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Ho un sogno/1 Calabria senza calabresi: Costituzione sospesa e commissari “italiani” (o sventolerà la canottiera secessionista)

Che Dio mi perdoni – come sapete infatti, di ciò che pensano gli uomini mi interessa poco – ma anche io ho un sogno per il 2011: la Calabria senza i calabresi.

Se mi seguirete fino alla fine (dedicherò due articoli al tema) scoprirete che il mio è un atto d’amore per questa terra e soprattutto per l’Italia intera.

Da ben 22 anni frequento e studio questa regione e da molti anni la descrivo e la racconto per professione e ogni volta che penso che sia stato toccato il fondo debbo ricredermi. Questa è una terra che non conosce fondo. E non conosce vergogna.

Nonostante i sofismi di alcuni analisti locali questa terra è – salvo miracoli - irrimedibile.

Anzi: il tempo non potrà che peggiorarne la situazione. E la data della fine è sull’etichetta virtualmente posta a Villa San Giovanni, futuro pilastro del (futuribile) Ponte: 2013.

In quell’anno (alle porte), i fondi europei, finora elargiti dalla mala-politica e pappati a quattro ganasce dalla cupola massonico-politico-‘ndranghetistica calabrese, cominceranno rapidamente a scemare fino ad annullarsi o quasi.

Tra due anni la Calabria sarà uno yogurt: o verrà mangiato in tempo dalla politica italiana così da digerirlo e acquistarne uno nuovo a più lunga scadenza o sarà talmente acido e mortale da essere sputato dall’intera Italia e dall’Unione europea, che di certo non vorranno morirne per avvelenamento.

 LE PREBENDE CHE ALLUNGANO L’AGONIA

L’anima nera della Calabria sa che potrà contare su altre due prebende che potrebbero allungare il tempo della (fittizia) conservazione: i fondi del decreto Reggio (vera e propria manna dal cielo che finora ha portato musica in piazza per rincoglionire le menti e zero sviluppo) e quelli che potrebbero venire dal Ponte sullo Stretto, che non c’è ancora ma per il quale la ‘ndrangheta, la politica marcia e la imprenditoria collusa hanno già mosso gran parte delle pedine (si vadano a vedere alcune società di servizi che sono sorte e che per il momento sono scatole vuote pronte a riempirsi al momento giusto).

Queste due prebende allungheranno l’agonia e, si badi bene, questo alla ‘ndrangheta non frega assolutamente nulla. Dopo aver asfissiato la regione anche nel più piccolo e “babbo” paese persino dell’entroterra cosentino, da decenni la ‘ndrangheta parla spagnolo con accento sudamericano, portoghese con cadenza brasileira, francese, inglese, tedesco, russo. E per chi fosse rimasto fermo al provincialismo italiano (a partire dai politicanti che ipocritamente fanno finta di aver scoperto la ‘ndrangheta al nord grazie a Vieni via con me), gli uomini delle cosche parlano ligure, valdostano, lombardo, piemontese, toscano, veneto, laziale, emiliano, romagnolo.

HASTA LA SECESSIONE SIEMPRE!

Gli investimenti delle cosche non conoscono confini geografici e – come ho già scritto in questo blog il 27 luglio e il 19 novembre 2010 - le mafie se ne infischiano della secessione. Anzi. Spaccare in due l’Italia facilita i compiti perché diminuisce i centri di potere a cascata che caratterizzano la politica e la burocrazia, sui quali esercitare il proprio potere (con le buone o con le cattive). Meglio, molto meglio la secessione che il federalismo, troppo complicato da capire e digerire e la ‘ndrangheta Spa (51 miliardi di fatturato all’anno come testimonia uno studio che l’Istituto Demoskopika non ha mai voluto diffondere, chissà perché) non ha tempo da perdere. Uè, terun d’un calabrot, gli affari sono affari. Parola di ‘ndranghetista!

Alla ‘ndrangheta che domina l’edilizia in Lombardia, Piemonte, Liguria e Lazio, che controlla il narcotraffico da Amsterdam a Bogotà passando per Gibilterra e l’Africa, che regola i flussi delle merci agricole da Rosarno, passando per Fondi fino a Milano o che ricapitalizza imprese da Bucarest a Toronto passando per Caracas, cosa volete che gliene fotta del futuro della Calabria e dell’Italia?

Se il registro non cambierà, dunque, le cosche (dalla Sicilia alla Campania) saranno ben felici di veder sventolare la puzzolente canottiera secessionista che Umberto Bossi e la sua cricca indossano sempre sotto la giacca con il fazzoletto verde-ramarro nel taschino.

LA DEMOCRAZIA SOSPESA

L’editorialista del Corriere della Sera, Angelo Panebianco, recentemente ha scoperto l’acqua calda, paventando sostanzialmente, nel Sud e dunque in Calabria, la sospensione dei diritti costituzionali e la cacciata di (quasi) tutti gli amministratori pubblici.

Non posso che dirmi a malincuore d’accordo con questa idea primordiale e terrificante che – pur non essendo fortunatamente Panebianco – avevo già declinato 14 mesi fa su questo blog chiedendo però che la Calabria venisse quasi completamente commissariata da “non calabresi”: dal più piccolo Comune al più sperduto ospedale pubblico (si veda in archivio l’articolo del 9 ottobre 2009). Con la contemporanea forte presenza dello Stato che deve “occupare” questa terra sottratta alla democrazia e alle leggi dello Stato (come del resto gran parte del Sud e, via via, accadrà con il resto della Penisola). Ma la Calabria non è più “un” problema. E’ “il” problema dell’Italia e dell’Europa.

Non c’è nessuna “idiozia razzista” in questa proposta (come qualcuno blatera) che potrebbe essere applicata anche ad altre zone del Sud, dove però, a differenza che in Calabria, la coscienza e la resistenza civica e civile sono dotate di anticorpi che permettono di fare in qualche modo fronte alla cultura mafiosa e lasciare il varco aperto alla speranza. E’ solo una presa di coscienza: la Calabria non può farcela da sola. O viene aiutata – fosse anche dai caschi blu dell’Onu – o rischia di trascinare l’Italia nel baratro. L’Italia non può correre il rischio di calabresizzarsi all’attuale velocità e se l’Unione europea non aprirà gli occhi, si sveglierà presto a pasteggiare con ‘nduja e Cirò senza sapere perché.

LA PUNTA DELL’ICEBERG

In Calabria la politica non è in grado di riformarsi. Non abbiamo fatto in tempo a lasciare una giunta e un consiglio regionali tra i più inquisiti e fetidi della storia calabrese che, zacchete, un filone di inchiesta della Procura antimafia di Reggio Calabria ha portato in gattabuia il consigliere regionale Santi Zappalà, uno dei tanti pizzicati in processione a San Luca presso la cosca Pelle e ha scoperchiato una parte (infinitesimale) della politica alle dipendenze dei boss.

La Dda di Reggio ha scoperto la processione dei candidati perché aveva infilato cimici e telecamere dappertutto. Si profilava come il colpo investigativo e giudiziario del secolo in Calabria ma una mano maligna (che ha nomi e cognomi negli ambienti che gravitano nel magma putrido dei servizi segreti deviati che qui da sempre pascolano a proprio agio) ha stroncato la segretezza e ha fatto sì che in fretta e furia si arrestassero nei mesi un pugno di scalzacani e si mandasse all’aria un’operazione che oltre a Zappalà avrebbe tirato, come un rosario laico, altri e ben più importanti grani.

Volete che la dica tutta? La politica in Calabria è Zappalà: a destra, al centro e a sinistra. E badate bene che non mi assumo il compito di giudicare chicchessia (tantomeno Zappalà) giudiziariamente. Per quello ci penserà la magistratura e gli eventuali processi.

Mi riferisco alla pressoché totale assenza di etica, morale, trasparenza e principi di legalità nella politica della Calabria. Il più pulito ha la rogna e chi è pulito davvero è un’eccezione destinata a scappare, morire o desistere.

La politica calabrese e l’imprenditoria deviata (si veda quanto sta accadendo da anni in Confindustria Reggio Calabria) non possono troncare il cordone ombelicale con la ‘ndrangheta: se lo facessero morirebbero e questo lusso non se lo possono permettere. Anzi. Le vecchie classi dirigenti hanno infettato dello stesso virus le nuove e oggi le leve politiche che si affacciano alla politica locale sanno che le regole sono quelle: prendere o lasciare. Chi tenta la sorte lo fa a proprio rischio ma, soprattutto, pericolo.

Per il momento mi fermo qui ma nelle prossime ore mi soffermerò sulle ultime mosse della politica calabrese che dovrebbero far capire anche ai sordi che in questa terra i sui esponenti ignorano totalmente il concetto di bene pubblico. Senza distinzione tra destra, centro e sinistra.

1 – to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com

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Commenti

Complimenti per l'articolo mi è piaciuto molto. Purtroppo questa terra, bellissima, non si risolleverà mai. Il problema è culturale: spiace dirlo ma le nuove generazioni hanno ancora radicato in testa il germe marcio che ha falcidiato fin'ora l'intero sud. Per intenderci un giovane calabrese direbbe che lo "zappalà di turno" è l'eroe buono che qualcuno vuole incastrare, la colpa è solo dello stato...
Che dire, mi fa rabbia solo pensare a quanto questa terra che avrebbe moltissimo da offrire sia devastata da tale marciume. Ed è inutile negarlo, anche la gente che incolpa le mafie, soprattutto per paura, ma anche per impotenza ne è accondiscente, è parte integrante del sistema che a parole ripudia.
Le rinnovo ancora i complimenti per l'articolo, ben fatto!
Figlio di emigranti calabresi

Questo articolo susciterà molte reazioni. Siamo in presenza di un'analisi dura forte , un pugno nello stomaco. Secondo me vi sono due punti di osservazione :
a) il giornalista dice il vero; racconta fatti, scrive analisi figlie di un passato e di un presente, che hanno fatto si che questa regione fosse "il Problema" dell'Europa oltre che dell'Italia ?
b) il giornalista scrive stupidaggini, scrive offese ed ingiurie su una regione con problemi ma con un futuro prospero e ben delineato ; dove i cittadini hanno certezza del loro "domani migliore"?
Capire ed essere consapevoli da quale punto di vista si affronta la questione è determinate; questa analisi è una lucida analisi, forte e cruda o è un attacco razzista immotivato spregiudicato ed offensivo verso una regione con speranze e futuro?
Io credo che ogni calabrese di buon senso onesto con se stesso e con i propri figli sa bene come stanno i fatti. La visione appannata e distorta di una calabria di festini e "cotillions" non è reale.
La verità di chi vuole guardare avanti, di chi si preoccupa del domani , di chi spera di dare un futuro ai propri figli in questa terra è sotto gli occhi di tutti.
Dobbiamo avere l'onesta intelletuale di ammettere che in questi decenni la nostra regione si è sempre di più isolata, marginalizzata; da un lato le altre aree del paese sono cresciute e la Calabria, la sua economia, e "l'asticella" della legalità sono andate indietro.
Dobbiamo avere il coraggio di guardarci allo specchio e vederci per come siamo, poi analizzare il perche siamo così.
Guardare al passato analizzare il presente ci porta a fare delle riflessioni dei forti "mea culpa" e capire cosa dovevamo fare e non abbiamo fatto.
Aver delegato ad altri la rappresentanza dei nostri diritti, aver consentito che nei decenni una classe politica, tutta, indegna pensasse ai propri interessi anzieche alla collettività è nsotra resposanbilità. L'omertà, forse anche giustificata, di uno Stato che è stato ed a volte è complice di un sisitema illegale di un "antistato" forse non ci giustifica ; anzi non lo fa affatto, visto il disastro che si è combinato.
Ora credo che prendere la durezza dell'analisi del dr Galullo, e fare in modo che susciti una reazione nella maggioranza dei calabresi che sono persone per bene , che porti ad una forma di ribellione di rinasciata forse può essere utile; piangerci addosso ed definirci vittime di chi parla male di noi è un errore che non porta a niente se non ad aggravare di più la nsotra situazione. Il domani il futuro è dei nostri figli , la nsotra regione così come è allo stato non garantisce nulla a nessuno e quindi stiamo , ognuno di noi, facendo il biglietto per far emigrare la nostra gioventù per altri posti, per un futuro diverso e lontano.
Cordiali Saluti
Antonino De Masi
imprenditore calabrese

per me da questo articolo traspare una completa incapacità di analisi e una superficialità di fondo ammalata da un razzismo stupido e senza senso

...sante parole. Io sono calabrese, amo la mia terra e vorrei che avesse la forza per risollevarsi da sola.
Purtroppo non è così: mancano gli uomini.
Da almeno 6 anni io non esercito il diritto di voto: a destra, al centro e a sinistra la storia è sempre la stessa, non ci sono uomini che meritino il voto della gente onesta.
Credo che ogni calabrese onesto accetterebbe molto volentieri un commissarimaneto.

Un modo per salvare la calabria e l'italia ci sarebbe.
Due mosse due.
Legge sullo scambio di voti.
NUOVA
Ora c'è reato solo se si baratta il voto con soldi se invece si cambiasse la legge aggiungendo a denaro la dicitura "altra utilità" sarebbe la fine delle clientele.
Ovviamente tali scambi dovrebbero essere scoperti ed ecco la seconda mossa:
Far funzionare la giustizia.....
Ampliamento degli organici giudiziari
Inanzitutto coprire i buchi d'organico nelle procure e nei tribunali periferici (che ora arrivano a "scoperture" dell'organico standard di oltre il 75%) e possibilmente aumentare il personale sia della magistratura che degli addetti semplici.
Sblocco del turno-over per le forze dell'ordine e anzi aumento degli assunti.
Una vera guerra al crimine....
Sono scoperte dell'acqua calda, ma è difficilissimo fare le cose facili.
Parola di Nicola Gratteri


ma ha ragione lei Galullo questo non succederà mai, la calabria è irrecuperabile.

Pessimisticamente
Francesco Caroselli

Qual'è il problema? Basterebbe togliere i magistrati collusi,le forze dell'ordine colluse, i politici collusi e la manovalanza mafiosa si estinguerebbe da sola anche se dal momento che siamo 4 gatti il problema è risolto, in quanto tolti questi, di calabresi onesti e non ne rimarrebbe nessuno.Purtroppo, a de Magistris lo hanno annientato e di Pignatone ce ne uno solo.

P.S. dimenticavo la parte più importante e pericolosa di questa terra:l'ottanda percento di massoni, il vero cancro.

l'articolo riporta molte verità.
Ogni volta che torno in Calabria o leggo di politica, è come se rivedessi il film del grande Totò "siamo uomini o caporali".
Cambiano i partiti, le bandiere, i tempi, ma le persone che dirigono la politica sono sempre le stesse. E quando si vede un nome nuovo è più vecchio (dentro) dei sui predecessori.
La politica in Calabria è l'economia. Le attività imprenditoriali realmente produttive sono rare, tutto gira intorno agli appalti pubblici ed al "posto" pubblico. O sei con loro o contro di loro e quindi emigri in cerca di fortuna.

Sono d'accordo con De Masi. Ma la Calabria e il calabresi hanno le fette di patate sugli occhi e nessuno capirà la provocazione di Roberto Galullo. (Sich!!!!)

Questo articolo è leghista al 100%. si generalizza e si insultano milioni di persone. Non esiste un unico Sud come non esiste un'unica Calabria , ci sono contesti diversi ed è sbagliato generalizzare.
traspare un certo disprezzo per la Calabria con questa frase:"si sveglierà presto a pasteggiare con ‘nduja e Cirò senza sapere "..mah...

Il mondo è bello perchè è vario caro Italiano,Lei ha espresso un giudizio su questo articolo che è l'esatto contrario di ciò che pensano altri lettori, compresa la sottoscritta. L'articolo del Dott. Galullo è un'impietosa ma lucidissima analisi della realtà calabrese e sicuramente non traspare dalla sua lettura, a mio avviso, alcun tipo di disprezzo. Anzi, tutt'altro.... Io ci leggo un disperato grido d'amore verso una terra splendida che non ha via d'uscita. E che, nonostante tutto, tenta di salvare, anche con una forte denuncia. Solo un meraviglioso atto d'amore. Non generalizzi Lei caro Italiano, ci sono opinioni diverse e tutte rispettabili, anche la Sua. Ma non solo la Sua.....

Tanti auguri di Buon anno caro Dott. Galullo, Le auguro un 2011 pieno di gioia e che si realizzino tutti i suoi sogni.
Livia

Sono calabrese,ma concordo totalmente con Galullo per questo dico che la vera offesa fatta alla Calabria è quella di chi ci ha ridotto così,facendoci diventare la regione più povera d'europa,quella con il tasso di disoccupazione più alto,dove fare impresa è una chimera,dove la Costituzione viene inapplicata per buona parte(se non totalmente) e dove vivere e lavorare onestamente diventa ogni giorno sempre di più un'utopia...per questo mi piacerebbe tanto sapere da italiano quali sono questi diversi contesti che ci sono in Calabria,ammesso che esistano

Penso che l'analisi non faccia una grinza, anzi...è abbastanza indulgente e contenuta....Dott. Galullo, ma quanti saranno i consiglieri regionali, che in Calabria si fanno chiamare onorevoli, che hanno fatto processioni varie? Il "governatore" già sindaco più amato di Reggio C., è stato votato con una percentuale mai vista con voti lombardi? o con voti del sistema-Calabria? Forse il consiglio regionale andrebbe commissarriato e forse si dovrebbe indagare su tutto il consiglio e amministrazione regionale?

Dr. Galullo perché le do ragione?
Oggi siamo in un epoca dove nella societa' civile, specie in quella calabrese, si verifica quello che si verificava con le monete d'oro e le monete di bronzo. La moneta cattiva scacciava quella buona, ossia non la voleva nessuno. L'oro e l'argento non sono valori e principi utilizzabili dai noi calabresi. "Noi" preferiamo mediocrità' e tutto quello che e' oro o argento non siamo in grado di commerciarlo nelle nostre relazioni, nei nostri progetti e nel nostro modo di essere. Tutto questo trova spazio e diffusione nella società calabrese e si può intravedere in tutti i tratti caratteriali della nostra persona: gelosia, voglia di potere, incapacita' di essere grati a chi fa del bene e tanto altro.
Ma lei Galullo" lo sa che tanti giovani che hanno studiato fuori ed hanno conseguito le lauree presso le migliori Università fuori della Calabria sono ritornati e qui e si sono dimenticati di tutto proponendo all'interno delle loro aziende le più meschine forme di organizzazioni commerciali. Con questo voglio solo evidenziare che il problema di oggi in Calabria risiede nella crisi di valori, priincipi e progetti di vita da parte della classe di persone che dovrebbero essere " sane". Chi sta a gurdare ossia i giovani e le nuove persone del domani non possono vedere altro se non il modo marcio e meschino di operare nelle aziende, nelle istituzioni ed anche in un bar.
La moneta cattiva scaccia quella buona.

La saluto e la ringrazio per la sua splendida attenzione ai difficili problemi della Calabria.

Caro "italiano" ho dei seri dubbi che lei possa definirsi tale. Ma dove vive? Cosa c'entra la Lega in questo articolo? Dov'è la generalizzazione in questo articolo? Mi scusi ma ripeto, lei dove vive?
Mai più realistica sarebbe potuta essere questa analisi, è ora di svestirci tutti di questa falsa ipocrisia. La Calabria è morta e se si deve ad ogni costo iniziare una guerra. Si, una guerra. Una guerra perchè la 'ndrangheta e le logiche politico-massoniche non si sconfiggono con una trasmissione tv o una finta discussione in parlamento.

Questo si che potrebbe cambiare le cose. Per il nostro bene, perchè il bene della Calabria è il bene di tutta l'Italia-

Iniziamolo come si deve questo 2011, iniziamo col fare qualcosa di più simile possibile all'idea del dott. Galullo.

Edgardo Lamolinara

Grazie per questo articolo provocatorio, Dott. Galullo, serve per riflettere sullo stato dell'arte di questa povera Calabria.
E' vero, il colore caratteristico del nostro operare è il grigio che non vuole essere accondiscendenza ai potenti di turno ma semplice tentativo di coltivare il nostro piccolo orticello senza accorgerci che davanti a noi vi sono distese di praterie. E' la nostra assurda individualità e sfiducia che ci fa operare in un'ottica di breve periodo per il nostro piccolo guadagno personale senza o non volendoci accorgere che chi ci permette questo piccolo guadagno lo fa per tenerci sotto scacco. Siamo rimasti all'epoca dei nobili latifondisti dell'800 quando si stava tutti davanti al cancello della loro villa in attesa di una loro concessione.
Non credo che la strada da Lei proposta, quella cioè di affidare il governo della mia Calabria a burocrati non calabresi, possa cambiarne le sorti per le seguenti ragioni:
1. La storia dell'Unità d'Italia insegna che i burocrati esterni vengono ad amministrare non nell'interesse della Calabria ma per loro fini cercando di andarsene al più presto
2. Non credo che nelle regioni del nord e del centro, eccetto qualche eccezione, l'interesse pubblico sia sempre e solo l'obiettivo primario nel governo della cosa pubblica
3. La Democrazia crea nel suo corpo gli anticorpi necessari solo grazie all'autogoverno della cosa pubblica.
Le propongo all'ora la seguente alternativa: Noi gente di Calabria diamo il meglio di se appena usciti dalla nostra regione poiché liberi dai condizionamenti e dalle posizioni dominanti che in pochi hanno sul nostro territorio. Perché a questi nostri conterranei, ormai liberi e sopratutto consapevoli del loro saper fare non gli si propone, attraverso incentivi economici per chi vuole intraprendere o aumenti di stipendi per i dipendenti pubblici che operano in altri enti regionali o statali disponibili a gestire la cosa pubblica calabrese, di tornare al fine di contribuire alla crescita della loro terra e non di quella degli altri? Oggi in Calabria abbiamo bisogno di esempi positivi per rompere il grigiore quotidiano.

ma chi glielo ha detto, gentile dott. Galullo, che la gente calabrese voglia essere liberata? chi le da la certezza che la gente calabrese sta male? la 'ndrangheta garantisce benestare "sommerso" alla maggioranza della popolazione calabrese. provi a farsi un giro sulla via marina di reggio calabria e si metta a contare le fuoriserie parcheggiate. Forse nemmeno a Montecarlo se ne possono contare tante.

Dall'esterno potrà sembrare che il calabrese soffra di questa situazione, ma non è così. il calabrese medio gode di questo stato di cose perchè la 'ndrangheta garantisce una qualità della vita di gran lunga superiore a quella che può offrire lo stato, che di fatto non offre nulla se non fame e miseria.

dice bene il procuratore della repubblica pignatone quando afferma (in un'intervista di ieri) che l'unico modo per combattere la connivenza tra i colletti bianchi e la ndrnagheta è quello di rendere antieconomico il legame tra le imprese e la ndrangheta stessa.

ma come fare a rendere antieconomico questo legame, se ci si ricorda della Calabria solo quando bisogna raccogliere voti. Infatti Lei caro dottor Gallullo fa bene a sottolineare la sporcizia nauseabonda della politica locale, ma trascura il fatto che la Calabria è bacino di voti anche a livello nazionale e chi vuole voti in Calabria sempre dagli stessi deve andare a parlare...

In definitiva: possiamo sdegnarci e inorridire quanto vogliamo. Ma le nostre resteranno sempre parole inutili di fronte ad uno stato di cose che in modo del tutto NATURALE garantisce alla ndrangheta quella linfa vitale necessaria ad andare avanti. Ma la ndrangheta a differenza dello Stato non si limita alle promesse ma ha la capacità di trasformare le parole in fatti.

E perchè fare gli eroi se l'alternativa è una fuoriserie parcheggiata in via marina? Di eroismo continuamo a far riempire la bocca gli impiegatucci di milano e i giornalisti di Roma... ben nascosti dentro i loro uffici, che noi calabresi continueremo sempre a vagliare tutte le alternative a nostra disposizione

Un calabrese emigrato (senza fuoriserie) fiero e stanco di avere costantemente il dito puntato contro

la calabria può farcela, ma la politica non deve cercare aiuto basterebbe ridurre lo stipendio dei consiglieri a 2.500,00 al mese per iniziare...e successivamente non approvare leggi elettorali che consentono i doppi e tripli incarichi.....in fine più STATO nel senso vero.


'U paisi i Giufà
Chist’è ‘u paisi undi si perdi tuttu,
aundi i fissa sunnu megghiu i tia,
‘u paisi 'i “m’incrisciu e mi ‘ndi futtu”
e tutti i cosi sunnu “fissarla”…”

…E, ssi vò sapiri n’atra 'i cchiù,
chistu è ‘u paisi 'i “scindi e falla tu”!

Aundi c’è ‘nu rittu disgraziatu:
“né ieu cuntentu, ne tu cunculatu”!
Pirciò non resta chi ‘nu fattu sulu:
mi iti tutti e mma faciti ‘an culu!...

Traduzione in italiano
Il paese di Giufà
Questo è il paese dove si perde tutto
dove gli sciocchi sono meglio di te,
il paese di " mi annoio e non importa"
e tutte le cose sono "sciocchezze"...

E se ne vuoi sapere un'altra in più,
questo è il paese di "scendi e falla tu"!

Dove c'è un detto disgraziato:
nè io contento, nè tu consolato"!
Perciò non resta che un fatto solo:
che andiate tutti a faverla nel c...!
 versi scritti dal poeta reggino Nicola Giunta

Caro dr. Galullo,
vorrei, ma non posso darle torto. Sono calabrese e dopo diverse esperienze in città del nord, per amore di questa terra, sono tornato a vivere qui. La mia esperienza e gli studi fatti, mi fanno ritenere che il senso civico, il rispetto delle regole, il senso del dovere e l'attaccamento al lavoro, non sono il semplice risultato di lezioni teoriche che puoi imparare a scuola o in un corso di formazione; sono valori di vita vissuti e tramandati con l'esempio e l'insegnamento dei tuoi formatori, in primo luogo la famiglia.
Proprio su questa ultima formazione vorrei soffermarmi; la cellula di base di ogni società. Ecco, secondo me la famiglia è stata l'anello mancante della corretta educazione dei componenti dell'attuale società calabrese. O per converso, è stata il cardine fondamentale della formazione "malata" o amorale per dirla come E.C. Banfield. Voglio dire che se tu educhi i tuoi figli facendogli intendere che tutto ciò che fai a favore della famiglia e dei suoi componenti è morale, anche se illecito e prevarica diritti altri; se fai intendere che ti deve importare solo ciò che rientra all'interno delle quattro mura domestiche, svilendo il minimo impegno civile, crei un'insieme di famiglie, non una collettività.
Tutto ciò, secondo me, unita a quella cosa chiamata ndrangheta e una classe politica sporca ed affarista, ha creato ed alimentato il mostro. Adesso il mostro vive e prolifica con facilità poichè nel tempo ha trovato terreno fertile e spianato anche per l'assenza di coraggio di una popolazione (parlo di quella sana, che per fortuna esiste) che non ha avuto la determinazione e la forza di trovarsi, riunirsi e farsi sentire.
Solo recentemente ci sono stati timidi segnali di risveglio civile (vedi movimento Reggio Non Tace).
Pertanto la sua proposta anche se provocatoria, io la prendo sul serio perchè amo veramente la Calabria e i calabresi, che sono persone piene di buoni sentimenti e di vera ospitalità.
Ma allo stato attuale, non possiamo uscire da soli da questa situazione, non ci sono le persone giuste al posto giusto e mille elezioni non farebbero cambiare la sostanza; si deve passare obbligatoriamente per un commissariamento, necessario a risvegliare coscienza e consapevolezza di poter essere diversi, migliori.

Dr.Galullo lei e' e rimane un giornalista in gamba.Ha aperto i riflettori sul danno prodotto dai superparassiti di stampo politico-mafioso che la Calabria da anni partorisce.Lei ha un modo di comunicare intelligente e acuto a volte lancia provocazioni per il gusto di ricevere piu' informazioni dettagliate.Il suo giudizio sui calabresi e'volutamente relativo .In realta'si sta' per concludere un periodo politico storico decadente con una presa di coscienza reale dei problemi da risolvere come del resto in tutta Italia.
Le risposte della procura di Reggio Calabria il primo segnale.La ndrangheta con i suoi accordi politico- massonici non e' invincibile.
dr.Pasquale Montilla

No,no,no! Proprio non ci siamo. A tutto sono disposto a credere, da calabrese "convinto" ma non che la colpa dei mali della Calabria siano i calabresi... anzi! Lo sa di chi è la colpa? Di chi non permette alla Stato di fare lo Stato, di chi scende a patti con i criminali, magari in un locale intitolato a Falcone, di chi viene in calabria solo per farsi un bagno e commette inciviltà che nemmeno si sognerebbe di fare dove vive, di chi, come lei, si permette di gettare fango su tutto e tutti, non distinguendo, o non volendo distinguere tra il bimbo e l'acqua sporca. E se le sue sono provocazioni costruttive per smuovere le coscienze, ce le poteva proprio risparmiare, a noi che lottaimo da qua, in prima linea, ogni giorno, dal posto di lavoro o dalla sedia di Presidente di un consiglio comunale sciolto per presunte infiltrazioni mafiose. La guerra, se davvero la si vuole vincere, si combatte sulo campo, e sempre con la convinzione che le leggi, lo Stato, la legalità alla fine l'avranno sempre vinta. Dal nostro lavoro dipende solo il quando, chi ci crede davvero non ha dubbi sul "se". Come si permette di dare la colpa di quello che è provocato proprio da chi condivide il suo pensiero su un popolo che sta dimostrando, nonostante tutto, nonostante lei, di potercela fare? Mettendo sul piatto, non un libro con lo sconto, ma la pellaccia, che nel mio caso penso che valga qualcosina in più! Se davvero ci volete dare una mano per cambiare, veniteci a trovare e vedere in quali condizioni lavoriamo, noi amministratori calabresi che vorreste far sparire dalla faccia della terra (magari con l'acido, e poi i mafiosi siamo noi)!!! Le piaccia o no coi calabresi anche lei dovrà fare i conti: dipende da lei se, con la convinzione, l'impegno ed il ragionamento, magari con la Costituzione in mano, saranno dalla parte giusta, o ancora, purtroppo, in quella sbagliata, dove li hanno relegati i saputoni come lei. Con la speranza che la presente le apra un po la mente e la coscienza, la saluto cordialmete.
Carmine De Vita.

Guardi Carmine De Vita,
io non so se lei è il presidente del consiglio comunale di Parghelia nella mafiosisissima provincia di Vibo, sciolto per mafia nel 2007.
Se è lei - educazione vorrebbe che ci si qualificasse - le consiglio di fare un respiro e calmarsi. Magari bere una tisana.
Le spiego alcune cose.
Punto primo: se la Calabria è a questo punto la colpa è principalmente dei calabresi. Può sbraitare anche in aramaico ma è cosi. Punto.
Punto secondo: gli atti di inciviltà che lei addebita a chi visita la vostra regione (io giocofoza la frequento da 22 anni) sono addebitabili innanzitutto ai calabresi e ai suoi amministratori (del resto ognuno ha ciò che si merita). Basti vedere lo sventramento cememtizio sulle vostre coste, la sporcizia sovrana che regna nelle vostre montagne e nei vostri mari, le demenziali concessioni edilizie, le ruberie da 488, i sovvenzionamenti pubblici a perdere, il turismo dequalificato e via di questo passo.
Punto terzo: io mi permetto di scrivere ciò che voglio e non ho certo bisogno della sua autorizzazione. Quanto alla pellaccia ce la metta pure. La politica non è un mestiere, è una scelta. Se non se la sente scenda dalla bicicletta e pedali come tutti gli altri. Ma non ne faccia un titolo di merito, se è in politica è perchè l'ha deciso lei, non perchè glielo ha imposto il Padreterno.
Io la mia faccia la metto con la firma e con ciò che scrivo. Non le sta bene? Cambi blog e canale. Soffrirò un nano-secondo ma poi mi consolerò con uno Stock 84.
Punto quarto: nessuno vuol far sparire i calabresi dalla faccia della terra nè sciglierli nell'acido. Questi deliri forse sono frutto dei fumi dei brindisi dell'ultimo dell'anno.
Punto quinto: la presente (che suppongo sia la lettera che ha scritto) mi ha aperto mente e coscienza. Ha ragione. Ora, infatti, sono ancor più convinto di quello che ho scritto.
Quanto al resto della sua lettera, mi perdoni, ma non ho tempo di inseguirla nei suo ragionamenti
Buon lavoro
roberto galullo

Salve, mi presento brevemente, sono Marco Barone, di professione sono legale attualmente in Bologna .
Sono nato a Tropea, ho vissuto a Vibo per anni, ho lottato con il partito del PRC contro la 'ndrangheta in Calabria e Vibo, ecc ecc ecc.
Veniamo al dunque della sua provocazione, perchè credo altro non sia.
La Calabria senza i calabresi sarebbe come avere l'Italia senza italiani e così via all'infinito.
E' vero che la Calabria da sola non potrà mai farcela ma è altresì vero che se da 150 anni le cose continuano così dei motivi sociali, culturali, politici ed economici ci saranno.
In Calabria si investe poco, non girano i capitali che caratterizzano il nord est per esempio.
Poche opere come il porto di Gioia Tauro, l'A3, ed il ponte, ma strutture utili per la spartizione dei fondi comunitari, dei relativi appalti tra i mafiosi e politici.
SI dice sempre che lo Stato non è presente in Calabria.
Falso.
lo Stato in Calabria è la malapolitica e la 'ndrangheta.
Lo Stato legalitario invece non è messo nelle condizioni di poter lavorare e reprimere il fenomeno e ciò non è deciso solo in Calabria ma nelle sale del potere,quelle romane.
La sola repressione non è utile per sconfiggere un fenomeno secolare. Si deve investire nella formazione, nelle scuole, ciò succede raramente ed i fondi mancano.
In Calabria i calabresi onesti ci sono, esistono, molti hanno anche commentato sul suo blog la situazione personale e non solo, penso a Pino per esempio.
La Calabria è una terra enorme ma non arriva ai due milioni di abitanti. Si trovano più calabresi in giro per l'Italia che in Calabria, e quello che oggi accade è una cosa pessima ovvero che dove vedi calabresi pensi quasi automaticamente che li ci sono mafiosi.
Si sta verificando praticamente quello che un tempo accadeva con i siciliani emigrati in America ovvero siciliano uguale mafioso.
La situazione è tragica e delicata.
Cosa fare in Calabria?
rivoluzione sociale e culturare niente di più niente di meno, ma tale rivoluzione deve partire dai calabresi onesti e non dall'esterno.
Il fattore secessione la voglia d'indipendenza in verità per esempio in Sicilia esiste da tempo, in Calabria prenderà piede solo se le cose continueranno in questo modo e non credo passerà ancora tanto tempo.
Calabria con calabresi onesti, ma con il supporto di tutti.
Ci si deve chiedere oggi perchè solo ora si parla di'ndrangheta?
Perchè solo ora tutti questi libri, articoli, programmi tv ecc?
Perchè?
Quando si parla di un fenomeno che per decenni è rimasto nasconsto vuol dire che questo fenomeno ha iniziato a creare fastidio a qualcuno che conta...
Massoneria? chissà...

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