. L’imprenditore è utile a Fitzsimons anche per la sua conoscenza del territorio, per la capacità di acquisire notizie sugli interlocutori calabresi, sui proprietari dei terreni, sulle possibili acquisizioni immobiliari e societarie.

IL GIOIELLO DEL MARE

Ed è proprio da questo connubio, che la Procura di Reggio può ipotizzare come sia nata l’idea di realizzare il “Gioiello del mare”. L’imprenditore napoletano, muovendosi negli investimenti immobiliari nel territorio calabrese, apprende (tanti sono infatti gli affari che usualmente gli vengono proposti o che lui stesso ricerca) della possibilità di costruire a ridosso della costa dei gelsomini. Tale possibilità era nota nel settore perchè già vi erano stati dei tentativi. Perciò si rivolge alla famiglia di riferimento sul territorio che acconsente la partecipazione alla realizzazione.

La costruzione del villaggio viene affidata alla Rdv di Antonio Cuppari, ritenuto dagli inquirenti è un soggetto affiliato alla ‘ndrangheta dei Morabito di Africo. Ha (avrebbe) il grado di “vangelo”, ha ripetuti precedenti per traffico di stupefacenti, non ha assolutamente esperienza imprenditoriale nel campo della realizzazione di villaggi turistici.

Si improvvisa, perciò realizzatore di “Gioiello del mare”. Investe anche capitali la cui provenienza è ignota e, sicuramente, non rapportata alle sue capacità economiche e finanziarie. Cuppari secondo gli inquirenti è l’uomo della famiglia Morabito per l’investimento immobiliare, investe il denaro di provenienza illecita e partecipa agli utili della costruzione. Fitzsimons e Velardo risultano – sempre secondo l’indagine – cofinanziatori della società di Cuppari e intermediari nella vendita degli appartamenti. In tal modo anche loro partecipano ai risultati economici dell’investimento e ripuliscono il denaro movimentato attraverso giri “psicopatici” e provenienti dall’illecito passato associativo di Fitzsimons. “Dunque, ognuno ha il suo tornaconto personale e l’impiego di proventi illeciti – si legge nell’ordinanza – e l’operazione consente di raggiungere l’obiettivo da parte dei protagonisti della vicenda; consente di ottenere l’utile risultato. Ovviamante non è superfluo dire che la presenza del locale di riferimento ha garantito il superamento di qualsivoglia ostacolo, anche di carratere burocratico ed edilizio e soprattutto la protezione necessaria per operare sul territorio; ma, di contro, ha reclamato i propri diritti dunque ha imposto la ditta per la costruzione del villaggio, ha reagito a proprio modo nel momento incui ci sono dissapori e contenziosi finanziari. Sostanzialemente, dunque, da quanto riportato è possibile è indubbio che nella struttura turistica siano andate a con
fluire due distinte operazioni illecite di reimpiego di denaro: una posta in essere da Antonio Cuppari, il quale impiega nella attività economica proventi di delitti; ed una posta in essere dal Fitzsimons, il quale, anche con la complicità di Velardo**, impiega proventi illeciti derivanti dal terrorismo e da altri reati
”.

SCARSA COLLABORAZIONE

Con riferimento a Fitzsimons, le omologhe autorità inglese ed irlandese non hanno dimostrato un atteggiamento pienamente collaborativo nei confronti dell’Autorità giudiziaria italiana, non avendo fornito indicazioni circa la provenienza della enorme disponibilità economica dell’indagato ed essendosi limitate a confermare il dato, già colto dagli inquirenti italiani mediante le conversazioni captate nel corso delle indagini, che lo stesso è stato detenuto (otto anni) per reati di terrorismo commessi quale appartenente al gruppo separatista Ira (Irish republican army).

Ed è proprio in tale appartenenza e ai connessi legami ed attività, che può ragionevolmente ricondursi – secondo la Procura – l’ingentissimo flusso di denaro di cui l’indagato ha dato prova di poter disporre con prontezza e che, come dallo stesso affermato, è da sottoporre a “riciclaggio”; in ciò coadiuvato dal suo ‘gancio’ italiano (sua vera e propria  longa manus sul territorio nazionale) che le investigazioni hanno dimostrato essere Velardo, indagato anch’egli significativamente privo di redditi di rilievo (dal 2000 al 2007, ha dichiarato redditi per importi compresi tra € 0,00 e 9.305,00), ma in continuo contatto – in posizione subalterna a Fitzsimons – con soggetti (spesso rivelatisi, come Cuppari, esponenti della criminalità organizzata) per affari.

Secondo la Dda di Reggio tanto Fitzsimons che Velardo** erano perfettamente consapevoli di quello che loro stessi definivano, in modo atecnico ma piuttosto significativo, “riciclaggio” (Fitzsimons); per non dire delle affermazioni esplicite di Velardo, secondo il quale “i soldi devono arrivare in Irlanda, poi ritornano in Italia, devono fare movimenti psicopatici” (16.2.2009) e che, parlando proprio con Cuppari (29.5.2009), ha avuto modo di affermare che “alcuni clienti pagano in Russia e quei soldi dovranno fare un giro particolare”.

LE REAZIONI DI SONIA ALFANO

Il problema, però, è che Fitzsimons non può essere arrestato perchè all’estero, in un Paese in cui non è eseguibile il provvedimento a suo carico”: ecco le reazioni a caldo di Sonia Alfano (Presidente della Commissione antimafia europea).

Quello in questione – sottolinea Alfano – è l’esempio perfetto della difficoltà con cui nei 27 Paesi membri dell’Unione Europea va avanti la lotta contro le mafie. Ecco in che cosa consiste il lavoro della Crim, che presiedo ormai da un anno: bisogna giungere all’approvazione di un testo unico antimafia che, in casi come questo, consenta alla magistratura e alle forze dell’ordine transnazionali di agire in maniera efficace. Questa operazione, peraltro richiama un argomento di estrema attualità per i lavori della Comissione europea. In quanto, proprio durante l’ultima seduta di commissione, abbiamo analizzato le relazioni tra il terrorismo e la criminalità organizzata”.

* Il 29 gennaio 2016 il Tribunale di Locri, presieduto da Fulvio Accurso, su 23 imputati infliggerà solo tre le condanne. Condannati Rocco Morabito (7 anni), Sebastiano Vottari (3 anni) e Antonio Cuppari (10 anni). Per il resto pioggia di assoluzioni. Erano stati i sostituti procuratori della Dda di Reggio Calabria a chiedere l’assoluzione nei confronti di Henry James Fitzsimons. I pm Frustaci e Ferraiuolo hanno chiesto l’assoluzione anche nei confronti di un altro imputato eccellente, Antonio Velardo. Per il resto, però, la Dda aveva richiesto dure condanne per gli altri imputati

** PRECISAZIONE AL 9 GENNAIO 2017 

L’Ing. Antonio Velardo, a mezzo dei suoi legali, avv.ti Antonio, Nicola e Marco Scotti Galletta, ha chiesto di dare notizia di quanto segue, con riferimento agli sviluppi processuali successivi all’articolo.

  1. La sentenza n. 5547/2014 della Corte di Cassazione ha accolto le richieste dell’Ing. Antonio Velardo contro la iniziale misura cautelare e l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria dell’8-9.4.2014 ha provveduto, in sede di rinvio, a tale annullamento: entrambi i provvedimenti hanno del tutto smentito, con approfondita motivazione, l’ipotesi accusatoria dei P.M., hanno cioè dato atto dell’assenza di “gravi indizi” a carico dell’Ing. Antonio Velardo.
  2. Il processo si è poi concluso con la sentenza n. 79 del 29 gennaio 2016 del Tribunale di Locri che, su espressa richiesta della pubblica accusa, ha assolto da tutte le imputazioni l’Ing. Velardo, “per non aver commesso il fatto”: i giudici, con motivazione ammontante a quasi 400 pagine, hanno infatti completamente e definitivamente escluso il coinvolgimento dell’Ing. Antonio Velardo in affari con i clan e/o in fattispecie di riciclaggio, “autoriciclaggio” o di “impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita” (art. 648-ter cod. pen.), di cui al capo di imputazione.
  3. Nei confronti della sentenza non è stato proposto appello e la stessa è passata in cosa giudicata.

 

r.galullo@ilsole24ore.com