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Eureka: accesso agli atti del Comune di Reggio Calabria – Se si scioglie il Municipio sarà l’inferno

Voglio essere subito chiaro in modo che non ci siano equivoci. Considero (purtroppo, per la rabbia amorosa o per l’amore rabbioso che provo per questa terra che ha dato il 50% del sangue ai miei figli) la Calabria una regione persa. Un cancro per il Paese. Per l’Europa intera. Vogliamo (non) esagerare? Prima o poi del mondo intero. E la colpa è -  a parte le volontarie e interessate connivenze fuori regione - solo dei calabresi. Ripeto: solo dei calabresi.

Dagli anni Sessanta ha esportato massicciamente mafia e ha importato – come il resto del Sud – risorse pubbliche dissipate in mille rivoli senza sviluppo e senza futuro, nella colpevole indifferenza della gran parte di voi, cari calabresi. Ovunque voi siate. Vicini o lontani dalla vostra amata terra.

Ma attenzione: questa è stata (è ancora) la sorte migliore. La gran parte del fiume rigoglioso di denari è andato direttamente nelle tasche dei clan e della politica marcia. Ha arricchito le canaglie e le sanguisughe. I bastardi della miscela esplosiva ‘ndrangheta-massoneria deviata-politica marcia.

Il fiume di denaro – per paradosso mortale - ha impoverito la brava gente che ha rincorso e ancora oggi rincorre le sottane dei politici, per un posto di lavoro che diritto non è. Favore. Ecco cos’è: favore. E il favore in Calabria si paga due volte.

Anche la brava gente – tanta e tanti ne conosco - ha adorato e implorato i politici-boss e i boss-politici e ha venduto l’anima al diavolo. La brava gente ha distrutto per sempre questa terra. Per sempre. La colpa – prima ancora dei “cattivi” - è dei “buoni”, che si sono girati dall’altra parte. Spesso piangendo lacrime vere. Altre di coccodrillo. Ho ancora negli occhi una scena pietosa vissuta anni e anni fa quando sul lungomare di Diamante, ali di folla si aprivano per fare spazio ad un presunto politico che veniva riverito come San Francesco di Paola. Baciamano, implorazioni, tentativi di avvicinarlo, baci e saluti, respinti con il ghigno di chi tutto poteva. Una scena disgustosa che non dimenticherò mai.

Ma quale sviluppo e quale futuro volete che abbia una terra che da Scalea a San Giovanni, da Cassano a Siderno è una colata di cemento soffocante, mare da bere (sic!) come ebbe a dire nel 2008 il presidente della Provincia di Cosenza Mario Oliverio (e per questo reso celebre tanto da girare il mondo) e turismo inventato. Ma quale futuro e quale sviluppo volete che possa avere una regione in cui tra il 70% e l’80% dei commercianti e degli imprenditori paga il pizzo ma il 94% di loro dichiara che a loro il pizzo non lo ha mai chiesto nessuno! Ma quale futuro e quale sviluppo volete che abbia una regione in cui il Porto di Gioia Tauro, ormai gioiello da Monte dei pegni, agonizza e le imprese vivono quasi solo di soldi pubblici.

Ma quale futuro e quale sviluppo volete che abbia una regione in cui i magistrati antimafia si fanno la guerra! Quelli antimafia capite!

Ma quale futuro volete che abbia una regione in cui – come hanno splendidamente raccontato Paolo Pollichieni e i suoi ragazzi del Corriere della Calabria nel volume “Casta Calabra” – la politica non è casta: è divinità che tutto può.

Quale futuro e quale sviluppo volete che abbia una terra in cui il terziario non solo non è avanzato ma è arretrato e in cui la larga banda diventa “banda larga”. Solo che non si tratta di cavi ad alto potenziale di trasmissione-dati ma di gang criminali ad alto potenziale di trasmissione-morte. Ma quale futuro e quale sviluppo volete che possa avere una regione che ha i politici che ha. E che ha la classe dirigente – ovunque – che ha.

Questa Calabria andava (va?) bene a tutti: l’Italia (finora) e l’Europa (fino al 2013) sono due polmoni economici che fanno ingrassare le vacche calabresi e in cambio dell’ossigeno finanziario restituiscono, come una fotosintesi clorofilliana contraria e mortale, voti clientelari. A destra e a manca. In Calabria la distinzione di colore politico non esiste.

L’Italia – proprio in virtù dello scambio asfittico-clientelare – continua (non so per quanto) a tollerare questa regione benedetta da Dio e maledetta dagli uomini. L’Europa, invece, da tempo si è stancata degli “italiani-soppressata”.

Me lo vedo già il calabrese che si incazza per quanto sto scrivendo: ma come si permette? Ma chi cazz’ è ‘sto Galullo per sputare sentenze. Siamo magna pars della Magna Grecia. Siamo la patria di Pitagora e di Gioacchino da Fiore. Siamo la terra di Corrado Alvaro e del giudice Antonino Scopelliti. Siamo partiti con la valigia di cartone e abbiamo contribuito alla ricchezza del nord Italia come alla ricchezza della Germania, del Lazio, come quella della West Virginia, Stato federato degli Usa dove i politici locali ogni anno si recano in pellegrinaggio per vitali (!) accordi bilaterali di collaborazione e grassi mangiate e danze a ritmo di “calabrisella mia sciuru d’amuri tirullaleru, lalleru, la la, sta calabrisella muriri e mi fa”.

Bene cullatevi del passato. Anche io avevo 20 anni, un mare di capelli neri e spalle forgiate dal nuoto. Oggi ne ho 49, tanti capelli neri in cui spuntano sempre più minacciosi quelli grigi e ‘na panza che è possibile accompagnarci la banda del paese spacciandola per grancassa.

La Calabria non è più Pitagora. E’ Pesce. Non è più Gioacchino da Fiore. E’ Morabito. Non è più Telesio. E’De Stefano. Non è più il giudice Scopelliti. E’Condello. E non è più nemmeno il tempo del brigante Musolino. Oggi imperversa Alvaro. Che non è Corrado. Questo è il volto della Calabria – attenzione – non tanto e non solo a Rosarno, Reggio, Locri o Gioia. Ma in Italia. In Europa. Nel mondo. I calabresi continuano a tirare su case e palazzi, negozi e botteghe, imprese e finanziarie. Vero. Solo che non lo fanno più spezzandosi le ossa, vivendo a Via Veglia a Torino peggio dei neri a Rosarno, buttando il sangue e morendo cadendo da un ponteggio. Oggi – per la maggior parte – quei mattoni e quel cemento sono il frutto del riciclaggio e della corruzione. Forse – amici miei – non vi siete accorti che l’economia e la finanza criminale calabrese stanno divorando l’economia sana. Da Torino a Reggio Emilia, da Milano a Modena dove il mio amico Giovanni Tizian, calabrese figlio di calabresi morti per mafia, è costretto a vivere con la scorta. A Modena, capite! A Modena (si veda post del 13 gennaio in archivio).

Queste cose ho detto e scritto mille volte. Ergo: nessuna novità ma è meglio riaffermarli certi concetti. Così, tanto per far capire a certi politicazzi che non arretro di un millimetro di fronte alle loro minacce.

Abbandonata dagli uomini, la Calabria comincia a essere abbandonata anche da Dio, come dimostra anche il viaggio di Papa Ratzinger a Lamezia Terme nell'ottobre 2011. Privo di pathos e colmo di pietas cristiana ma nulla più. Forse, chissà, il filo diretto con Nostro Signore deve aver convinto anche Sua Santità che la Calabria è il filo spinato che cinge la testa della nostra povera Patria (si vedano in archivio i post dell’8 e del 10 ottobre).

VIVA L' ACCESSO

Ma in questo mare di melma in cui soffoca la Calabria ho una speranza. Una speranza in quello Stato che ha dato la forza ad un ministro donna – Anna Maria Cancellieri alla guida del Viminale – di decidere l’accesso agli atti del Comune di Reggio Calabria per verificarne le possibili infilitrazioni mafiose. Sono stato forse il primo giornalista – quasi un anno e mezzo fa! - ad auspicarlo e a chiederlo sulla base non della filigrana ma dell’evidenza di un Comune alle prese con tanti, troppi casi inquietanti. Inutile rievocarli tutti. Sono troppi. E’ impossibile. E comunque l’archivio di questo blog e del Sole-24 Ore tracima dei miei articoli e delle mie analisi su Reggio e sulla Calabria. Paolo Pollichieni scrive su www.corrieredellacalabria.it che la notizia – che loro hanno tenacemente seguito – va gridata. Di più Paolo: va goduta da chi, come me, non è mai arretrato di un millimetro di fronte alle recenti intimidazioni di ogni tipo.

In uno di questi miei articoli auspicavo che la politica tutta calabrese e nazionale, senza distinzione di colore (potete da questo capire quanto il fanciullino ancora alberghi in me) si battesse per l’accesso antimafia agli atti del Comune. Quale miglior maniera per dimostrare la trasparenza di una gestione che è stata per lungo tempo sbandierata come un “modello”? Se lo è, prego. Accomodatevi. Siamo qui per questo. Il Comune è una casa di vetro. Il vetro di Scopelliti Beppe.

E invece sono stato deriso, attaccato, insultato. Risate e attacchi che mi rendono ancor più forte, al punto da chiedere che Nostra Signora del Viminale porti anche un accesso agli atti di altre (e alte) assemblee amministrative. Sarebbe un miracolo e per i miracoli i comuni mortali non sono attrezzati. Quel mio auspicio - limpido e pulito – restò a lungo isolato. Pochi politici tirarono fuori gli attributi per metterli sul tavolo. Tra questi due donne parlamentari: Angela Napoli (Fli) e Doris Lo Moro (Pd). Ivan Tripodi (Pdci), che io ricordi, è stato il primo uomo a chiederlo. Per il resto un’agghiacciante silenzio. Paura e connivenza allo stato puro. Non è un caso che in un comunicato stampa semplicemente spettacolare, ieri il gruppo consiliare Pdl a Palazzo San Giorgio si sia scagliato incredibilmente contro la libera stampa (ancora una volta) Angela Napoli, Ivan Tripodi (irripetibile ciò che si legge) e il Pd (ma quale Pd che non esiste a Reggio!). Un comunicato stampa disperato e disperante. Il tentativo – non sarà l’ultimo – di dibattersi per non morire.

Non so quale sarà l’esito dell’accesso – e pregherò Iddio che porti alla luce la verginità di ogni pagina e di ogni parola di ogni singolo atto – ma so per certa una cosa. A Reggio un potere sta crollando. Non so se troverà le stampelle per reggersi. E anche se le troverà correrà il rischio di trovarle rose dai tarli. Appoggiandovisi, allora, crollerà. Cercheranno tutti – potere politico, magistratura, classe dirigente – di strapparle agli altri le stampelle. Ma il primo che prenderà le stampelle tarlate trascinerà appresso tutti gli altri. Come un domino. Accadrà? Non lo so ma lo spero. Anche se sono certo che la cupola mafia-massoneria deviata-politica marcia ha ancora le sue carte da giocare. Molte avvelenate e le prime voleranno sui tavoli degli uffici giudiziari quando Pignatone Giuseppe sarà volato alla Procura di Roma.

r.galullo@ilsole24ore.com

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Commenti

Caro dottore
Condivido ogni virgola, ogni parola, ogni "passione o rabbia" in quello che ha scritto .
Sicuramente chi avrà l'onestà morale intelluttuale di rispondere solamente alla sua coscenza condividerà; analizzerà soli i fatti e capirà che quanto lei ha scritto è la VERITA'. Ogni calabrese deve avere il coraggio e la dignità di guardarsi intorno e riprendersi la propria vita, il proprio futuro e dare una speranza ai prorpi figli e non ubbidere al padrone mafioso o potentati politoco che sono poi la stessa cosa.
Calabria "amara Terra" , questo articolo è una fotografia reale di quanto è avvenuto e di come è questa relatà. Ma potrebbe e dovrebbe essere uno scrollare le coscenze e provocare una reazione , provocare una rivoluzione culturale che mandi a casa quella banda di politici che hanno distrutto la nostra regione e quella banda di criminali che si sono arricchiti sulle spalle della povera gente. Come tutti i paesi poveri i potenti criminali e poltiici, dosano le speranze da dare alla gente , non ti preoccupare che ti sistemo io il figlio o il parente in questo posto, con gradualità per poter , avere il potere di derteminarne il futuro il destino. Una rivoluzione che incominci nel chiamare criminale chi criminale è, nel definirie un filibustiere che lo è e non invece portarli come "onnipotenti".
La Calabria ed i calaaresi meritano quello che hanno, lo hanno voluto loro con l'omertoso comportamento di girarsi sempre dall'altra parte, con l'oemrtoso comprotamento di dare i voti a criminali e compari vari, con l'omertoso comportamento di aver scavato la fossa in cui la calabria i calabresi saranno seppelliti.
Questà è la verità questa è l'amara verità, piaccia o no ma questo è.
Che questo articolo possa essere l'innesco di una rivoluzione delle coscenze.
Ottimo lavoro, grande coraggio. bravo dr Galullo.
Io purtroppo che calabrese sono mi nascondo dietro uno pseudonimo per paura di dire quello che penso , con una rabbia dentro, in quanto la mia dignità e la mia libertà sono sacrificati per la mia paura.
Grazie
Giuseppe Bottazzi

hahahahahah...grande galullo.
ma continua a sbagliare: il suo paragonare i cognomi delle grandi famiglie di ndrangheta a quelli dei grandi personaggi calabresi che hanno contribuito all'illuminazione del mondo, non regge assolutamente.
lo prendiamo per quello che è, una ottima provocazione. caro galullo, passa vicino al bubbone ma non lo sfiora, dice: ...quale futuro in una terra in cui i magistrati antimafia si fanno la guerra... e che vorrebbe che fossero tutti uniti nel massacro quotidiano contro miserabili cittadini impossibilitati a fiatare? non scherziamo galullo, le carceri sono stracolme di calabresi, colpevoli e non colpevoli, torturati fino alla morte. e questa guerra tra magistrati antimafia è l'unica che consegnerà alla storia l'infame verità calabrese: una verità fatta di falsi pentiti e di processi sommari contro ignari cittadini. il tutto non a tutela della ndrangheta, bensì, a tutela di investigatori, magistrati e politici corrotti. Sono stati quest'ultimi ad avere utilizzato, grazie ad un disegno politico-massonico, i paralitici-disadattati-cialtroni come parafulmine per il proseguimento dei loro affari criminali.

Caro Galullo,
diverse volte mi sono trovato in disaccordo con lei (sui giornalisti in Calabria, ricorda?) però non posso non darle ragione su una cosa, che lei ebbe a dire tanto tempo fa, ossia che i giovani in Calabria sono in trappola, in una trappola per topi. La fuga è la via più indicata: vero. Ma per come è messa l'Italia oggi si fa fatica ad andar via. Il Nord non è più l'Eldorado di un tempo. Scappare al Nord non basta più, bisogna espatriare in Paesi con economie in salute (Germania, Canada, Australia, Brasile) e non è facile.
Cordiali saluti
Marco Galati
marcogalat@hotmail.com

vero ,tutto maledettamente vero! ma io insieme a tanti altri sono una reggina normale,maledettamente normale,che nn si è mai girata dall'altra parte,che nn ha mai dato voti in cambio di,che lavora,che è impegnata politicamente anzi culturalmente nel tentativo di quella rivoluzione culturale di cui parla lei.Che faccio? visto che mi garantisce che la fossa è gia' stata scavata per noi calabresi,mi suicido come ultimo atto rivoluzionario?

Condivivo l'articolo dott. Galullo, ognuno ha quello che si merita. Sicuramente l'abbiamo votata noi questa classe dirigente, ( se possiamo chiamarla classe dirigente). Vede dott. Galullo, molti, non so Lei, scoprono adesso tutta la potenza e l'infiltrazione della ndrangheta nella società e nella finanza, purtroppo noi che abitiamo in Calabria questo lo sappiamo da molto tempo, il problema è: come se ne esce? Cambiamo la classe dirigente si sostiene, come sostiene anche il sig. G. Bottazzi, che però ammette lui stesso usa un pseudonimo per paura di dire quello che pensa, li abbiamo provati tutti, destra, sinistra, centro, acerrimi comunisti, socialisti, fascisti, il risultato è stato sempre lo stesso. Se non riusciamo a cambiare le cose con il voto, con che cosa le possiamo cambiare? Non si cambia! Mi creda, non è solo rassegnazione, è che noi vediamo le cose per quelle che sono. Prenda l'ospedale di Locri, zona dove io abito, cosa è cambiato dopo l'assasinio di Fortugno e la relazione Basilone? E dopo aver speso migliaia di euro per dedicargLi e inaugurare il pronto soccorso alla presenza di alte (?) cariche dello stato e della regione? E' cambiato che ci sono reparti, lo dico per esperienza recente, che i letti sono ancora quelli dell'inaugurazione degli anni "70, le testiere bisogna alzarli a mano ed ancorarli alle tacche presenti,non ci sono cuscini, la pulizia è un optional. Ed altro ancora, come ha detto lei, il lavoro è un favore e le qualifiche lavorative anche. Ormai il problema ndrangheta non è solo calabrese, ma nazionale, la ndrangheta i soldi, da tempo, li ha investiti nella finanza, chissà quante banche hanno la loro partecipazione, e le imprese e servizi, i centri commerciali in tutta Italia? Noi subiamo le conseguenze nefaste di tutto, ma fuori non si ci si accorge che ormai è agli albori la nuova classe dirigente, che sicuramente farà rispettare la legge: la borghesia ndranghetista e mafiosa, che escce dall'università con 110 e lode, che è professionista, che occupa non solo la politica ma la società. Questo noi l'abbiamo già visto negli anni "70 "80. Ed ancora ci dobbiamo firmare con pseudonimi.
Buon lavoro

leggo con angoscia le sue avvincenti parole e sono lieto di vedere che vengono lette con interesse anche da chi crede che quelli in galera siano solo "poveracci"...

Caro Galullo ho 59 anni e vivo a Reggio Calabria sono giornalista e editore,da una vita scrivo, sia su giornaletti miei che su organi di stampa che mi ospitano, più o meno le cose che hai scritto tu. Da dicembre ho realizzato una trasmissione settimanale (Quante Reggio) a Telereggio, giro la città con un collega (Gianluca Del Gaiso) ed un operatore e segnaliamo passo per passo tutto quello che non va: che pena e che disastro! Tengo anche un corsivo giornaliero su un quotidiano, insomma non le mando a dire! Sono purtroppo convinto quanto te che la situazione in Calabria sia ormai irrecuperabile, i danni inferti all'ambiente e al paesaggio sono il frutto dell'attività di una popolazione in larga parte incivile che ha operato in regime di impunità. Anni addietro un coraggioso magistrato, Roberto Pennisi ebbe a dire (parlando di Reggio):“Sino a quando questa città avrà l’aspetto esteriore di un centro abitato appena sottoposto a bombardamento, e non si capirà che ciò è stato voluto ed è voluto dalla ‘ndrangheta proprio perché anche guardandosi intorno il cittadino non avesse la sensazione di essere tale, né sentisse alcuno stimolo per diventarlo, ancora una volta dovremo ripetere di aver fallito”. Non ti nascondo che ho avuto più volte l'opportunità di andar via (e talvolta l'ho fatto), ma non sono mai riuscito a staccarmi definitivamente da questa terra che è la mia terra; ed è proprio questa la differenza caro Galullo, tu parli con rabbia e con ragione ma il tuo cuore non sanguina come sanguina il mio. Quando io sferzo i miei concittadini e maledico la mia terra ho diritto di farlo, tu no! Quando tu, dall'alto della tua tribuna dorata, descrivi la mia terra come fai abitualmente distruggi la reputazione di tutti quelli che come me (e siamo migliaia) operiamo giornalmente con competenza e con passione. I miei clienti e i miei fornitori del resto d'Italia, come vuoi che diano credito a un'azienda che lavora in mezzo alla merda? Eppure sai, io credo che la mia casa editrice non abbia niente da invidiare alle migliori case editrici d'Italia; i miei collaboratori sono bravissimi e lavorano con un entusiasmo che tu nemmeno immagini! E allora caro mio continua pure a denunciare le schifezze ma limitati alla cronaca giudiziaria, sferza il malcostume e la corruzione ma limitati al commento politico, la sociologia mettila da parte non serve al tuo scopo. Per quanto riguarda la politica poi, ti continua a sfuggire un elemento che invece è assolutamente degno di nota. Si tratta della cura omeopatica, somministrata da due esponenti del PD (Demetrio Naccari e Seby Romeo), che hanno portato alla luce la cloaca maxima nella quale è annegato il Modello Reggio di Scopelliti. Senza di loro non sarebbe mai esploso il caso Fallara con tutto il suo incredibile contorno. Hanno fatto una cosa semplicissima (ma sicuramente inedita nell'ambito politico): hanno raccolto documenti inoppugnabili e li hanno portati alla Procura delle Repubblica. Perchè taci su questa storia? Non è forse questo un segnale positivo? Non costituisce una speranza il delinearsi di una classe politica onesta e capace? Lo sai che dal 1993 al 2001 questa città aveva avviato un processo di rinascita, con un sindaco (Italo Falcomatà) carismatico, appassionato e capace che aveva cominciato a rivoltare Reggio come un calzino? Un maledetto destino lo ha fermato, quello stesso maledetto destino che ci rende bersaglio degli strali di bravi giornalisti come te.
Franco Arcidiaco, Reggio Calabria

Caro Arcidiaco e cari lettori commentatori grazie.
Ringrazio per i preziosi contributi (a proposito, dico a Bartolo Iamonte che ovviamente non condivido una sola parola e una sola riga della sua trita e stanca tiritera ma lui lo sa già) ma vorrei soffermarmi sulla lettera di Arcidiaco. La trovo fuori luogo. Caro Arcidiaco se lei non le manda a dire, si figuri io!
La sua tesi è che lei – siccome è di Reggio – può scrivere di Reggio (e piangerne) con i suoi premi Pulitzer sguinzagliati sul territorio. Io no (o almeno, posso limitarmi alla cronaca giudiziaria). Proseguendo con questa teoria io direi che di Gallico possono scrivere solo i giornalisti nati a Gallico. Idem per Archi e andando avanti con questo ragionamento si va all’infinito. Proseguendo con questa teoria possono scrivere di tossicodipendenza solo i giornalisti drogati (o ex) e di alcolismo solo i giornalisti alcolizzati (o ex). Mi dia un consiglio: sono romano di Boccea, di cosa posso scrivere?
Lei può sferzare perché è reggino. Io no. Sic! Lei può maledire la sua terra perché ci abita. Io no perché non ci abito. A parte il fatto che io non maledico la sua terra – se lo vuole fare lei affari suoi – farà piacere ai lettori sapere che con lei è nato il giornalismo territoriale sacro e inviolabile. Ma mi faccia il piacere!
Quanto alla tribuna dorata forse ce l’avrà lei. Anzi, sicuramente l’avrà. Io no di sicuro. Si rivada a leggere quello che hanno riversato su di me e su due colleghi il suo amato Governatore e il precedente Loiero Agazio e decine e decine di politicanti che vi governano. Prima di scrivere si informi visto che ci tiene a dire di essere un giornalista (mi scusi professionista, che è un conto o pubblicista, che è tutto un altro paio di maniche?).
Io, caro il mio sociologo territoriale, non distruggo la reputazione di nessuno. La reputazione ve la distruggete da soli. Senza rendersene conto – forse calamitato dalla scoperta del suo giornalismo territorial/provinciale – cade nello stesso vizio di tutti (e dico tutti) i politicanti della sua martoriata terra: “i giornalisti sono brutti e cattivi perché su di noi scrivono cose brutte brutte”. Non è colpa mia se la cupola affaristico-mafiosa della vostra irrecuperabile regione rende i gatti tutti neri, al buio del dramma che vivete. Non dubito – anzi sono certo - che la sua azienda sia straordinaria ma non si rivolga a me per le sue lamentele. E non si dimentichi che lo spazio alle cose positive che nascono in Calabria viene dato dai giornalisti nella misura in cui meritano; se sono eccezioni non è colpa dei giornalisti!
Infine vorrei segnalarle l’occasionalità – che non fa onore a chi si picca di scrivere su giornali e media; a proposito, quali? Quelli che ieri davano la notizia dell’accesso agli atti nel comune di Reggio in una manchette che per leggerla bisognava avere la lente d’ingrandimento? Una cosa che grida vendetta! – con la quale lei legge ciò che scrivo da anni. E il suo ardire si scopre quando mi invita a parlare della politica di denuncia della sinistra (grazie a lei scopro che esiste ancora a Reggio) e mi chiede come mai non ne ho mai parlato. Forse lei si è perso qualche decina di puntate di quanto ho scritto negli anni tra questo blog, decine di inchieste sul Sole, Radio 24 e i miei libri. Passi un paio di mesi a scoprire ciò che ho scritto (e che mi ha procurato, ad esempio, la Fatwa di Scopelliti e Loiero; una fatwa sia ben chiaro che per me è un onore altissimo) e poi ripassi da me.
Ciò detto la ringrazio di cuore per la sua lettera. Mi piace molto interloquire con chi non le manda a dire. Ho apprezzato il suo tono franco e sono sicuro che lei abbia apprezzato il mio che forse avrà scoperto solo in questa occasione. E’ così da sempre.
Saluti a tutti
roberto

Sono siciliano, anche noi abbiamo di che pensare leggendo le sue parole, scritte credo in un momento solo, come un fiume in piena sgorgato dalla sua penna. anche noi piangiamo per il nostro passato ed anche il nostro presente (leggasi le dimissioni del nostro amato sindaco di Palermo). Gioisco con Lei, ma fino a che non vedo, non credo. Sono siciliano d'altronde.
La seguo da tanti mesi e credo che la sua penna sia una penna nel deserto, ma forse finalmente, il deserto è finito, si vedono i confini, forse. Grazie per le sue indagini, sempre profonde e coerenti con la sua penna.

Da quando la moderazione dei commenti ha lo scopo di pubblicare solo quello che piace all'autore? Lo trovo molto scorretto

Ripubblico il mio commento:
Purtroppo non colgo l'obiettivo dell'articolo. Voleva risvegliare le coscienze dei calabresi? Difficile farlo, con questo sostrato di snobismo "sociologico". Penso che sia davvero facile, oltre che poco originale, unirsi al coro del "EH I CALABRESI! IL CANCRO DELLA SOCIETA'"; ne ho le scatole piene, come reggina, come studentessa, come persona onesta che odia le pratiche tribali ndranghetiste che la circondano, ma al contempo stima e dà man forte ai giovani che si oppongono senza il Suo beneplacito mediatico, di quest’autoreferenzialità cattedratico-saccente e semplificatoria sul cancro che noi siamo. Il Suo articolo non mi ha aiutata, come calabrese, a capire, non mi spiega l'eroismo di tutti i morti calabresi che hanno provato a cambiare la situazione, non mi spiega come sia possibile vivere senza emigrare in un contesto in cui il macro affossa il micro, l'istituzione è mafiosa e l'unico premio sociale deriva dalla furbizia e dalla truffa (roba che peraltro vediamo ogni giorno in terre ben diverse della calabria). Non mi spiega la dimensione dell’individuo onesto. Legga la testimonianza del Sig. Spinelli, imprenditore ex emigrato che a Seminara ci ha riprovato, veda cosa gli è successo; lui ha denunciato, ha fatto tanto, nessuno lo ha ascoltato, eppure è calabrese! Strano, se la colpa è anche della brava gente. Il Suo articolo in che termini lo aiuta? Ci illumini. Lei spara a zero e questo, mi permetta, non è giornalismo. E' supponente e ozioso e disperatamente retorico. E lo dico non perché ritenga che (a scanso di equivoci) non si possa criticare la situazione che viviamo; lo dico piuttosto perché la mafia è un fenomeno complesso, e fomentare il vilipendio collettivo dei calabresi considerati in blocco e senza distinzioni, è il miglior servizio che le si rende: adombra quel che c’è di buono quindi ciò che lo si oppone, adombra le connivenze nelle istituzioni e nelle imprese extracalabresi (non può liquidarle con una parentesi, mette in crisi la Sua teoria che i calabresi tout court sono il cancro), adombra le mancanze rispetto alla tutela dei testimoni di giustizia, è semplificatorio, inoltre relega alla sola Calabria una questione che coinvolge tutta l’Italia.

Grande Galullo!!! Non l'avevo mai letta ma da oggi in poi la seguirò sempre.Sono calabrese e vivo in Calabria. Sono d'accordissimo. Due cose sole: credo conosca Pollichieni molto bene per citarlo più di una volta nell'articolo. Ma la sua storia "un pò così" la conosce? Io credo che non possa essere citato come esempio in un articolo che parla di "affari".Come lei aggiunge cognomi generici senza nome, posso aggiungerne io uno? Ecco l'articolo è un manifesto di verità che farò mio eccetto Pollichieni. Secondo: manca la prescrizione della medicina che pure al malato terminale si deve obbligatoriamente somministrare, una radicale potrebbe essere: visto che il medico/stato non adempie ai propri obblighi si dovrebbe sciogliere anche il parlamento per mafia?

Caro Giuseppe benvenuto tra le migliaia di lettori.
Due cose rapidissime: 1) non ho mai conosciuto in vita mia Pollichieni che però conosco come giornalista da tempo. Non appena sarà possibile lo conoscerò personalmente. Ogni giornalista ha la propria storia che non sta a me giudicare. Io - oltre a saper leggere il mio mondo dell'informazione - guardo ai fatti e i fatti, oggi, dicono, che il suo giornale e il suo sito hanno pervicacemente seguito la vicenda di Reggio e hanno proposto altre storie di grandissimo interesse. Debbo dire che il giornalismo d'inchiesta che fa il Corriere della Calabria non lo fa in Calabria nessuno. Conosco personalmente alcuni redattori (come Roberto De Santo che cito perchè lo ho portato al Sole-24 Ore come collaboratore dalla Calabria 10 anni fa quando ero caporedattore e coordinatore editoriale dei dorsi regionali) e hanno veramente le palle. Ciascuno poi ha la propria opinione sugli uomini. Io, per esempio, sono stronzo e non guardo in faccia a nessuno.
2) Quanto alla necessità di sciogliere il parlamento per mafia le ricordo ciò che ho già scritto: i mircoli non appartengono agli uomini.
cari saluti
roberto

le ricordo che in calabria hanno arrestato per ndrangheta ultimamente un giudice che era paladino dell'"antindrangheta" il giorno dopo che aveva tenuto una conferenza di tal genere. Non mi sorprenderei che anche il giornale calabrese in questione, visto i precedenti "affari", conoscendo le varie radicazioni e la ormai annosa querelle che contrappone il pollichieni e lo Scopelliti (già creatore del modello(mafia)reggio). Se siamo sul piano della narrazione generica anche io genericamente da calabrese non mi fido. Ogni volta che esce fuori un paladino antindrangheta, alla fine vien fuori che il tutto era funzionale ai suoi interessi politici, economici, lavorativi ecc...Terra irrecuperabile,dove per un articolo "a rischio" pagano 2cent a carattere. presto anche io, come tanti laureati, andrò all'estero. In un mese si son già trasferiti 5 amici laureati....e non per scelta.

Caro Roberto Galullo, il suo articolo è fortemente "razzista" e pieno di luoghi comuni. Le sue parole rappresentano per me, dei personali insulti, in quanto lei generalizza sul "calabrese" parlando anche di me e rendendo la mia immagine come lei la descrive. Avvertirò le autorità competenti a visionare quanto da lei scritto, poichè a mio parere sto insultando in modo razzista e indiscriminato ogni persona calabrese.
Potrà o meno, censurare questa mia risposta, tanto le autorità compiranno ugualmente il loro lavoro.

Cordiali saluti, nella speranza che quando qualcuno la contatterà lei non dica come i nostri politici, che non voleva dare questo messaggio e chiedere dunque scusa.

Con disprezzo
Oscar Damiano Tarantella

Oscar Damiano Tarantella,
censurarla? Al contrario: continui pure. Il suo disprezzo per me è motivo di orgoglio. Sfido lei e chiunque lei voglia a dimostrare il razzismo in un articolo che esordisce dicendo che analizza con rabbia amorosa o con amore rabbioso la situazione di una regione che ha dato il 50% del sangue ai propri figli? E' razzismo un servizio che dice che la tanta buona gente è costretta a piegarsi alla cupola mafioso affaristica? Dovrebbe vergognarsi per la maniera ignobile in cui mi definisce razzista. Mi critichi, mi insulti, mi minacci ma non mi si permetta di darmi del razzista. Mi contrasti sul piano dialettico se riesce.
Luoghi comuni? Me ne indichi uno, please ma soprattutto - visto che mi insulta con il peggiore degli insulti che un uomo può ricevere, almeno secondo la mia visione della vita e forse non della sua - me ne confuti uno se è in grado.
Il razzismo non appartiene certo a chi le scrive. Quello che per lei è razzismo per me è libertà d'opinione e di pensiero su una terra devastata dalla mafia e dalla politica marcia calabrese, sotto gli occhi dei calabresi che si sono voltati dall’altra parte. Anche i migliori sono costretti ad andarsene, come testimoniano anche alcuni dei giovani commentatori di questo servizio. Lo chiami razzismo: è una sua personalissima teoria che personalmente ripudio e aborro. E termino come ho iniziato: io, giornalista democratico e libero, non censuro ma soprattutto mi fortifico con il suo disprezzo.
E' lei che deve chiedermi scusa.
roberto galullo

“italiani-soppressata” l'ha scritto lei e non di certo io.
E comunque in merito al "razzismo" le incollo l'articolo 3 della costituzione, nel caso lo abbia dimenticato:

Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Lei cosa esalta nel suo articolo? Quale futuro propone con le sue parole? Io, leggo esclusivamente accuse (giustissime) ad una classe politica che ci ha realmente ridotti alla miseria, ma leggo un altrettanto forte pregiudizio dovuto prevalentemente a motivi "geografici" di natalità. Leggo un accomunare comportamenti mafiosi solo perchè nato alle stesse coordinate geografiche di altre persone. La discriminazione è anche questo. Generalizzare e mortificare i giovani calabresi non migliorerà certamente nessun contesto in calabria, anzi, inizio a comprendere che se siamo in questa condizione è proprio per l'opinione conformistiche che la gente ha del Sud grazie anche a persone che scrivono questo genere di cose. Lungi da me a dar torto al suo discorso politico, che condivido pienamente, ma per quanto riguarda il discorso sociologico lei ha peccato in pieno e qualunque mio coetaneo e concittadino legge il suo articolo, condivide il disprezzo per la situazione politico-mafiosa ma prova altrettanto disprezzo per le sue parole generalizzanti su una giovane società che è stanca di sentirsi dire "mafiosa" o "suppizzata".

Altro che razzismo, quello che Lei ha scritto è condiviso da una minima, molto minima, parte dei reggini. La maggior parte fa finta di indignarsi, storce il naso ma, all'occorrenza, non disdegna, in camera caritatis, di interloquire con persone di malaffare.A Reggio, signori cari, così è se vi pare. Non tutti; però molti... troppi. In altri momenti storici ed in contesti più ampi ed importanti, l'hanno chiamata zona grigia:la corposa maggioranza di chi si volta dall'altra parte tra un'indignazione ed un pettegolezzo...
Ad ogni modo, per non dimenticare la buona creanza:
Salve dr. Galullo e ben tornato! Finalmente torna a scrivere di cronaca calabrese; meglio:reggina.
La sensazione che traspira dal suo articolo è sentimento quotidiano per i sudditi (si si, sudditi) di Reggio Calabria: O conosci il re e gli alti dignitari (?) di corte o stai zitto e buono. E non si tratta di grandi principi e diritti, ma di servizi e beni essenziali. Molto tempo fa - amministrazione Scopelliti - spuntò un manifesto del PDL con cui si pubblcizzava la tanto sospirata soluzione del probelma acqua, esortando a ringraziare il sindaco Scopelliti. "Rinngraziare?!!?" pensai io "ma non si tratta di servizio idrico pagato salatamente?!". Si ,salatamente, perché il manifesto era farlocco: non era stato risolto alcunché, l'acqua rimaneva salata! Anzi, nel mese di Dicembre 2011 è mancata per tutti i giorni festivi in molte zone del centro cittadino (eehh, i sindaci passano ma i problemi rimangono....).
Comuqnue, questa benedetta commissione è, al fine, giunta, ma...Lei ha qualche speranza? Speranza seria, fondata, intendo! Lei conosce bene le trame fitte e solidali tra loro di questa città: pensa che non saprann fare filtro se non, addirittura, muro (di gomma)? Io aspetto l'esito finale, sperando non sia la solita comica.
P.s. qui nessuno si illude di poter più vantare il patrimonio degli avi greci. Le eredità, soprattutto quelle morali e culturali, infatti, devono essere esercitate nel tempo per poter essere tramandate. Da queste parti, gli unici esercizi perpetuati riguardano una retorica trita, stantìa e vuota. Altro che Magna Grecia! Questa, oramai, è la città di "mi ndi ncrisciu e mi ndi futtu" (Nicola Giunta* dixit)
Gianluca Lucisano
* poeta reggino e grande conoscitore della "regginità"!

Aggiungo che non ho dato del razzista alla sua persona, ma alle sue parole.
Ha dato un'etichetta ad ogni calabrese inquadrando la coordinata geografica con un atteggiamento e un modo di essere. Non voglio mica insultarla, come lei ha fatto indirettamente con me definendomi "Un cancro per il Paese !"

Cordiali saluti,

Oscar Mannarella

Tarantella (o Mannarella, come si firma ora? Evviva la trasparenza!),
l’esame di diritto costituzionale l’ho passato da anni e ancora sono in grado di insegnarle che nulla ha a che vedere con quanto ho scritto. Se lei non è in grado di capire che la critica è rivolta ad un sistema e non al singolo calabrese onesto (sapesse quanti ne conosco!) nei confronti dei quali va tutto il mio rispetto io non so davvero più cosa dirle. Aspettavo che nascesse lei per saper distinguere il grano dal loglio! Se riconosce la legittimità delle mie critiche a chi vi ha messo in questa condizione e a chi si è girato dall’altra parte, cosa va cercando? I paradossi giornalistici – “italiani soppressata” - non sono generalizzazioni né razzismo: sono critiche sferzanti non contro il singolo ma contro un sistema che è sotto gli occhi di tutti e che, proprio a causa dei drammi che vivete e che io descrivo da anni (lei se ne accorge solo adesso), vi rende spesso, agli occhi dell’opinione pubblica (nazionale ed europea) tutti uguali anche quando eguali non siete. E’ colpa mia o di chi vi ha portato a questo straordinario risultato? Lei chiede a me quale futuro propongo con le mie parole? E da quando un giornalista deve proporre un futuro a un popolo? Non è compito mio. Comunque la rinvito a leggere i commenti. Lei – finora ma non escludo che altri, errando, la seguano – è l’unico a definirmi razzista. Le critiche le accetto ma questo no. E pertanto, lungi dal percorre la strada dell’odio e del razzismo,le ripeto che sentirsi offesi anziché riflettere sugli errori (tanti) dei calabresi è un errore.
Roberto Galullo
p.s. Ma lei è lo stesso Oscar Damiano Tarantella che nei forum scrive, a esempio, il 10 ottobre 2010, alle ore 12.04 su facebook in un forum di studenti reggini: “si può scrivere di tutto, mica siamo in dittatura!”. Sa che condivido proprio questo pensiero!
E, mi scusi sempre la curiosità, è lo stesso Oscar Damiano Tarantella che, sempre ad esempio, il 1° febbraio 2011 scriveva alle 0.44 in un altro forum “Tina, vivere in Calabria è difficile solo per le persone oneste. Siamo totalmente sprovvisti di servizi (eppure le tasse le paghiamo) siamo completamente sprovvisti di lavoro, ma la cosa più grave è che mancano totalmente i sindacati…” Anche questa sarebbe generalizzazione e razzismo secondo questo ragionamento: io conosco sindacalisti che in Calabria rischiano la vita. E ho usufruito anche di servizi che funzionano erogati da persone capacissime. Ma senza dubbio non è lei quell’Oscar Damiano Tarantella. E’ solo un incredibile omonimia. Anche perché nell’ultimo commento si firma Oscar Mannarella. Mah!

Sn calabrese e nelle parole del dott Galullo leggo un sincero ed accorato invito rivolto a noi reggini, e cmq più in generale calabresi, a voler rialzare la testa per iniziare una nuova Primavera Reggina.

Cara Dionisia,
stia calma, si rilassi. Prenda una camomilla e stia serena. Il suo commento era finito – non so come – in un'altra sezione del mio blog e ora che mi è apparso non solo lo pubblico ma lo commento. Forse – pavlovianamente – il suo riflesso è stato indotto dalle abitudini della sua terra che spesso fanno della censura uno stile di vita.
Anche lei – come tutti coloro i quali si avvampano – mi critica senza sapere (e potere) confutare una sola cosa di quelle che scrivo. Del resto non è possibile, non può: le ho fatto un elenco infinito di storture che riguardano la sua amata regione: dalla presenza della mafia alla presenza dello Stato deviato, dai pm antimafia che si fanno la guerra ai fondi pubblici ed europei spariti, dalla politica marcia alle imprese mangia soldi pubblici. Vuole che continui? Solo che – quando questo è necessario ripeterlo per un filo logico di ragionamento - non vi piace sentirvelo dire e ripetere. Vi arroccate dietro quello che io non solo so ma che conosco da tempo: la Calabria onesta che resiste. E chi lo nega? Forse io! Si sbaglia e si sbaglia di grosso. Vede, verosimilmente giovane ed ingenua fanciullina, sono anni e anni che descrivo la Calabria che funziona (poco in vero) e quella che non funziona (tanto in vero). Solo che lei - da lettrice occasionale – tutte queste cose non le sa. Nulla di male per carità. Allora vada prima a vedersi la mia ampia pubblicistica in cui la polifonia di voci c’è (quando serve) e poi ripassi.
E su ciò che ho scritto sullo scioglimento del Comune di Reggio – cuore del ragionamento – perché state tutti zitti? Me lo dica lei giovane sociologa.
E una cosa ancora: anche lei sta leggendo i commenti che arrivano dai suoi corregionali? In confronto io sono buonissimo. I suoi corregionali descrivono una realtà peggiore di quanto potrebbe fare chiunque sia armato di malafede (e non è certo il mio caso). Spiace mi creda, l’arrocco e le accuse di razzismo rivoltemi da latri, quando invece questa è una liberissima piazza in cui dirsene anche di tutti i colori ma portando fatti. I suoi dove sono? Un imprenditore calabrese che resiste? Ma sapesse a quanti ho dato voce (ripeto: voce) nella mie trasmissioni su Radio 24!
Ciò detto un’ultima annotazione: anche lei non sente non dico il dovere ma la pudicizia di dire: effettivamente nel nostro modo di ribellarci qualcosa non va. E per vivificarle un sussulto di dignità e dubbio la invito a riflettere su quella che è la ribellione siciliana e quella campana in ampi e diversificati settori della società. In Calabria non c’è nulla di neppure lontanamente paragonabile nonostante siano tante, tantissime le persone per bene. Mi creda, forse ne conosco più di lei visto che sono 25 anni che frequento la vostra terra.
saluti

Spero che lei abbia letto anche nello stesso post dove parlo con Tina, l'altra mia affermazione "meglio non essere dotati di una buona dialettica che ESSERE MAFIOSI". Io e lei, nonostante lei mi reputa inferiore, la pensiamo allo stesso modo e forse io, con un po di rabbia in più . Le ripeto che non l'ho mica insultata di razzismo, ho semplicemente espresso una opinione su un testo che inizia dicendo che il calabrese è il male del mondo e che queste espressioni, per quanta giustezza ci sia dietro, mi ricordano le scuse tedesche per lo sterminio degli ebrei. Non sto dicendo che lei è razzista, non mi permetterei mai, ma ho semplicemente fatto notare che l'uso di un certo linguaggio non è corretto, non per il singolo come giustamente dice, ma neanche per la collettività che oggi vuole scrollarsi di dosso proprio queste etichette. Chi ha colpe è giusto che paghi, nessun buonismo per i mafiosi e chi li sostiene, credo che abbia capito che condivido il suo pensiero. Per quanto riguarda i giovani, io lo sono. Non volevo emigrare e l'istituzione universitaria invece mi ha costretto a farlo (perchè non cerca il mio articolo a proposito di questo??e anche le repliche ricevute, che si sono rivelate TUTTO FUMO E NIENTE ARROSTO, dopo false promesse) ho perso un lavoro, precario, ma unica fonte di reddito e con un figlio e una moglie oggi è davvero difficile, sopratutto perchè mi trovo a fare spola fra Reggio e Genova (vicine vero?) per riuscire a completare i miei studi universitari.

Mi dispiace il fraintendimento causato dalla mia impulsiva reazione al suo articolo, non ho nulla contro di lei ne contro il suo lavoro, ci tengo solo a migliorare l'immagine di un popolo troppo martoriato e che oggi ripeto è stanco di etichette.
Perdoni la mia scarsa dialettica,

Cordiali saluti

Oscar

Il sarcasmo saccente venato di (non ci dica il contrario) raffinato razzismo e autoapologetico, con cui fa continui riferimenti al nesso "provenienza geografica" - "qualità morali" anche nel suo commento (tipo, il riflesso pavloviano associato alla mia terra, ecc) conferma la mia critica.

Non posso criticare una sola cosa di quello che scrive? Direi proprio di no. Trovo molto dubbi i parallelismi, meglio, i paradossi kitsch e arbitrari tra gli illustri calabresi del passato e gli infidi attuali – si tratta di un’operazione retorica autoreferenziale e gratuita dal facile effetto presso il lettore qualunquista; ma soprattutto l'operazione logica e morale che presiede alla definizione (e a tutto il suo sostrato ideologico) di "italiani soppressata" imprenditori dell'export mafioso universale.
Finché fa i nomi e i cognomi non possiamo che appoggiarla. Finché parla di fatti non possiamo che seguirla con interesse e attenzione. Ben vengano analisi su situazione terribile che viviamo. QUando invece spara a zero, generalizza e di nuovo stabilisce un nesso tra le qualità morali e la provenienza geografica, con "cadute di stile" di cui l'espressione "italiani soppressata" è un clamoroso esempio, allora perde di credibilità, e siamo alla fuffa non al giornalismo. Una fuffa tanto più pericolosa in quanto fomenta i luoghi comuni amici dello status quo della calabria, con gli strumenti potenti della comunicazione mediatica con sopra il sigillo autorevole del Sole24ore.
Proprio il suo invito ai “fatti” è contraddittorio. I fatti sono che tutti questi mafiosi sono calabresi, certo, ma le conclusioni logiche non sono fatti, sono conclusioni logiche arbitrarie: “i calabresi sono il cancro della società!”. Mi dica, ha una foto che possa ritrarci questi “fatti”?

Sullo scioglimento del comune non dico nulla perché ha adempiuto al suo dovere giornalistico. Quello che definisce “cuore del ragionamento” è l’unico aspetto che si salva del “ragionamento”, perché informa.

Che non “ci” (perché parla al plurale? Io parlo per me: di nuovo, il blocco sociale indistinto!) / mi piaccia sentirmi dire le storture che attanagliano la mia terra, ciò è fuor di dubbio, come non piace a nessuno – credo – ; ciò non significa che non faccia dell’informazione su quanto mi accade intorno una costante delle mie giornate; ma attenzione è proprio questo interesse a farmi arrabbiare di fronte ad articoli come questo. E’ proprio perché sono interessata all’informazione – checché ne dica lei - che malsopporto le facili operazioni concettuali infamanti che informazione certo non sono – e mi creda, non è un mio problema caratteriale, è qualcosa di oggettivo.

Non credo di dovermi sentire manchevole rispetto al non aver passato i miei giorni a leggere l'ampia letteratura che lei ha prodotto sull'argomento (sappia anzi che rientrava il suo blog tra i link del mio e che l’ho seguita spesso altroché), ogni articolo è una cosa a sé e per giustificarsi e legittimarsi deve ricorrere a se stesso; non può chiedere a tutti i lettori di leggere tutto quello che ha scritto per dare un senso a ogni tassello del suo mosaico letterario; non è che siccome informiamo sempre una volta possiamo permetterci di non informare indulgendo a opinioni soggettive di carattere offensivo. Lei in questo articolo, ripeto, mostra disprezzo per una categoria sociale (che per lei è anche morale, ecc) e ciò è tanto più grave in quanto si tratta di un blog molto seguito, che gli altri conterranei - non tutti per fortuna - si affrettano ad applaudire.

Rida, dall'alto dei suoi 25 anni di esperienza; l'aria sprezzante che mostra nei confronti della popolazione calabrese intesa come blocco sociale indistinto non è migliore della mia rabbia. Come lei mi invita a rilassarmi, io invito lei a mitigare tanto disprezzo che ha poco di giornalistico e poco di professionale.

Infine l’autocritica della ribellione è oggetto di costante discussione fra noi giovani calabresi,e continua indignazione: ma lei (per parafrasare il suo commento), questo, non lo sa. Non è nella sede sprezzante che lei ci offre che i calabresi devono interrogarsi sulle modalità della ribellione.

Infine, riguardo al paternalistico-sprezzante “fanciullina” lo rimando cortesemente al mittente: il fatto che sia donna e che sia giovane le ispira le stesse operazioni logiche di cui sopra: stavolta, lo stereotipo della fanciullina.

Caro Oscar
ora la seguo volentieri nei suoi ragionamenti. Come vede il fine ultimo è lo stesso: scrollare una terra che entrambi amiamo
saluti

Cara Dionisia (a proposito Dionisia chi? Io ci metto faccia, nome e cognome. Lei un nome. Un po’ pochino mi pare),

oh il sarcasmo c’è eccome, non fingo mica sa quando scrivo ma guardi che non c’è alcun raffinato razzismo, al contrario è dire in faccio ciò che penso: nella sua terra e spesso in tutto il sud la censura delle diverse opinioni, soprattutto quando sono scomode e non allineate, è purtroppo un dato di fatto. Se ne faccia una ragione. Le piaccia o meno. E’inutile che provi a fare raffinati discorsi sociologici. Se non avesse purtroppo a che fare con questo non si sarebbe mai permessa di strillare come un’aquila che non le pubblicavo il commento! A me lo viene a dire! Ma crede davvero che abbia timore a confrontarmi con chi – come lei – non riesce a mettere in fila un ragionamento uno per contrastare quel che io penso e liberamente esprimo sulla sua terra (fino a che ci sarà democrazia).
Io generalizzo? Io ho raccontato circostanze e fatti incontrovertibili altro che generalizzazioni. E non da ieri: ergo sa come la penso se, come dice ma non ci credo, legge da tempo ciò che scrivo. E saprebbe quanti fatti – altro che facili operazioni mediatiche! – ho messo in fila in questi anni. E lei con cosa risponde? Con un pistolozzo lungo quanto la circonferenza del globo terracqueo in cui non sa altro che dire cose che non ho mai detto (i calabresi sono tutti mafiosi) ed è ovviamente costretta a notare – solo ora ohibo! – i fatti che ho analizzato (da tempo, signorina, da tempo) su Reggio. Si arrabbia però se qualcuno le fa notare che la Calabria oggi – nell’opinione pubblica – non è più quella culla della civiltà di un tempo ma ben altro (ciò che ho descritto). E’ quello il vero volto della Calabria? Ovvio che no anche se lei mi attribuisce questo pensiero. Ma – ripeto – in Italia e nel mondo la Calabria mortale prevale sulla Calabria vitale. Non è vero? Riesce a dimostrare il contrario? Non è forse un cancro quello di chi, nella vostra terra, non ha portato sviluppo ma ha mangiato e drenato risorse? Vuole una foto? Ce ne sono migliaia: basta che si fa un giro nell’area industriale (probabilmente non sa nemmeno dove è) di San Ferdinando. Capannoni costruiti nel deserto che non hanno dato un posto di lavoro. Non è cancro quello? Come lo chiama gentilmente? Innocente e casuale (casualissima) distrazione di risorse? La sua terra è piena di questo apra gli occhi e se è piena vuol dire che c’è una metastasi! Una metastasi che chi ha distrutto la sua regione (morta per sempre che se ne accorga o meno) sta esportando in tutta Italia e in Europa perché riciclare soldi sporchi e insanguinati vuol dire far morire l’economia legale e spegnere le società. Ma dove vive Dionisia non-so-.chi, dove vive! Potrei continuare ma mi fermo perché mi sono annoiato e si annoiano i lettori. Ora basta e chiudo qui. Dunque non dica che la censuro: non posso continuare a leggere quello che è il suo pensiero già espresso e io a riaffermare le stesse cose. E mi raccomando, quanto alla autocritica interna a voi giovani (lei, che non legge ciò che scrivo ma coglie solo quello che vuole non si è nemmeno accorta che fanciullino è un termine, positivo, che ho usato anche per descrivere me stesso) continuate a farla. Intanto la Calabria muore. Che le piaccia o meno. Che io le piaccia o meno.

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