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La rete di garanzia e protezione della cosca Acri-Morfò che parte da Rossano (Cosenza) e arriva a Vigevano (Pavia)

Quel che colpisce sempre più spesso nelle indagini contro la criminalità organizzata è la “rete” di garanzia e protezione che viene garantita sull’intero territorio nazionale. Una rete che consente non solo di essere celati agli occhi della Giustizia ma anche di estendere una trama di potere socieoeconomico che guarda sempre più al Nord.

Prendiamo, ad esempio, l’operazione Stop, con la quale il 19 giugno il Ros e il comando provinciale dei carabinieri di Cosenza hanno arrestato 28 esponenti della cosca Acri-Morfò di Rossano (Cosenza) a seguito di una misura coercitiva, emessa dal gip distrettuale di Catanzaro, Gabriella Reillo, su richiesta della Dda.

E dove sono avvenuti gli arresti? A Rossano (abbastanza logico), ma anche a Vigevano, Viterbo, Parma e Cuneo.

Tra i destinatari dei provvedimenti, oltre ad elementi di vertice della consorteria, anche un consigliere comunale, l’avvocato Ivan Nicoletti, eletto nel maggio del 2011 tra le fila della maggioranza di centrodestra che amministra il Comune di Rossano. Il professionista è stato sottoposto agli arresti domiciliari. Gli arrestati – 19 in carcere e 9 ai domiciliari – sono accusati a vario titolo dei reati di associazione a delinquere, tentato omicidio, estorsione, rapina, detenzione illegale di armi comuni da sparo e da guerra, di sostanze stupefacenti, procurata inosservanza di pena, violenza per indurre più elettori a votare un candidato specifico, illecita concorrenza e trasferimento fraudolento di valori. Sono stati eseguiti inoltre sequestri di numerosi beni mobili e immobili, società e conti correnti bancari per un valore di 40 milioni di euro.
Sono stati sequestrati 25 immobili, acquistati ad un prezzo complessivo di 2 milioni; 45 rapporti bancari, con saldi positivi per circa 160mila; 45 autoveicoli, acquistati ad un prezzo complessivo di circa 380mila euro; 7 polizze assicurative, per un controvalore pari a circa 20mila euro e 17 società, per un fatturato complessivo di circa 10 milioni.

LA CITTA’ DUCALE E…OSPITALE

A questa operazione dedicherò alcuni servizi (oggi il primo, gli altri la prossima settimana) sugli aspetti che più colpiscono di questa rete di protezione e garanzia.

Vigevano, per quei pochi che non la conoscessero, è una ex ricca città di provincia (30 km da Pavia e 45 da Milano) che ha perso la propria ricchezza, fondata sulla lavorazione della scarpa e sui macchinari per la calzatura. Bel tempo che fu. Oggi di quello smalto splendente non restano che croste opache. A produrre sono rimasti in pochi nella città ducale che, come molte città del nord, si dibatte tra chiacchiere da bar e chiacchiere politiche su come uscire dalla crisi. Ci sono più possibilità che una ricetta esca dagli avventori, magari avvinazzati, di un bar che dalle aule di un consiglio comunale, provinciale o regionale.

Ciò detto, colpisce che l’ordinanza dedichi amplissime parti al ruolo che questa cittadina – rectius: alcuni indagati da tempo residenti o addirittura nativi – ha avuto nella “confidenza” con la cosca Acri-Morfò di Rossano.

A Vigevano, infatti, trascorre un periodo di serena latitanza Salvatore Galluzzi, detto u rizzo, considerato tra gli organizzatori della cosca, sfuggito ad un ordine di esecuzione emesso dalla Procura di Catanzaro in esecuzione di una condanna divenuta definitiva il 27 maggio 2010. Il ruolo di Galluzzi quale gerente del narcotraffico per conto della ‘ndrina di Rossano si evince, si legge testualmente in una nota a pagina 27 dell’ordinanza, dagli atti del processo Ombra in esito al quale è stato condannato a 14 anni. La sentenza è stata confermata anche dalla Suprema Corte di Cassazione.

Ebbene, il “nobiluomo”, secondo l’accusa della Procura vistata dal Gip, a Vigevano, non solo era assistito da una fitta schiera di persone che gli assicuravano una tranquilla latitanza ma continuava a commettere reati, specialmente per quanto attiene al traffico di armi e di stupefacenti. A pagina 172 si legge: «Il dato già risulta dalle intercettazioni trattate nel capitolo concernente la latitanza di Acri e viene confermato dalle dichiarazioni di Oliverio Francesco (collaboratore di giustizia dal 3 febbraio 2012, capo del “locale di Belvedere Spinello”, con alle dipendenze ‘ndrine distaccate su sei comuni della Valle del Neto, tra la Provincia di Crotone e quella di Cosenza, nonché propaggini criminalmente operative al Nord Italia. ndr) che, in data 01/12/2012 ha riferito di avere consegnato armi corte a …omissis Francesco e …omissis…Antonio e stupefacente, fra gli altri a tale Roberto. I primi gli venivano presentati come uomini di Nicola Acri il secondo come persona vicina a Galluzzi Salvatore. Oliverio riconosceva la foto di Roberto Feratti come colui al quale aveva consegnato stupefacente per conto di Galluzzi».

Il boss Nicola Acri venne catturato a Bologna il 20 novembre 2010: dopo due mesi, il 26 febbraio 2011 veniva preso a Vigevano Salvatore Galluzzi. La cosca, pertanto, aveva bisogno di una sorta di riassetto.

Anche Sergio Esposito, condannato nel processo Ombra, si rese latitante per circa cinque mesi (dal 27 maggio al 21 ottobre 2010). Parte di questa latitanza la trascorse insieme a Galluzzi a Vigevano, così come emerge dal controllo della Polizia di Stato di Vigevano dell’8 ottobre 2010.

Sergio Esposito, detto pica pica, – già detenuto al momento in cui è stato indagato in questa nuova indagine Stop – secondo l’accusa, è tra i personaggi di maggior spessore criminale della ‘ndrina rossanese, anche secondo i collaboratori di giustizia.

MANI PROTESE

A dare, secondo l’accusa, una mano a Galluzzi, che a Vigevano viveva in un appartamento, sono stati diversi personaggi che nella città ducale e nei paesi vicini, come Gambolò, avevano da tempo messo radici.

Uno di questi è Roberto Feratti, con suo fratello gemello vecchie conoscenze della Giustizia. A Vigevano avevano dato vita a “Gemel Edil” che, anche dopo la "morte" e la rinascita di ”Vigevano Ponteggi srl” di Luca Feratti, figlio di Roberto, ha quasi il monopolio di settore nell’area.

Roberto Feratti, nato a Vittoria (Ragusa) il 16 ottobre 1957, si legge a pagina 814 dell’ordinanza, ha precedenti penali per rissa, detenzione illegale di stupefacenti e un precedente specifico per reato di favoreggiamento. Risulta, altresì, essere stato sottoposto a misure di sicurezza.

Roberto Feratti, sempre secondo l’accusa, è colui che offriva appoggio logistico a Salvatore Galluzzi e alla moglie, accompagnandoli con la propria auto negli spostamenti a Vigevano. Si trovava con Galluzzing> al momento del suo arresto.

Sebbene le dichiarazioni del collaboratore Francesco Oliverio sul fatto di avere consegnato della droga a Galluzzi durante la sua latitanza mentre era accompagnato da Feratti (che ha riconosciuto fotograficamente) siano rimaste prive di riscontro oggettivo, in ogni caso, si legge nell’ordinanza, l’accertata circostanza che l’indagato accompagnasse Galluzzi, per la Procura denota un particolare rapporto di fiducia da parte di questi.

AVANTI GLI ALTRI

Secondo la Dda di Catanzaro c’è un altro personaggio che fa parte della rete di protezione e garanzia. Si tratta di Vincenzo Interlandi, finito ai domiciliari, anch egli nato a Vittoria (Ragusa) il 12 ottobre 1959, colui che firmerà materialmente il contratto di locazione.

Secondo l’accusa prenderà in locazione l’appartamento di Vigevano in cui si nascondeva Galluzzi, incurante della riconducibilità a lui dello stesso e racconta il falso sul “casuale” incontro con “Salvatore”, fatti che denotano la sussistenza di rapporti con gli ambienti delinquenziali della consorteria calabrese

C’è, infine, un’altra figura che secondo la Dda di Catanzaro avrebbe svolto un ruolo da “cerniera” in questa trama: Espedito Donato (ai domiciliari) che trasportava oggetti di ogni tipo da Rossano a Vigevano rendendosi latore di messaggi che lo stesso Galluzzi riceveva o inviava dagli/agli appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta Acri-Morfò. Per il figlio Carmine Enzo il Gip ha invece respinto l’ipotesi di reato contestato.

Anche Espedito Donato non è un pesce fuor d’acqua a Vigevano. Anzi. E’ titolare di un’agenzia di pompe funebri. Come risulta dalle conversazioni intercettate effettuava alcuni viaggi dalla Calabria trasportando valigie e pacchi per Galluzzi, tant’è che questi in carcere, dopo l’arresto, attribuiva la sua cattura ad alcuni atteggiamenti superficiali tenuti da coloro che coadiuvavano ed in particolare al fatto che Donato si era recato più volte direttamente a casa dei suoi in Calabria per prendere i pacchi.

Per ora ci fermiamo qui ma la prossima settimana torno con altri aspetti. Anche internazionali.

1 –to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com