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Per la Commissione parlamentare antimafia «è cresciuto il ruolo della massoneria nella strategia delle mafie»

Amati lettori di questo umile e umido blog vi sono mancato? Domanda retorica, ovvio che no. Soprattutto alla vasta platea di massoni che mi infanga e infama (senza metterci nome e cognome, ovvio!) per il semplice fatto di fare il mio mestiere di cronista come pure dovrebbe ben sapere il Gran Maestro del Goi, Stefano Bisi, giornalista in pensione (beato lui).

A tutti costoro do una brutta notizia: di ritorno da Bruxelles e Amsterdam, dove per due settimane ho seguito per il mio giornale le vicende dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), rieccomi con nuove tappe sul rapporto tra mafie e massoneria (sarebbe corretto anche qui usare il plurale massonerie).

Già, perché se vi ho descritto giorni fa ciò che conteneva l’apposito capitolo della relazione finale (senza contare che una relazione apposita è stata vergata a parte dalla Commissione e di essa ho già dato ampiamente conto) è pur vero che, spigolando all’interno delle quasi 800 pagine del testo, si colgono sfumature e spunti di enorme interesse.

Volete un esempio? Il paragrafo sulla “Ricerca dei “luoghi” opachi per il rafforzamento dei poteri mafiosi” va a parare dove meno te lo aspetteresti

Per i mafiosi è necessario ritessere le relazioni in termini sempre nuovi e al tempo stesso – scrivono i commissari – è fondamentale per gli inquirenti sanzionare queste relazioni.

Il passaggio di potere nelle società moderne dalla politica all’economia ha avuto riflessi anche nelle relazioni dei mafiosi, che vanno alla ricerca di luoghi e occasioni in cui le relazioni da pubbliche e visibili diventino solo private e invisibili. La necessità delle mafie di perseguire relazioni senza rischi e di una parte delle classi dirigenti di servirsi dei rapporti con le mafie senza doverli rendere palesi (compresi alcuni apparati dei servizi segreti scrive testualmente la Commissione antimafia) ha imposto loro la scelta di luoghi sicuri di scambi di relazioni  e  di  scambi  di  influenze.  Più  si  fanno  opachi  i  luoghi  del  potere  più  le  mafie ne approfittano e si sentono a loro agio.

E qui arriva la bordata senza se e senza ma alla massoneria tout court (cosa che, personalmente, aborro, perché non si può sparare nel mucchio ma tant è, lo scrivono lor signori). «Ecco perché negli ultimi anni sembrano – si legge nella relazione – cresciute le adesioni di mafiosi a logge massoniche, ed è cresciuto il ruolo della massoneria nella strategia delle mafie nei territori da esse dominati. Di nuovo il modello della ‘ndrangheta si mostra adatto alle novità, e ci spiega molto più di tante analisi come sia diventata la mafia italiana più importante».

Beh, ora mi fermo. Ma domani si ricomincia!

r.galullo@ilsole24ore.com

1 – to be continued

  • davide consonni |

    Galullo ai diffamatori di professione aggiunga anche noi poveracci che attendiamo trepidanti i suoi umili e umidi scritti.

    Chi controlla chi? Le aristocrazie massoniche calabresi già nel 1866 fecero malmenare sotto elezioni, dai loro faccendieri picciotti, gli elettori e i candidati delle liste rivali sostenute dai Borbone e dalla Chiesa. In Calabria sussistono famiglie “massoniche” da otto/nove generazioni.

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